JESS, IL NUOVO SINGOLO NASCE DA UNA NOTTE INSONNE!

Jess

Partiamo come al solito chiedendoti come stai in questo periodo.In questo periodo sono in ripresa, sia per quanto riguarda il corpo che la mente. È un risveglio di primavera reale e simbolico: sento in qualche modo di star uscendo da questi ultimi anni così strani. “Non ci sta” è il tuo nuovo singolo uscito il 1 di Aprile su tutte le piattaforme. Come nasce questo brano?“Non ci sta” nasce alle 4 di una notte insonne in cui, tra gli altri pensieri che offuscavano la mia mente, aleggiava anche l’improvvisa consapevolezza che in quel periodo io piangessi più di quanto riuscissi a ridere. È così che è nata la prima strofa che parte proprio così “piango più di quanto rido…”, con una registrazione vocale a bassa voce fatta nel mio bagno. È in qualche modo collegato al tuo precedente singolo “Nulla” o lo hai pensato e scritto in circostanze diverse?L’ho scritto nello stesso periodo, quindi in qualche modo i due singoli sono per forza di cose collegati. Ma le emozioni da qui partono sono diverse. In una parte del brano dici: “Mi hai illusa di avere un posto dove stare sicura”.Quindi volevamo chiederti: qual è il tuo concetto di “posto sicuro”?Non lo so neanche più, ci illudiamo di avere delle comfort zone in cui rifugiarci e poterci sentire legittimati a fare “il nostro”. Questa frase nasce dalla consapevolezza opposta: non esiste un posto sicuro, è un concetto da dimenticare, almeno per quanto mi riguarda. “Fingo di essere guerriera ma ti mento” è un’altra frase che troviamo all’interno del brano.Secondo te perché al giorno d’oggi si tende a “nascondere” le proprie fragilità agli occhi degli altri?I social giocano un ruolo fondamentale in questa dinamica. Se dobbiamo mettere la nostra vita in vetrina sicuramente siamo propensi a mostrare la “merce” migliore, proprio come succede per un negozio. Siamo diventati attività, dimenticandoci di essere persone, con delle fragilità insite e bellissime. Questa canzone è un modo per ricordarmi che ci sono un sacco di momenti no, situazioni che gli altri non vedono e non vedranno mai, che mi rendono quello che sono: una guerriera ma con armatura di pigiama (rosa).Momenti che non cancellerei mai, senza i quali non sarei io. Il brano parla anche delle paure che si presentano quando ci si ritrova a dover guardare in faccia la “verità”. Credi che arriva un punto nella vita in cui però questo diventa necessario e non si può più rimandare?Si, anzi credo che questi momenti siano molteplici e che arrivino nelle nostre vite a cadenza regolare. Non è uno il momento della verità, ne viviamo parecchi anche quotidianamente e hanno la stessa forza di uno schiaffo in faccia. La vera sfida è reagire con umiltà e coraggio. In “Non ci sta” possiamo cogliere tra le righe una sorta di “incertezza” sul futuro. Quindi, se ti chiedessimo come immagini la tua carriera tra 5 anni, cos’è che ti verrebbe in mente? La musica ti sta aiutando ad avere idee più chiare sul futuro?Io ho sempre avuto le idee molto chiare sul mio futuro, in realtà. Ho sempre saputo che il centro indiscusso della mia vita sarebbe stato la musica e lotto da sempre perché sia e continui ad essere così. Proprio perché sono una persona sicura di quello che vuole sono spesso disarmata da quanto tutto possa essere dannatamente incerto e difficile.Una sola sicurezza però pareggia le mille incertezze che ho, la mia sicurezza si chiama Musica, quindi per risponderti: sì, la mia musica mi sta aiutando. Nei prossimi anni mi vedo a fare tanta musica, tanti live per farmi conoscere. Oltre alla musica hai altre passioni? Riesci a ritagliarti i giusti spazi per dedicare del tempo a tutte?Lamento spesso di non avere spazio per altre cose, mi obbligo a ritagliarmelo su misura e a volte nemmeno ci riesco. Sono in un momento in cui sto mettendo tutta me stessa nella mia carriera e la sua progettazione, con le mie sole forze cerco di portare avanti tutti gli aspetti di essa e questo richiede molta energia.I modi che ho di ricaricarmi sono fare lunghe passeggiate con i miei due cani (Ragù e Béchamel), prendermi cura delle mie piante, stare con la famiglia e gli amici più che posso. Da quando hai iniziato questo percorso ad oggi cos’è cambiato nella tua musica?È un po presto per poterlo dire, tenendo conto che il io primo singolo è uscito a metà gennaio. Sicuramente però la mia scrittura è in continua evoluzione, non smetto mai di scrivere e quello che ne risulta cambia con me. Cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi progetti musicali di Jess? Ci sono novità in cantiere?Tante uscite, ad un certo punto vorrei anche raccogliere tutte le piccole canzoni che ho pubblicato sui social per gioco e farne qualcosa di più. Sono tra i finalisti del 1MNEXT 2022 per il concerto del primo maggio e ne sono felicissima. A maggio debutterò con uno spettacolo teatrale e musicale “Once – Una Volta Nella Vita” di Compagnia della Rancia in cui interpreto la protagonista e non vedo l’ora. Terminiamo qui la nostra chiacchierata ringraziandoti nuovamente per il tempo che ci hai dedicato! Ti salutiamo e ti invitiamo a salutare chi vuoi.Grazie a voi! Un caro saluto agli amici di Exclusive Magazine. Intervista a cura di Noemi Lorenzini!

AURA, AFFRONTIAMO TUTTO SENZA RIMANDARE!

Aura

Partiamo chiedendoti come stai in questo periodo?Bene, grazie. Spero bene stiate anche voi di Exclusive Magazine!!  “Gondole” è il titolo del tuo nuovo singolo uscito il 4 marzo su tutte le piattaforme. Raccontaci com’è nato. Ho scritto “Gondole” l’anno scorso, è come se avessi avuto bisogno di riavvolgere una cassetta per riascoltare le tracce da capo. Scrivere per me è un modo per ascoltarmi Il brano, prodotto da Giorgio Pesenti, ha un sound che si avvicina molto agli ‘80. Ci sono degli artisti in particolare di quell’epoca a cui ti ispiri o che comunque ami ascoltare? Artisti degli ‘80? Ascolto parecchi artisti di quel tempo, ma i richiami eighties in “Gondole” sono puramente sonori, in particolare sono dei synth.  «…non mi dire più “per questa notte, dai, dormiamoci su…”»  è una frase che troviamo all’interno di “Gondole”. Quando si presenta la possibilità di “rimandare” qualcosa che invece potresti affrontare subito, solitamente la cogli o preferisci sempre “toglierti il peso” prima?  Tendenzialmente se è necessario affrontare una situazione o un discorso cerco di farlo subito senza rimandare, però bisogna anche valutare il contesto perché alle volte, nel caso si tratti di interagire con gli altri, è importante saper leggere i bisogni della persona  Un’altra frase contenuta nel brano è «…ed io volevo soltanto trovare del tempo per le mie canzoni…» quindi ti chiediamo se hai trovato lo spazio necessario per far sì che la tua musica combaciasse con il resto dei tuoi impegni e della tua vita. Se sì, c’è un consiglio che daresti a chi vorrebbe risolvere lo stesso “problema”? Sì, i momenti li riesco quasi sempre a trovare, a parte questo ultimo periodo in cui sono all’estero per motivi di studio. Alle volte la creatività arriva in attimi lunghi il tempo di un fulmine, io credo però molto anche nell’esercizio, nei tempi più dilatati Possiamo dire che “Gondole” sia quasi un vero e proprio brano motivazionale, che esorta l’ascoltatore ad affrontare sempre con positività i problemi a cui la vita ci sottopone ogni giorno. C’è stato un momento preciso nella tua vita in cui hai capito che questo sarebbe stato il giusto “motto” per affrontare le cose oppure è un tuo punto di vista da sempre? Sono di natura una persona coraggiosa e propositiva, poi ovviamente ci sono periodi in cui sono carente. Nel videoclip del brano trascini una canoa lungo un sentiero innevato, descrivendo metaforicamente la fatica che si fa per raggiungere un obiettivo. Ci sono stati episodi nella tua vita in cui invece hai smesso di lottare per qualcosa o quello di non mollare è un concetto che da sempre è per te troppo importante? Sì, a volte ho smesso di lottare per delle guerre in cui col tempo non volevo né vincere né perdere. In generale però marcio per poche cose ma tenacemente.  Parlando degli artisti della tua età: con chi avresti il piacere di collaborare su un brano? E solitamente in base a quali caratteristiche sceglieresti di collaborare o meno con un artista? Collaborerei di certo con le mie tre migliori amiche, che sono cantautrici sopraffine. Mi piacerebbe poi lavorare con degli artisti per poter insieme creare delle musiche, dei testi, questo è un aspetto che mi piacerebbe approfondire assai; di un artista mi affascina soprattutto la sua penna  Hai progetti musicali già in cantiere per il futuro? Uscirà una nuova canzone tra qualche mese, vorrei suonare in concerto e dunque sto lavorando al mio progetto di musica live. Scrivo quanto posso e sono alla ricerca di un team con cui poterlo fare in condivisione, unendo le idee e le ispirazioni.  Se potessi tornare indietro, all’inizio del tuo percorso musicale, cosa consiglieresti a te stessa? Rifaresti tutto quanto allo stesso modo? Ci sono cose che cambierei del mio percorso, studierei più il pianoforte ad esempio. Però molto di quello che sono ora – personalmente e musicalmente – è capitato per caso, senza pianificare, nei momenti più imperfetti  Terminiamo qui la nostra chiacchierata, ti salutiamo ringraziandoti ancora per il tempo che ci hai dedicato e ti invitiamo a salutare a tua volta chi vuoi. Grazie a voi ragazzi! Saluto la mia nonna Luigina!!!  Intervista a cura di Noemi Lorenzini!

DOG BYRON, IL DISCO E’ FRUTTO DI VERE ESPERIENZE!

Dog Byron

Vi volevamo chiedere innanzitutto come è nato questo progetto dal sapore internazionale chiamato “Open”?Ciao, “Open” è il nuovo disco di Dog Byron: è una raccolta di canzoni scritte e registrate tra agosto 2019 e ottobre 2021 a Roma, Berlino e Amburgo. Si tratta di un periodo di tempo relativamente lungo e di luoghi artisticamente molto diversi tra loro. Questo a mio parere ha reso il disco molto eterogeneo e ha permesso di concentrarci di volta in volta sulla realizzazione di ogni singola canzone dall’inizio alla fine del processo produttivo. In generale il disco è frutto di esperienze, incontri e collaborazioni internazionali maturate nel corso degli anni di tour in Europa. Come mai questa scelta di sperimentare sonorità molto più leggere rispetto al recente passato? Non si tratta di una scelta specifica ma di un’evoluzione avvenuta in modo naturale. Ci siamo ritrovati nel corso del tempo a scrivere cose diverse e a produrre in modo diverso dal passato senza quasi rendercene conto, senza aver “deciso” un cambio di passo e in totale libertà artistica. Uno dei pezzi più belli dell’album a nostro parere è sicuramente “Rock’n Roll Show”. A livello di sonorità vi siete ispirati a qualche artista in particolare? E in generale cosa intendete trasmettere attraverso questa traccia? “Rock ‘n’ Roll Show” è “prima” in molte cose: dal punto di vista produttivo ha una storia molto lunga; è infatti il primo brano del disco ad essere stato “appuntato” nel 2016 per poi prendere una forma nei nostri tour del 2018-2019 ed essere suonato full band con un sound molto più indie-pop/rock ‘n’ roll appunto (con un’esplosione finale, la mia voce più aggressiva, ecc). Quando ad agosto 2019 sono entrato in studio avevo esigenza di registrare proprio questa per prima e ho deciso di ritornare alla sua versione originaria, minimale e acustica, così come era nata. Mi sembrava che questo modo d’ interpretarla rispettasse al meglio il testo, l’immagine da cui è stata ispirata: racconta infatti del giorno in cui è nata la mia prima figlia ripensato e rivissuto molti anni dopo. Infine abbiamo deciso d’inserirla come prima traccia del disco.  Per questa canzone non mi sono ispirato direttamente a nessun artista in particolare, ma dopo aver riascoltato il master finale, pensando alle tecniche produttive e al risultato sonoro mi è venuto in mente il cantautore inglese Benjamin Francis Leftwich. In “The end of claim” abbiamo trovato un’atmosfera molto dark e introspettiva. Qual è precisamente il significato di questa canzone? E ci potreste svelare anche qualche retroscena sulla produzione? The End Claim è stata scritta durante una session berlinese a settembre 2019: Marco (De Ritis), caro amico, bassista, produttore e cofondatore del progetto aveva messo giù una base elettronica intorno ad un paio di accordi; io ero sul divano e d’un tratto ho preso degli appunti che riportavano frasi apparentemente scollegate tra loro. Mi sono chiesto: “Peter Murphy come canterebbe questa roba su questa base?” Ed ho cominciato ad improvvisare il testo sulla base. Alla fine della registrazione mi sembrava che tutto quadrasse e che avesse senso. Dopo qualche mese l’ho cantata di nuovo, questa volta in modo più dolce; Marco ha registrato un basso deciso e un piano ostinato e poi le abbiamo dato un titolo definitivo: The End Claim. Perché avete deciso di chiamarvi Dog Byron? E in generale potreste raccontarci un po’ le origini del vostro gruppo? Il nome è nato a San Pietroburgo: eravamo in viaggio in Russia con Marco, e una notte ci ritrovammo ad una festa. Sotto la spinta del padrone di casa, il siberiano Andrey, cominciammo a suonare qualcuno dei brani di questo nascente progetto ancora senza nome; il pubblico era entusiasta, felice; ad un tratto un piccolo inglese timido si avvicina, si presenta e ci chiede di potersi unire per suonare e noi lo accogliamo con piacere. Ma il giovane è stonato, così stonato che raggela la festa lasciando tutti in silenzio. Il giorno dopo a passeggio sulla Prospettiva Nevskij decidiamo di dedicare il nome della nostra nascente band all’incontro con questo giovane di nome Byron. Tra le vostre caratteristiche spicca sicuramente il fatto di cantare in inglese. Come mai quindi questa scelta? E per il futuro escludete a priori di potervi esibire in lingua italiana o lasciamo aperta anche questa possibilità? Pur vantando origini italiche l’ispirazione della nostra musica è senz’altro anglofona; come musicisti ci siamo sempre mossi in ambito internazionale e la scrittura si è istintivamente sviluppata in inglese. Non escludo affatto di scrivere e cantare in italiano, ma ancora prima ho in progetto di scrivere qualcosa in francese e romano. Che ne pensate dell’attuale scena rock italiana? Secondo voi l’exploit dei Maneskin potrebbe essere da traino per tutto il movimento? I Maneskin hanno senza alcun dubbio sancito il ritorno imponente delle chitarre nella musica italiana ed ora più che mai c’è un grande interesse internazionale per la nostra musica. In generale credo che in questo momento in Italia ci sia grande fermento delle scene, dove gruppi e artisti tentano di ritrovare nuovo spazio sia live che discografico dopo il reset del sistema causato dalla pandemia. Visto che nel nostro magazine trattiamo soprattutto musica Hip-hop, vi piacerebbe in futuro collaborare con rapper italiani o magari anche internazionali? Assolutamente sì: seguo e amo da sempre Rap e Hip Hop. Abbiamo già in programma delle collaborazioni di cui per ora non sveliamo nulla, ma sarete i primi ad averne notizia. Vi ringraziamo per la disponibilità per questa intervista e vi invitiamo a concludere salutando chi più ritenete opportuno. Grazie tante a voi per lo spazio e il tempo che ci avete concesso. Salutiamo voi nella speranza di risentirci prestissimo. Intervista a cura di Giovanni Paciotta!

OCEANI, LA CURA DEL MIO PROGETTO A 360 GRADI!

Oceani

Partiamo prima di tutto chiedendoti come nasce Oceani e come hai scelto questo nome d’arte? Grazie a Voi. Oceani nasce nel 2021 a casa mia a Roma, semplicemente perché avevo scritto tantissimo materiale e sentivo la necessità di chiudere il cerchio. Sono fatto così, è molto comune penso: non riesco a passare a un capitolo successivo se prima non ho messo un punto a ciò che è stato. Oceani è questo: un modo per far uscire materiale che riflette ciò che penso e che sento in un dato momento. Il nome è stato scelto perché, in un modo o nell’altro, ogni canzone parla di evasione, di fuga, di viaggio. Quindi volevo un nome esotico, che richiamasse questo concetto. “Un Romanzo di Stephen King” è il tuo EP di debutto, disponibile su tutte le piattaforme da venerdì 8 Aprile. Quando e come prende vita questo progetto? Il progetto, operativamente, prende vita con l’incontro con Ferdinando Montone di Himalaya Dischi, siamo stati un po’ di mesi a registrare. Le sue sonorità sono fondamentalmente diverse dalle mie, perciò l’EP è pieno di queste contaminazioni musicali. Qual è la traccia a cui sei più legato e perché? Probabilmente “Ghepardi.” Non voglio lodarmi, ma devo farlo per spiegare: nello scrivere un pezzo cerco sempre di trovare quella che chiamo “la voce giusta”, ossia provare a mettersi a nudo, mostrarsi davvero. A volte mi riesce, il più delle volte no. In questo caso penso mi sia riuscito.  Ho anche notato che, quando riascolto le mie canzoni, spesso penso che avrei potuto cantare meglio qui, oppure usare altre parole qua… insomma avete capito. Per Ghepardi non mi è accaduto ancora. Penso sia un buon segno. Chi ha curato il sound e le produzioni del progetto?  Ferdinando Montone, il che come dicevo ha contribuito ad arrangiamenti più stratificati, con percussioni, diversi layer di synth. In alcuni casi, le canzoni sono uscite -felicemente – opposte a come le avevo scritte all’inizio. È il caso di “I ragazzi si tuffano dagli scogli più alti”. Parlando dell’aspetto grafico, chi ha realizzato e cosa rappresenta la copertina dell’EP? La copertina l’ho scelta e realizzata io, spulciando per ore diversi siti di immagini liberamente disponibili. Mi è piaciuta subito, ma poiché non c’erano didascalie, potrebbe essere il Nilo come il Rio delle Amazzoni. Mi piaceva prevalentemente dal punto di vista cromatico, ma anche perché ci sono 2 corsi d’acqua che si mescolano diventando qualcosa di nuovo. Aggiungici l’immaginario esotico di cui prima, e il gioco è fatto. Il primo brano di questo progetto si intitola “I ragazzi si tuffano dagli scogli più alti” quindi volevamo chiederti: credi che questo valga anche nella musica? Nel senso, più si è giovani più ci si “butta” oppure se c’è la passione per l’arte e per la condivisione di quest’ultima, l’età è una cosa che “passa in secondo piano”? Da ragazzo, e ancora più da bambino, hai un coraggio incredibile, incredibile. Il difficile è mantenere quella forma di coraggio da grandi, magari ingabbiati in strutture mentali difficili da scardinare. Nella musica non penso sia determinante l’età ma piuttosto come avete detto voi la passione e soprattutto avere qualcosa da dire che ti faccia spiccare rispetto alla massa di troppe, troppe persone che non creano qualcosa di originale ma si limitano a copiare quello che già c’è. Ecco, per me questo è davvero “buttarsi.” In “Cantautore” racconti di un ragazzo, presumibilmente un artista, che dopo essersi sentito male fuori da un locale va via in taxi circondato da tante persone, ma tu dici “era solo come un cane”. Credi che al giorno d’oggi si sia perso, quindi, il valore della vera amicizia e che le persone a volte calcolino questa anche in base ad un tornaconto personale?  Beh, un mio tema ricorrente è che l’empatia, il conoscere davvero una persona, è cosa rara oggi. Aggiungici che l’essere famosi e le relazioni diciamo “superficiali” sono 2 cose che spesso vanno insieme. A essere sincero per me il problema non è neanche questo, quanto piuttosto la perdita di contatto con la realtà che può derivarne. Voglio dire: se io fossi stra-famoso e avessi intorno quasi totalmente persone che mi dicono quanto sono bravo, sarebbe difficile restare lucidi. Io perlomeno so che non ci riuscirei. L’episodio raccontato nel brano è assolutamente reale. “Il Futuro” è un brano che parla di storie d’amore problematiche e incerte, del vivere anche se con paura quello che la vita ci riserva per più avanti. In relazione a questo tu dove e come ti immagini sia nella vita che musicalmente tra 5 anni?  A questo punto spero di essere circondato da persone che mi dicano quanto sono bravo! Scherzi a parte, mi immagino con la mia famiglia e le persone care accanto, inevitabilmente diverso da oggi. Quando stai così, il dove non è importante. Ci sono artisti, italiani e non, a cui ti ispiri e con cui magari ti piacerebbe anche collaborare?  Un sacco: mi piacciono molto Giorgio Poi, Andrea Laszlo De Simone, Motta, Calcutta e sicuramente molti altri che ora non mi vengono. Hai in programma di portare “Un Romanzo di Stephen King” in live? Certamente. Con Himalaya Dischi stiamo vedendo di organizzare date in questo periodo particolare di riapertura. Qualsiasi news verrà inserita seduta stante sui canali social che, ricordo, sono: Oceani, sia su Facebook che Instagram. Terminiamo qui la nostra chiacchierata. Ti ringraziamo nuovamente, ti salutiamo e ti invitiamo a salutare a tua volta chi vuoi! Grazie a voi. Saluto Carlotta, Tutù, Quentin e Nola. Intervista a cura di Noemi Lorenzini!

PSIKER, CTRL ALT CANC MA NON FIDATEVI!

Psiker

Ciao Psiker, benvenuto a questa nostra chiacchierata insieme, per iniziare volevamo semplicemente chiederti come stai e quali sono i tuoi programmi musicale e non per l’estate  È un vero piacere! Prima di pensare all’estate mi voglio godere questa splendida primavera. Ho desiderato le prime giornate di caldo più del solito. Anche la mia musica attendeva una nuova “primavera”. Da poco è uscita “Ctrl Alt Canc” ce ne parli partendo dal titolo cosi particolare?  Scrivo musica elettronica di notte e sono un impiegato finanziario di giorno. Nelle mie canzoni non possono quindi mancare spunti numerici o elementi informatici. Non riesco a farne a meno. Ti racconto un ulteriore aneddoto rispetto al titolo “Ctrl Alt Canc”. Quando ho cominciato a scrivere le nuove canzoni, mi sono prefissato di farlo con la spontaneità con la quale ho iniziato a scrivere da ragazzino. Tra le canzoni del mio passato ce ne è una che si intitola “Electrody” e nella quale ripeto la strofa “computer, mouse, keyboard, printer, monitor”. “Ctrl Alt Canc” è una sorta di follow-up.  Nel brano dici testualmente “reset dietro front Ctrl alt canc” quando nella vita ti è capitato di voler proprio un reset e tornare indietro?  Recentemente, Jean Denis. Gli ultimi quattro anni della mia vita sono stati i più difficili. Non amo vedere il bicchiere mezzo vuoto e quindi devo prendere atto del fatto che sono successe anche moltissime cose importanti e belle, in particolare dal punto di vista professionale e musicale. Però c’è stato un momento in cui ho proprio sentito che la mia mente e il mio corpo si stavano trasformando in una copia peggiore di me e quindi mi sono detto che era arrivato il momento di fare un nel “reset”. Sempre nel brano ci dici: “Tu pretendi che un pezzo sia di successo, pensi al successo già da un pezzo” tu invece al successo non ci pensi?  Nel brano dico, più precisamente: “pensi è successo ormai già da un pezzo”. In effetti l’avrei potuta scrivere anche nella forma che hai usato tu e vorrei risponderti proprio rispetto alla tua versione. Io penso al successo da sempre, sono parecchio orientato al raggiungimento degli obiettivi. Al termine delle scuole superiori, mi è sembrato di dover fare una scelta: un percorso universitario e professionale “tradizionale” oppure puntare tutto sulla musica? Pensavo di aver scelto il primo. Mi sono infatti laureato in Economia e oggi posso dire di aver costruito una carriera professionale di successo in tale ambito. Però la musica non l’ho mai abbandonata, anzi. Di sera, appena esco dall’ufficio, Massimo si trasforma in Psiker, per dedicarsi alla passione più grande. Ho scritto così moltissimi album, oltre centocinquanta canzoni, quindici videoclip. Ho capito solo oggi che in realtà una versa scelta non l’ho fatta. Ho semplicemente scelto entrambe le cose. Nella canzone troviamo la collaborazione con “Vega” se dovessi descrivere il lavorare con lui ma paragonandolo a una giornata di lavoro nella mondo della finanza come ce ne parleresti?  Nel pensare alla risposta, mi rendo conto di come sia esattamente la stessa cosa. Ci sono delle dinamiche che si presentano in qualsiasi ambiente lavorativo. In questo caso, ad esempio, lo stacco generazionale è stato incisivo. Vega ha “la metà della mia età” e così anche alcuni miei colleghi, più o meno. Quando ti relazioni con persone così più giovani, hai la possibilità di mettere in moto un proficuo scambio di risorse che possono davvero arricchire l’output finale, sia esso una canzone o un qualsiasi altro progetto. Per fare in modo che ciò avvenga, devi essere in grado di superare alcune inevitabili difficoltà. La più grossa, secondo me, è la diversità con la quale comunichiamo. La fretta e la velocità oggi sembra guidare un po’ tutto, spesso a discapito dell’attenzione. Non tutti riescono a reggere questo ritmo. Io cerco di fare del mio meglio per “mantenermi in forma”. La produzione ha, in un certo senso, dei suoni che abbracciano una visione retrò della musica, questa scelta da cosa è stata dettata?  Vorrei fosse una scelta, invece è proprio il mio marchio di fabbrica, dal quale non riesco e non voglio allontanarmi. Le miei produzioni sono influenzate da quelle dei Big, che ho consumato tutti i giorni per ore con il mio diskman (per i più giovani, la versione per CD dei walkman). L’elettronica dei Pet Shop Boys e dei Depeche Mode, le melodie svedesi dei Roxette, le atmosfere ambient di Enya e degli Enigma, i riferimenti mitici e inarrivabili del “King” Michael Jackson e della “Queen” Madonna. La musica dei miei cantanti preferiti è oggi il mio unico tatuaggio. Sappiamo che è la prima volta che collabori con qualcuno per quanto riguarda la stesura del tappeto musicale dei tuo brani, cosa ti ha spinto a farlo proprio con Whizy?  Ho scelto di collaborare con Whizy, dopo un approfondito scouting tra i producer della nuovissima scena trap e urban. Volevo dare ai miei nuovi pezzi un sound più fresco. In particolare, mi colpì il lavoro fatto da Whizy per il brano “MVMA” del rapper Nicola Siciliano. Gli ho quindi inviato il demo di “Ctrl Alt Canc” chiedendogli di co-produrlo. La versione che oggi potete sentire è il frutto della nostra collaborazione. Domanda extra musicale: dicono “dagli errori si impara” concordi?  Assolutamente. Però cerco di farne il meno possibile. Non mi piace sbagliare. Per concludere questa nostra chiacchierata insieme ti invitiamo a salutare e ringraziare chi vuoi. Alla prossima  Vorrei ringraziare in primis te e la testata Exclusive Magazine. Saluto anche chi arriverà alla fine di questa pagina. Il tempo dedicato ad una determinata attività è frutto di una scelta fra varie opzioni. Voi avete scelto di dedicarlo alla lettura di questa intervista. O forse, non avete fatto in tempo a fare “Ctrl Alt Canc”? Intervista a cura di JdOnTheBeat!

SGRIBAZ, PARLO CON LA MIA MUSICA!

Sgribaz

Ciao Sgribaz, benvenuto a questa nostra chiacchierata insieme. Partiamo da una domanda facile, ma non troppo: se ti diciamo Cagliari, cosa ci rispondi tu? Cagliari è la città dove sono nato e cresciuto.  Mi sento parte di Cagliari ma a volte anche tanto fuori luogo. È bellissima per il mare, il centro e l’aria che si respira, ma meno bella per la mentalità delle persone che è molto chiusa. La gente spesso non ha quell’apertura mentale che c’è invece nelle metropoli. Vivendo in un’isola – e non in una grande città – c’è grande difficoltà nel creare dei legami con artisti e persone del settore. Non è stato facile entrare nel mondo della musica, ma piano piano siamo riusciti ad addentrarci. Il fatto di essere isolati però mi dà la carica giusta e mi sprona ad urlare sempre di più le nostre storie a tutti. Da poco è uscito “Cosa Saremo (Mixtape) ” ti va di parlarcene  e raccontarci le motivazioni che ti hanno portato a creare questo progetto musicale? Questo progetto è nato senza troppi ragionamenti; non ho fatto altro che racchiudere ogni mia storia, ogni vicenda della mia vita nel progetto come faccio sempre. Ogni brano racconta un periodo della mia vita: storie d’amore, delusioni, tanta rivalsa, rabbia e tristezza. “Cosa saremo” è la domanda che non finiremo mai di farci, infatti questo progetto, per quanto personale, appartiene davvero a tutti. In “SnapBack girato” esordisci con “Snapback girato da quando in cuffia sentivo l’hip hop”. Sicuramente negli anni sono cambiate tante cose, ma soprattutto, in cosa sei cambiato tu? Con il tempo sicuramente sono riuscito a conoscermi, sento ancora di non sapere tutto di me, ma brano dopo brano scopro qualcosa di nuovo che alla fine racconto con piacere. Perciò la musica mi aiuta a conoscermi e a farmi tirare fuori pensieri e sentimenti che probabilmente non saprei esprimere. In “Vuoti dentro” ci canti “Sono vuoto dentro se guardi non trovi niente che si assomiglia a te”. Se qualcuno osserva attentamente cosa trova dentro di te? In realtà non so cosa si trovi dentro di me, so che mi sento diverso dagli altri tanto da sentirmi vuoto e da non trovare nessuna somiglianza con gli altri. È questo il significato di quella barra. “In rimanere non è andarsene” troviamo “sono così fuori che non ricordo il profumo di casa mia”. Concentrati e cerca di ricordare quei profumi di casa tua, cosa senti? Il profumo di casa mia sono le vecchie abitudini, certe gestualità che ormai si sono perse nel tempo a causa di tante cose. Lavorare e dedicare così tanto tempo alla musica mi ha fatto perdere di vista alcune cose importanti della mia vita. Il mixtape si presenta con tante sfaccettature differenti di stili di strumentali, tra tutti quelli che sentiamo quale è quello che comunque tu preferisci? Se dovessi sempre rappare su un solo stile di strumentali quale sceglieresti? Non credo ci sia un genere che preferisco, amo raccontarmi in tutte le mie sfaccettature,  ma sicuramente preferisco quando nei testi sono più profondo e mi apro totalmente. Troviamo molti feat, come mai questa scelta? In realtà rispetto al vecchio progetto ci sono meno feat, ho voluto fare un progetto ricco di singoli forti. Helmi Sa7bi, Praci e Luchetto hanno completato al meglio il viaggio del mixtape e ho scelto loro perché ero sicuro che avrebbero spaccato. C’è stato un momento della tua carriera artistica dove hai pensato “non avrei mai pensato di arrivare fino a qui”? Certo, tutti i giorni, nonostante non sono arrivato ancora da nessuna parte. Quello di oggi è un gradino che avrà lo stesso valore dei prossimi, perché non finirò mai di avere fame. Domanda extramusicale: “Ci sono cose che non si possono comprare per tutto il resto c’è …… ovviamente non puoi dire mastercard! Per tutto il resto ci siamo noi e i nostri atteggiamenti e come ci relazioniamo con le persone, molto spesso non conta quanti soldi hai, ma conta la persona che sei. Per concludere questo nostro viaggio insieme ti invitiamo a salutare e ringraziare tutte le persone che vuoi! Ringrazio voi per l’intervista ma soprattutto tutto il mio team che mi vuole bene e mi segue in tutto e per tutto, infine saluto tutti i miei supporter. Intervista a cura di JdOnTheBeat!

BRUGNANO E VALERIO NAZO, VI PRESENTIAMO IL NOSTRO NUOVO PROGETTO!

Valerio Nazo e Brugnano

Ciao ragazzi, noi di Exclusive Magazine vi ringraziamo per il tempo che mettete a nostra disposizione. Grazie a voi Per cominciare vorrei farvi una domanda forse banale che spesso non viene fatta: come state? Bene bene, siamo entrambi assonnati e stanchi ma non vediamo l’ora che esca il nostro nuovo EP Potreste spiegarci il significato del titolo “Contrasti”, un titolo forte che al suono forte? Quale messaggio vorreste trasmettere? Come spesso accade il titolo lo abbiamo scelto, assieme a Valerio Nazo, alla fine. Il contrasto sta sia nei brani, dove nonostante siano tutti diversi tra di loro il suono riesce ad emergere, che tra di noi, sulle scelte. Per fortuna, grazie all’aiuto di Nazo che definirei un ‘Cacciatore di vibes’ siamo riusciti a concludere. All’interno dell’EP troviamo diversi feat. Quest’ultimi come sono stati scelti? E’ stato difficile trovare una linea comune con tutti? Per fortuna è stato un qualcosa di semplice sia nel feat con Carl Brave che in quello con Ntò. Il fatto della semplicità e del voler lavorare dei due artisti nel nostro progetto ci ha reso molto felici. Proprio quest’ultimi ci hanno dato quel qualcosa in più di artistico che volevamo. Carl è stato incredibile, abbiamo mandato a lui alle due di notte il progetto ed alle undici del mattino lui ci aveva già risposto. Ntò stessa cosa. Valerio era una certezza per noi, molto esigente. In “Sbagliare” dite che continuate a sbagliare, ma, secondo voi, quanto è importante sbagliare/cadere nella vita? Vi ritrovate nel detto “sbagliando si impara”? Nelle diverse sedute ci siamo ritrovati assieme a Valerio e ne abbiamo parlato. Ci siamo ritrovati, tutti e tre, a raccontare i nostri sbagli. Il cadere o lo sbagliare mette in moto tanti pensieri. Attraverso la caduta si comincia a capire e cercare la risposta. La sensazione del rialzarsi dopo esser caduti è una sensazione bellissima. Sbagliare è vivere e se non sbagli non vivi. In “Milano” dite “avessi avuto vent’anni, una vita davanti”, partendo da questa strofa, dato che ho vent’anni, vorrei chiedervi se potete dare qualche consiglio ai giovani o alle giovani coppie. “Milano” nasce da una storia vera del pianista che è venuto a suonare alcune canzoni dell’EP. A noi piace mischiare storie reali ed immaginazione. Crediamo che più si va avanti con l’età più uno sbaglio pesi, quindi ci sentiamo di consigliare ai giovani di sbagliare tantissimo, così riusciranno a capirsi fino in fondo. Alle giovani coppie consigliamo, invece, di essere autentici. Devono essere pazienti, non correre, e parlarsi tra di loro. Devono potersi conoscere. Domanda difficile ma sempre interessante: che cos’è per voi l’amore? Domanda molto difficile, ci piace, però, parlarne tantissimo. Come diceva Bukoswi “l’amore è un cane che viene dall’inferno”, è follia pura/totale. L’amore di coppia è sì: conoscersi, vivere assieme, conoscersi insieme, ma se no è follia. E’ dimenticanza di tutto, un vortice. Totò diceva che l’amore fosse “la felicità degli attimi di dimenticanza”. Amare vale la pena perché genera sempre qualcosa. Basandomi sulla vostra risposta precedente, su tale tematica della follia si basa la canzone “Più Pazza Di Me”? E’ giusto definire l’amore come una follia?  Esatto, il concetto è quello. Per noi l’amore è “la bomba che esplode al momento perfetto”. E’ una follia/pazzia che, però, equivale a vivere. Non puoi fare a meno dell’amore. Dici che lei/lui è più pazza/o di te quando scopri che è stata/o l’errore più bello della tua vita. Ascoltando in generale le canzoni di “Contrasti” mi è venuta in mente l’immagine del pomeriggio di una coppia, il vostro obiettivo era questo? E’ giusta come immagine? E’ perfetta. Noi, in tutti i brani, abbiamo voluto dare l’immagine di due che camminano e si scoprono. Questa pensiamo sia la fotografia perfetta del conoscersi. Noi di Exclusive Magazine vi ringraziamo per la bellissima chiacchierata, per concludere vi chiederei di salutare chi volete voi ed alla prossima. Sicuramente vogliamo salutare mamma e papà che da sempre hanno creduto in noi, proprio nostro padre è stato il primo a crederci comprandoci la prima chitarra ed il primo pianoforte. Inoltre vogliamo ringraziare tutti i nostri amici che ci hanno sopportato. Intervista a cura di Perseo Gatti!

LA RECENSIONE UFFICIALE DI XENOVERSO!

Rancore 2022

Rancore è lieto di accogliervi all’interno del suo universo, “dove ciò che non esiste più o non esiste ancora e ciò che è invisibile nel nostro Universo, esiste ed è visibile”. Benvenuti nello “XENOVERSO”, il quale è composto da un insieme di viaggi astrali, da racconti cyber-fantasy, da storytelling coinvolgenti ed elaborati nei quali non mancano le citazione che hanno sempre caratterizzato l’artista e da parallelismi con la Divina Commedia come nel title track dell’album. Rancore, sceglie di raccontare il suo “XENOVERSO”, ovvero il suo personale cosmo presente all’interno degli innumerevoli multiversi esistenti, invogliando l’ascoltatore a seguirlo in questo viaggio all’insegna dell’esplorazione sia introspettiva che esteriore. “Tarek vero nome di Rancore”, sceglie di mettere in atto le parole pronunciate dal collega Murubutu nel brano “Multiverso” presente nell’album uscito a Gennaio: “Mi perdi e poi mi cercherai. Fra tanti livelli dispersi diversi fra tanti universi.” Difatti ascoltando ogni singolo brano di questo nuovo progetto si ha la sensazione di essere proiettati in una realtà distopica ma affascinante, nella quale è possibile perdersi, cercarsi e successivamente ritrovarsi. In questo nuovo progetto composto da 17 brani, incluso “Eden” presentato alle Kermesse nel 2020, Tarek conduce l’ascoltatore in un viaggio guidato, costituito da parole e strofe che scorrono inesorabili, una vera e propria “Guerra dei Versi” citando la skit presente nell’album che anticipa e annuncia il brano “Le Rime (Gara tra 507 parole)”. Tra i brani presenti all’interno di questo immenso “XENOVERSO”, Rancore si esalta con il brano “Federico”, Storytelling in chiave nonsense nel quale l’artista racconta attraverso innumerevoli citazione, una paradossale storia nella quale si ritrova in una dimensione alternativa popolata da poeti storici in versione zombie, capeggiati da Friedrich W. Nietzsche. Questo brano che riprende in linea generale lo sketch della finale di calcio dei filosofi del gruppo comico britannico Monty Python, spiega metaforicamente, come ogni filosofo del passato non è realmente morto in quanto il suo pensiero continua a vivere anche dopo la sua morte corporale. In questo viaggio, Rancore sceglie di farsi accompagnare solo da due artisti, ovvero Margherita Vicario che ritroviamo nel singolo “Equatore” pubblicato ad inizio 2021 e da Nayt nel brano “Guardie&Ladri”. Nell’ultimo brano citato Nayt riesce ad adattarsi perfettamente al concept richiesto da Rancore, in un brano proiettato in un mondo bidimensionale nel quale avviene un dialogo con il mercato musicale. I due artisti creano un perfetto connubio trattando il tema comune della criminalità, apparentemente omologandosi alle nuove generazione di artisti che trattano molto spesso questo argomento, eppure non è così, nello specifico Rancore e Nayt si impersonificano in spacciatori di rime e di parole. “L’inchiostro viene tagliato, come la droga, creando rime che si possono vendere in più modi.” all’interno di questa frase contenuta in una recente intervista, l’artista racchiude tutto il concept del brano. Rancore mette in evidenzia le sue capacità di paroliere, portando il Rap Conscious in un’altra dimensione. Tra le varie frasi presenti all’interno di “XENOVERSO”, risalta la frase presente in uno dei tre brani/lettere che l’artista/protagonista deve recapitare, ovvero “Lontano 2036”: “Abbiamo occhi troppo piccoli per le stelle, eppure grandi per le singole particelle. Dai, cosa vuoi guardare?” Recensione a cura di Niky Fabiano!

ADRIANA ANNUNCIA IL SUO NUOVO SINGOLO IN COLLABORAZIONE CON INOKI!

Adriana e Inoki

Dopo l’uscita di “Baby Please” prodotta da Shocca, “Niente di me” prodotta da Low Kidd, “Dentro” con Yazee e Miryam Ayaba e altre svariate collaborazioni, Adriana torna con un nuovo singolo in feat con l’intramontabile Inoki, prodotta da Jenny e Plagio: “SPARAMI” SPARAMI Adriana e Inoki si incontrano a metà strada in un viaggio dalle atmosfere sospese, due personalità, all’apparenza distanti, si inseguono tra domande e decisioni. “Sparami” è la sicurezza dietro la provocazione, è l’affrontare le proprie sfide senza mai abbassare lo sguardo. ADRIANAAdriana è un artista Veronese, cantautrice, coreografa, ballerina. Gravita nel mondo dello spettacolo da quando ha 18 anni, lavorando pergrossi brand quali Adidas, Diadora, Puma, Waves Audio… e lavorando come ballerina a diverse produzioni televisive. Nel 2019 entra a far parte del roster di “Coca-Cola Future Legend”, da lì inizia un sussegurisi di esperienze vincendoconcorsi come Amnesty International (Voci per la Libertà), Honiro Ent Audition, Ama Music Festival, Is Me di Aw Lab, dandoinizio ad una serie di collaborazioni. Tra i nomi di spicco abbiamo Dj Shocca aka RocBeats, uno dei producer pionieri dell’Hip Hopitaliano che produrrà il singolo “Baby Please” uscito su Real Talk; a seguire con Low Kidd, collettivo Machete, per la produzione di “Niente di Me”; con Yazee e Miriam Ayaba per il singolo “Dentro”. Queste collaborazioni la portano ad avere credibilità in tutta la penisola, collaborando con altri artisti, per progetti personali e non. Nata nel 1995 da papà della Guinea- Bissau e mamma italiana vive sin da piccola una realtà multietnica, dove il diverso non è unqualcosa da temere, bensì da scoprire. Proprio questa sua visione del mondo l’ha spinta a collaborare fin da subito con artisti differenti. Tutte le uscite sono curate da Adriana, a partire dalla scelta della direzione musicale fino alla parte visual con foto e video. Nell’estate 2021 ha la possibilità di realizzare un tour per il nord Italia con la formazione voce, dj e chitarra. I progetti aperti sono di diversa natura, Adriana è una staccanovista e non ha paura di nulla. INOKI Quante volte puoi tornare prima che smettano di crederti? Quante volte puoi dire di aver cominciato un nuovoviaggio mentre la strada resta la stessa? Qualcuno, nel caso di Inoki, potrebbe rispondere: una di troppo. Ecco perchéFabiano Ballarin, classe 1979, non è ripartito dalle parole se non da quelle che si incastrano sul beat. Da qui ha ricominciato,per un risultato inatteso che – per una volta, forse la prima – apre a uno scenario diverso da quanto visto finora, a una stradamai intrapresa. A gennaio 2021 pubblica l’album “MEDIOEGO”, che segna il suo ingresso nel roster di Asian Fake, e che vede lacollaborazione di grandi artisti e produttori, mettendo diverse generazioni a confronto. A questo segue il suo repack, “NUOVOMEDIOEGO”, uscito a novembre dello stesso anno e arricchito da nuove partecipazioni del panorama musicale italiano e internazionale. (Foto Biografia di Inoki di Roberto Graziano Moro, esplicitare i crediti se utilizzata) Instagram: @theycallmeadriana / @inoki.ness Ufficio Stampa World of media.

FEBE, LA VOGLIA DI ESSERE UNICA!

Febe

Ciao Febe benvenuta a questa nostra chiacchiera insieme, per iniziare partendo dal semplice ti chiediamo semplicemente come stai – Ciao! Tutto bene grazie! È un bel periodo sia personalmente che musicalmente! Sto avendo le mie soddisfazioni! Da poco è uscita “come un bruco diventa una farfalla” la tua nuova canzone, ti va di parlarcene raccontandoci anche quale è la storia che si cela dietro alla genesi di tale brano? – Certo! Come un bruco diventa una farfalla nasce da una mia necessità di esprimere a parole cosa sentivo in quel preciso istante! Avevo bisogno di fermare in qualcosa il mio ‘level up’ psicologico perché, come ormai quasi tutti sanno, sono una persona un po’ particolare. Nell’ultimo periodo ho lavorato molto su me stessa, la necessità di ‘fermare’ o ‘lasciare traccia’ di quello stato psicologico viene dal fatto che io in primis, come qualsiasi persona, ho i miei alti ed i miei bassi. Ho deciso poi di condividere con le persone la mia canzone perchè ogni qualvolta mi si sia presentato davanti un periodo buio l’ho ascoltata e mi ha aiutata ad affrontarlo, ho pensato e sperato che potesse fare lo stesso con gli altri. Creando un rovesciamento del titolo quando è che invece una farfalla diventa un bruco ?  Una farfalla per me diventa bruco quando crede di essere già completa, di sapere perfettamente chi è e qual è la verità che la circonda. Secondo me è molto importante mettersi in discussione, non tanto per gli altri, ma per se stessi. Per me nessuno di noi può sapere con certezza chi è e chi sarà a livello di persona, perchè sono le esperienze esterne che ci portano a mutare e avvicinarci a noi stessi. Quindi si, per me si diventa bruco dal momento in cui si mettono i paraocchi e si smette di cercare noi stessi. Nel brano ci dici “come me che non mi amo e alla fine so che è solo rabbia” in quale occasioni ti capita di arrabbiarti a tal punto di dimenticare di amarti ? – Ho sempre fatto fatica ad amarmi, perchè sono sempre stata più concentrata ad amare e comprendere gli altri che me stessa. Di rabbia ne ho provata davvero tanta, e l’ho sempre soppressa (cosa sbagliatissima, tutte le emozioni devono essere esternate per non diventare nocive), probabilmente la rabbia e allo stesso tempo la tristezza più grande che ho provato sono state causate da me stessa. Mi hanno sempre uccisa le aspettative sulle persone ed il mondo in generale, ed accumulando la delusione è diventata rabbia. Prima di accettare come va il mondo (che sto ancora elaborando) ho provato talmente tanta rabbia che mi sono completamente disinteressata sia agli altri che a me stessa. Sempre nel brano ci canti “e vola nel cielo col gelo e duole ma guarda il sole e dipinge il cielo e vince” quali sono stati i dipinti più belli che la farfalla Febe ha dipinto nel cielo ?–  Che bella domanda. Sai che non saprei? Personalmente ed emotivamente parlando un sacco di cose. Risposta scontata ma come ultima cosa il dipinto più grande è stato questa canzone, perchè mi ha regalato la gioia di ricevere dei messaggi molto belli, dove le persone mi hanno raccontato la loro storia e mi hanno detto come questa canzone li sta aiutando. Questo significa che il mio obiettivo con questa canzone è già andato oltre le mie aspettative, il mio obiettivo era aiutare anche solo una sola persona con questa canzone. Questo brano lo hai presentato ad una sfida di “Amici”, cosa ti porti a casa dall’ esperienza televisiva ? – Mi porto a casa la conoscenza con delle bellissime persone, l’applauso di un pubblico (cosa che personalmente non vivevo da più di tre anni, perchè ad Xfactor non avevamo il pubblico) e ultima, non per importanza, la mia sfida personale di stare lontano da casa da sola. Ipotizziamo per assurdo una vita di Febe senza musica, dove ti vedi ? – Bella domanda hahah! Probabilmente grafica pubblicitaria/fotografa o tatuatrice! Ma ovviamente continuando a canticchiare almeno per me stessa. Se invece la domanda è intesa come Febe che non ascolta e non fa musica, quindi eliminata completamente, probabilmente in un angolo depressa hahah Ti dico “Davide Gobello” tu mi rispondi ….– Un gran fiko! No tralasciando gli scherzi, è la persona che dopo amici mi ha permesso di dare al pubblico ‘come un bruco diventa una farfalla’, senza di lui non sarebbe uscita, non avrei saputo come fare. È un produttore, e direi che ha fatto proprio un bel lavoro!  Domanda extramusicale : La tua personale definizione di libertà quale è ? – Probabilmente qualche anno fa avrei risposto in maniera diversa, adesso ti rispondo che secondo me la libertà non è una definizione ma uno stato mentale! Per concludere questa nostra chiacchierata insieme ti invitiamo a salutare e ringraziare chi vuoi. Grazie per il tempo che ci hai dedicato, alla prossima! – Grazie a voi! Ringrazio di cuore tutte le persone che hanno reso questo possibile, chiunque abbia avuto o abbia la voglia di ascoltare con attenzione la canzone e le persone (in particolare una, e lo sa) che nell’ultimo periodo mi ha fatto fare il level up a farfalla! Alla prossima! Intervista a cura di JdOnTheBeat!