Etta

Benvenuti ad una nuova intervista di Exclusive Magazine, questa volta intervisteremo Etta. A seguito la nostra bellissima chiacchierata con la giovane artista:

Ciao Etta, ti ringrazio del tempo che ci dedichi. Per iniziare ti faccio una domanda banale ma mai più di tanto, come stai?

Ti dovrei dire con pura formalità tutto bene, ma sono una persona poco convenzionale e ti dirò che in realtà me la cavo. E’ un momento pesante per noi artisti, fare uscire musica ci distrae ma non del tutto, soprattutto non poter avere la pura libertà di calcare un palco mi rende triste e malinconica.

 

Iniziamo con una domanda leggera… questa volta quante persone hai zittito? Per usare un bel esempio si potrebbe dire che “hai messo le palle in buca”?

Hahaha. Non voglio zittire nessuno, anzi bene che parlino di me, bene o male basta che lo facciano. Mi piace provocare e far riflettere chi mi ascolta, ma non voglio reprimere le opinioni altrui. Ognuno deve sempre sentirsi libero di dire la propria opinione, buona o sbagliata che sia. Non so se le persone di cui ho parlato si siano sentite più o meno colpite, so di per certo che mi è servito sfogarmi e raccontare in P.O.P. dei loro sterili pregiudizi, sperando che serva in senso più ampio a tutti coloro che giornalmente si sentono giudicati.

 

Già nel primo minuto hai praticamente dissato metà della scena attuale, ti ritieni come un bazooka che manda dal creatore tutti quanti?

Hahaha ma che! Sono un piccolo Loris dolce e coccoloso. No dai, comunque la mia intenzione non è di dissare la scena, quello che voglio è portare alla luce delle tematiche che spesso non sono prese in considerazione, come la discriminazione o la mercificazione della figura femminile nel mondo rap-trap, la difficoltà di ascesa per gli emergenti o semplicemente la difficoltà nell’accettare qualcosa di diverso.

 

Nel ritornello dici “Più te non mi vuoi, io ci sarò”. Ritornando alla mia domanda, tale frase potrebbe essere il motto della battaglia che stai combattendo contro i canoni della società attuale?

Esatto. Sono sempre stata un po’ dispettosa. Ma alla fine spero diventi un motto non solo per me ma per tutti quelli che si sentono giudicati e limitati. Non riuscire ad esprimersi a pieno a causa del timore del parere altrui è un vero peccato. Per qualche minuto ci ho pensato anche io, poi sono subito rinsavita e mi sono detta: “ beh se non posso essere amata, sarò odiata, basta che sarò semplicemente me stessa.” Essere se stessi oggi è ancora molto difficile nonostante l’evoluzione della società e riscontrare poi questa sorta di “bigottismo” nell’ambiente musicale mi rende molto triste.

 

Dire che con questa canzone hai avuto gli attributi è essere fin troppo limitati, andando anche contro a diverse critiche. Cosa ne pensi di coloro che cantano solo per piacere alle masse?

Ci sta. L’ho fatto e lo faccio tuttora anche io, alla fine tutti cerchiamo il compiacimento delle masse e di piacere a più persone possibili, ma sono arrivata alla conclusione che se le masse sono appagate ed io non lo sono affatto perché devo mettere a tacere la mia creatività, forse non è quello che voglio. Comunque a prescindere dal creare o no un prodotto commerciale, credo che l’arma vincente sia sempre la verità; essere se stessi a pieno è l’unica cosa che può portare un artista ad entrare nel cuore delle persone, non delle masse.

 

Alla fine dici “sarò la tua droga”. Nel 2022 riuscirai a farci andare in overdose a furia di nuovi progetti e nuove canzoni?

L’intezione è quella. Ma non voglio giocare pulito, voglio usare i modi più disparati per far girare la mia musica e per creare una sorta di loop, in cui, una volta entrato, non riuscirai più

ad uscirne. Ho in mente tante idee e i nuovi pezzi sono tutti molto sentiti e particolari, voglio far vivere ai miei ascoltatori delle esperienze vere e proprie…un pò come per i funghetti allucinogeni.

 

Le tue canzoni hanno una cura dettagliata delle parole. Quando scrivi prendi ispirazione da qualcun*?

No, è stata una grande ricerca quella che ho fatto, basandomi non solo sul significato di quelle ma sul suono. Come tutti sappiamo l’italiano non è per nulla una lingua melodica ma nei miei brani ho bisogno che le parole siano un tutt’uno con il flow e il mood del pezzo. So di scrivere spesso in un modo un po’ complesso ma, come ti ho detto, mi piace andare oltre il significato di alcune cose e rendere il messaggio tramite la suscitazione di immagini. Oggi credo che il linguaggio per immagini sia il più avanguardistico, infatti sta prendendo piede una nuova forma di scrittura che utilizza terminologie inventate e che si concentra sull’impressione di un suono e non più sul significato.

 

In quanto tempo hai scritto questa canzone? Solitamente ci metti tanto o poco tempo nel crearle?

Di solito ci impiego un giorno o due, mi entusiasmo facilmente quando scrivo e non vedo l’ora di finire e riascoltare a palla il pezzo. Deve esserci l’ispirazione ovviamente, un’idea di fondo che mi stimola a tal punto da diventare un fiume in piena.

 

Momento serio dell’intervista: secondo te cosa si potrebbe fare per abbattere la mentalità molto sessista presente all’interno della scena rap italiana?

Accettare che tutto si trasforma e scardinare quindi quegli stereotipi che rendono il rap qualcosa di quasi intoccabile. Il rap come ogni genere può essere usato in modi e con stili diversi senza dover per forza rispettare delle regole ben precise, metriche o culturali che siano.

 

Sicuramente la copertina della canzone ha un atteggiamento molto di protesta, potresti spiegarci come è nata?

E’ partito tutto dalla questione dei commenti sessisti e dal fatto che in Italia spesso se hai un bell’aspetto non si riesce ad andare oltre quello (un altro limite). Ho deciso così di scoprirmi il seno e di censurarlo con la scritta P.O.P. , lasciando intendere che non c’è nulla da vedere se non la mia musica.

Alla prossima

 

Intervista a cura di Perseo Gatti!