Intervista a MANCHA: “con questo pezzo vi urlo che sono L’uomo più triste del mondo”

Che Bologna sia una città con un potenziale creativo altissimo è da un bel po ’di tempo cosa certa, e possiamo ormai considerarla come una delle città più importanti della giovane scena musicale emergente.

Tra tutte le sue promesse, oggi vi parliamo di Mancha: classe 1999, cresciuto nella provincia bolognese, è da lì che si avvicina alla musica studiando tutti i generi e trovando un modo per mescolarli e trasportarli nella contemporaneità con la voce, con gli strumenti che suona e i pezzi che scrive e produce. Il 22 ottobre è uscito il suo ultimo singolo, L’uomo più triste del mondo, dal testo sofferente che si scontra con l’energico e deciso sound british rock: accostamento contrastante che rende il brano ancora più interessante.

Dopo ACIDA, anche L’uomo più triste del mondo è in collaborazione con Mr.Monkey, musicista e produttore, che condivide con Mancha la generazione, la città, la creatività e il talento. Sul singolo e in generale sul suo lavoro, abbiamo voluto farci dire di più dallo stesso Mancha: qui sotto trovate le risposte alle nostre domande.

 

Ciao Mancha! L’uomo più triste del mondo è il tuo nuovo singolo: più il pezzo va avanti, più la chitarra esplode e gli regala un’energia fortissima regalandoci un’altra versione di un artista che sperimenta e gioca con tutti i generi. Quando e come sono nati musica e testo?

 

Ciao ragazzi! Musica e testo sono nati contemporaneamente circa due mesi fa. Volevo scrivere un interludio per un futuro ep/album e fare un pezzo chitarra e voce che durasse 30 secondi. Poi però sentivo questo bisogno di dare una scossa a tutto, avevo voglia di urlare ciò che avevo scritto perché in quel momento quelle parole significavano molto per me. Perciò, ho aggiunto una chitarra fatta male e delle batterie fatte a caso per avere un’idea di come sarebbe potuto uscire il pezzo. Ho scritto a Monkey, che si è preso benissimo, e con lui abbiamo rifatto tutto da capo e soprattutto con un senso!

 

Il pezzo ha infatti un sound energico british rock che è in contrasto con il contenuto del testo; mi ha ricordato un brano dei Twenty One Pilots che a un certo punto fa: “This one’s a contradiction because of how happy it sounds/ But the lyrics are so down”. E poi Tyler canta anche che questa cosa va bene perché riflette esattamente lo sforzo che sta facendo per eliminare da fuori il male che sente dentro, sorridendo e forse anche fingendo. Tornando a te: qual è il motivo che ti ha portato a scegliere questo ritmo per questo testo? Si avvicina un po ’a quello dei tøp?

 

Sì, il concetto è molto simile. Per quanto mi riguarda se avessi optato per una ballata in cui avrei cantato la mia tristezza del momento non avrei provato la stessa sensazione di sfogo. La contrapposizione tra sound felice e ritmato e testo triste, è riuscita a farmi esprimere al meglio, anche urlando, ma mi ha fatto stare bene. Ormai lo dico a tutti quando me lo chiedono, ma erano anni che dopo aver cantato una canzone non facevo un respiro di sollievo come a dire “ahh, finalmente mi sono liberato!”.

 

E quindi anche per questo pezzo hai collaborato con Mr Monkey. Com’è lavorare con lui? Come fate incontrare le vostre idee e visioni artistiche?

 

In realtà è molto semplice conciliare le nostre idee, soprattutto quando si parla di rock. Tutti e due veniamo da un background simile e abbiamo gusti molto simili. Ricordo che la prima volta che sono entrato nel vecchio studio di Monkey (parliamo di 5 anni fa ormai) la prima cosa che vidi fu un ampli Marshall di fianco a una Les Paul oro in stile Godfather Solo di Slash: mi è bastato per farmi capire che saremmo andati molto d’accordo!

 

La copertina è pazzesca! Toni freddi e font da scritta sui muri con taglierino perfettamente in linea con il mood del brano. Chi è l’artista? Avete lavorato insieme sull’idea o ti sei affidato completamente a ləi?

 

Grazie, mi fa molto piacere che pensiate questo della copertina perché ne vado molto fiero, soprattutto perché l’artista è mia sorella Martina Parmeggiani! All’inizio le ho dato alcune linee guida, ma poi mi ha mandato una reference che era diversa da quello che avevo in mente io, perciò ho lasciato fare tutto a lei dato che mi fido al 100%. Non è la prima volta che lavoriamo insieme, ma è la prima che lavoriamo insieme al progetto MANCHA. Quando ho iniziato con le primissime canzoni, nel 2015, realizzava molte mie copertine, ora però sicuramente continueremo a lavorare insieme, trovo che lei stia decisamente a un altro livello.

 

Più in generale, quanto è importante per te la scelta dei look per il tuo progetto, il modo in cui ti presenti sui social, i videoclip, le foto? Senti che sono una parte importante per completare quello che Mancha vuole essere?

 

Il look è importante se rispecchia al 100% chi sei. Non credo che debba essere qualcosa che si aggiunge a un artista per completarlo, ma deve rappresentare parte dell’artista, esaltando ciò che già è. Io, in primis, l’ho sperimentato sulla mia pelle, solo adesso ho ben chiaro qual è il look che mi sento bene addosso.

 

E quindi sei triste, ma sei anche un bel po ’incavolato nel nuovo singolo. Quale dei due stati d’animo ti porta di solito a voler scrivere un nuovo testo? Ci sono altre sensazioni o momenti che ti fanno dire “okay questo sentimento lo devo buttare fuori e farci un pezzo”?

 

Solitamente quando inizio a scrivere un pezzo non so se sarà un pezzo arrabbiato, triste, felice… Non parto con un’idea precisa, ma mi lascio trasportare. Quando scrivo qualsiasi pezzo che abbia un significato forte per me, sento però un vuoto allo stomaco e una sensazione simile alla nausea, come quando vuoi dire qualcosa ma qualcuno non te lo permette, o come quando ti dimentichi qualcosa o non la puoi dire perché non è appropriata e allora sei costretto a tenerti tutto dentro.

 

Le influenze musicali, che sono chiaramente diverse per tutti i tuoi singoli, da dove vengono? Quali sono gli artisti che ascolti di più in generale e quali maggiormente in questo periodo?

 

In generale ascolto tanti classici del passato partendo dagli anni venti fino a oggi. Per dirla in breve, adoro le pietre miliari del secolo scorso. Ultimamente sto riaprendo il cassetto della

musica che ascoltavo a 16/17 anni, ovvero The Vaccines, The Struts, The Clash, Blink 182, Young Rising Sons, oltre a Machine Gun Kelly che con il suo rebranding, insieme a Travis Barker, mi hanno fatto venire una voglia matta di Punk a 150 Bpm!

 

Dopo un po’ di singoli aspettiamo un album o almeno un Ep… ce lo meritiamo uno spoiler?

 

Ho varie canzoni da parte che scarto continuamente, ma le lascio da parte per tenere le migliori per un ep che racconti di me. Perciò sì, sto lavorando tanto per potervi far ascoltare un bel progetto!

 

Marika Falcone

2 pensieri riguardo “Intervista a MANCHA: “con questo pezzo vi urlo che sono L’uomo più triste del mondo”

  • 7 Febbraio 2022 in 6:01 am
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