PICCIOTTO, LA LIBERTA’ SI PUO’ CONQUISTARE CON LA MUSICA!

Ciao Picciotto grazie per il tempo che ci dedicherai per rispondere alle nostre domande partiamo dal facile come stai? 

Ciao a tutt*. Questa è la domanda che più mi mette in crisi in realtà… Posso dirvi che sto lavorando come non mai musicalmente. Su me e su altri 9 progetti musicali che fanno parte del roster della label Lo Stato Dell’Arte che ho appena creato. Quindi stimoli e stress sono fedeli compagni quotidiani. Dormo poco, mangio male e ho poco tempo per prendermi cura di me. Ma dopo un anno e mezzo di stop forzato causa pandemia potevamo sprofondare o rilanciare, io ho scelto la seconda accollandomi ogni aspetto delle conseguenze.

Da poco sono usciti due brani “Manila e” AMhardcoreD” ti va di parlarcene? 

È stata una lunga gestazione. Il periodo pandemico ci ha messo a dura prova e così, scavando dentro me, mi sono accorto che le mie due anime, quella più speranzosa e incentrata sulla prospettiva futura e quella più “scura e consapevole”, magari legata al passato, scalciavano forte entrambe per venire fuori. Nel presente qui e ora. Per questo ho deciso di accontentare entrambe in maniera speculare e parallela fregandomene delle logiche del mercato. È stata una liberazione.

In “AMhardcoreD” ci dici “il primo stronzo che mi ha fatto crescere ora che non so più chi sono so chi non voglio essere”, chi sei sicuro di non voler mai  essere? 

Credo fortemente negli esempi che ci forgiano. Io stesso da genitore e da educatore avverto una sana responsabilità anche nella musica che propongo e dagli esempi sbagliati ho imparato tanto. Non voglio essere disonesto. Non voglio dire di no con un si. Non voglio mettere “la polvere sotto il divano”. Voglio potere guardare dritto in faccia chiunque senza provare imbarazzo e imparare ad affrontare ogni problema pensando più alle soluzioni che al piangermi addosso.

Sempre in “AMhardcore” ci canti “se il passato ci tormenta e se il futuro ci spaventa la libertà è nella tua testa”, ti tormenta più il passato o  la paura del futuro? 

Entrambe sullo stesso piano. Spesso mi sento accerchiato ma credo sia una questione transgenerazionale legata a chi preferisce farsi delle domande piuttosto che spacciare risposte a tutto. Questo ritornello vuole essere un mantra, in primis per me stesso, per imparare a godere del presente.

Hai dedicato “Manila” alla  tua prima figlia, come è cambiata la vita artistica e non da quando hai “messo su famiglia”? 

Quando si dice che i figli ti cambiano la vita è vero. E in meglio. Personalmente è cambiata la percezione del tempo, di come lo spendo. E ho smesso di “pensare da solo” perché so che ogni scelta che faccio passerà anche da ciò che ricadrà sulle mie figlie. Ci ho messo 13 anni per scrivere “Manila” perché vi assicuro che non è per niente semplice scrivere ai propri figli. È un’operazione a cuore aperto. Musicalmente Manila è stata subito svezzata sin da quando scalciava nella pancia della mia compagna all’ascolto dei bassi di vecchi provini poi diventate canzoni. È stata in tour con me e la mia band diverse volte, in fascia ma furgone, e se ci ripenso avverto un senso di incoscienza e coraggio allo stesso tempo. Vederla ballare sotto il palco ai miei concerti è forse la cosa più bella che la musica mi ha regalato e ancora oggi ci confrontiamo molto su ogni cosa che compongo, ho scoperto tanti gruppi attraverso lei e viceversa. La musica l’ho sempre intesa come una maniera sana di legare le generazioni.

In “Manila” un passaggio lirico ci canta “soldi che non basteranno mai”, se è vero che i soldi non fanno la felicità cosa fanno? 

Sicuramente aiutano a “comprare fette di tranquillità”. Io non mi sono mai sentito degnamente riconosciuto nei guadagni rispetto all’impegno profuso nelle mie attività sociali e musicali. Ma se l’avessi fatto solo per i soldi sarei un’altra persona, e probabilmente non lo accetterei. Non ho mai avuto l’obiettivo di uno status economico da ostentare. Mi basta ottenere un livello di sostenibilità che mi faccia sentire in equilibrio con gli sforzi che quotidianamente compio.

Essere artista a Palermo, quali sono le difficoltà che si possono affrontare nel percorso? 

Sono difficoltà ataviche legate a mancanza di luoghi deputati alla musica, di figure professionali e di investitori sul campo. Il talento non è mai mancato e la “scena” è sempre meno frastagliata in quest’ultimo periodo. Ho avuto il privilegio di suonare dappertutto e girare tanto attraverso la musica per poi tornare più carico e condividere il meglio appreso con e per la mia città. Oggi ho “fatto pace” con Palermo, accettato che c’è un precedente da creare che ci trasformi in un polo musicale affinché un talento non sia costretto ad emigrare per fare musica. Può essere la mia esperienza quel precedente? Chissà, nel frattempo tocca “sporcarsi le mani”. A Palermo non puoi permetterti di essere “solo un artista di talento”. Devi saper mettere lo stesso impegno e stimolare la conoscenza anche in campo organizzativo e manageriale se vuoi crescere insieme alla città. E creare rete con chi condivide lo stesso amore per il cambiamento sociale attraverso la musica. È una prassi fondamentale. Il vero valore aggiunto che può darti l’essere nato qui.

Se ti diciamo “Lo stato dell’arte” tu ci dici? 

Rivoluzione. Questa la prima parola che mi viene in mente. Il nostro è un metodo atipico di fare musica. Condividiamo tutto. 10 musicisti di genere, età, percorsi e attitudini diverse ma complementari che si siedono ad un tavolo per tracciare ogni step di produzione. Il pubblico ascolterà la musica prodotta, noi sappiamo quanto lavoro c’è dietro e quanto sia importante collettivizzare le riflessioni su un testo proposto, su un arrangiamento, sulla preparazione ad un live. Siamo una “palestra” dove le differenze diventano virtù dalle quali attingere, formarsi, crescere e stimolarci a vicenda. Non ci servono “mosche bianche”. Crediamo fortemente nel gruppo, nel metodo, e questa è la nostra formula che pensiamo possa far risaltare ancor di più ogni singolo artista del roster.

Domanda extramusicale :  se avessi la possibilità di diventare immortale accetteresti questo dono dal destino? 

Lo accetterei se potessi restare “Picciotto” a vita. Mi spaventa molto invecchiare. E siccome so che non andrà così provo a lasciare un piccolo segno “d’immortalità” sul pianeta attraverso la musica.

Per concludere questa nostra intervista ti invitiamo a salutare e ringraziare tutte le persone che vuoi salutare e ringraziare 

Ringrazio e saluto tutt* coloro che hanno avuto la curiosità di leggere quest’intervista, voi di Exclusive Magazine che me l’avete proposta perché è sempre un privilegio potersi raccontare. E ringrazio infine coloro i quali si fanno domande, non si accontentano di analisi superficiali ma sanno scavare nella profondità di ogni rapporto imparando ad ascoltare e ad ascoltarsi.

Intervista a cura di JdOnTheBeat!