Daniele Barsanti

Benvenuto a questa nostra intervista, grazie per la disponibilità. Partiamo subito con la nostra domanda di rito, chi è Daniele Barsanti?

Un innamorato pazzo delle canzoni, di quello che fanno nella vita delle persone. Un notturno, un po’ vizioso ma tutto sommato un bravo ragazzo.

 

Nel tuo percorso musicale hai ricevuto molti apprezzamenti da artisti come Tommaso Paradiso, Jovanotti e Francesco Gabbani, per cui hai anche aperto il “Gabba Live 2018”. Come nasce tutto questo?

Dalla resilienza, dal sapere aspettare. Credo che la cosa più difficile di fare questo lavoro sia sapere attendere il momento giusto. Con Francesco si dice spesso di aspettare il proprio turno ed essere lì pronto, prima o poi la giostra si ferma e se ci sei davanti riesci salire.

 

Il 02 luglio è uscito il tuo album “Zingari”, ti va di raccontarcelo?

É un disco sincero, anche troppo, sul filo del rasoio in un mondo troppo politicamente corretto, è un disco per bambini che non sanno crescere, che vivono la notte per scappare dal giorno, per cercare di ingannare il tempo che fa l’egoista nel gioco della vita. É un disco romantico, c’è tanta passione, amore, viaggi, storie senza fine…ecco, è un disco di altri tempi, non ha una durata, perché parla di emozioni.

 

Nella raccolta troviamo “Le commesse”, un testo molto riflessivo. Parlacene.

É stato più che altro un racconto di quello che mi sono trovato davanti. Mi sono seduto davanti alla vetrina di un negozio e ho visto una ragazza sui 30 anni che piegava e ripiegava le solite maglie nel solito scaffale quasi a loop, e in quel momento mi è venuta in mente la frase madre del pezzo “sono una vita che ripiegano la vita in uno scaffale”

 

Tra i bellissimi singoli presenti nell’album risuona nelle mie orecchie “Le luccioline”, canzone molto indie. Come nasce?

Stavo tornando a casa dallo studio e ho visto una prostituta sulla strada, me ne sono innamorato.

 

In “Zingari”, singolo omonimo all’album, si respira attraverso un testo molto particolare la voglia di libertà. Quanto c’è bisogno di sentirsi liberi, soprattutto in un periodo delicato come questo?

“Zingari” è la bandiera della libertà, ne abbiamo sofferto più di ogni altro anno, e forse proprio per questo è uscita questa canzone, che per me è un po’ una sorta di esorcizzazione di un periodo troppo lungo senza abbracci, cene, notti e partenze.

 

Chitarre distorte e sonorità indie sono accompagnate perfettamente da testi mai banali e molto riflessivi. Cosa ti porta a queste continue sperimentazioni musicali?

Seguire le strade senza sapere dove portano, è qualcosa che faccio nella vita stessa, con le famose “zingarate”. Nei testi e nelle sonorità non bisogna aver paura di sorprendersi.

 

Progetti futuri?

Fare sentire “Zingari” a più persone possibili.

 

La musica è il sogno di molti ragazzi e non solo, cosa consiglieresti a loro e quali percorsi indicheresti per fare della buona musica?

Essere sé stessi e capire cosa è quella cosa che a noi viene facile e che agli altri fa impazzire, trovarla e trasformarla nel proprio stile artistico.

 

Ringraziandoti per il tempo che ci hai dedicato, ti chiediamo una dedica e un saluto per i nostri lettori.

Un saluto a tutti lettori di Exclusive Magazine che sia un’estate brillante, felice, zingara.

Intervista a cura di Antonio Borzacchiello!