Giuse The Lizia

Hai iniziato a suonare in una tribute band dei The Strokes, come sei finito a scrivere testi vicini all’ambiente rap?

Per quanto riguarda la musica ho avuto tantissime fasi diverse, stili musicali diversissimi convivono benissimo in tutte le mie playlist. Mi trovo più a mio agio a scrivere pezzi pseudo rap, comunque sempre contaminati da tante altre cose, anche dagli Strokes.


Sei cresciuto in provincia di Palermo ma ora vivi a Bologna, quando hai capito che dovevi trasferirti se volevi lavorare con la musica?

In realtà l’arrivederci alla mia città l’ho dato per ragioni di studio, il classico fuorisede a Bolo. La musica è arrivata per caso, però si, sicuramente l’essere stato in una città come Bologna è stato essenziale per permettere al progetto di nascere.

Al contempo però la scena palermitana è piena di emergenti, cosa succede in quella città?

Essendo di un paese di provincia devo ammettere di non conoscere molto bene la scena palermitana, ma tutti gli artisti che ho avuto modo di ascoltare spaccano. Purtroppo come tante città del sud Italia trova poco spazio nelle dinamiche nazionali per motivi che, francamente, non riesco a spiegarmi. Speriamo meglio per il futuro.

I tuoi due singoli usciti nel 2021 sono prodotti da Mr. Monkey che ha collaborato con gli Psicologi, Madame o ancora Tredici Pietro. Come nasce la vostra collaborazione? Come vi siete conosciuti?
Ci siamo conosciuti grazie alla mia etichetta, Maciste Dischi, ormai un 4-5 mesi fa. Quando mi dissero che ci avrei lavorato era gasatissimo, la cosa più bella è aver costruito un rapporto umano forte, al di là di quello lavorativo

Hai solo 19 anni ma hai una voce davvero particolare, matura. Quanto è importante per la tua carriera musicale differenziarti rispetto a molti tuoi colleghi rapper sotto l’aspetto vocale?
In generale credo sia sempre importante trovare una propria impronta riconoscibile per non perderti tra le mille cose belle che ci sono in giro. Io tento di farlo mixando generi e sfruttando il fatto che più o meno sono intonato.

In “Vietnam” paragoni l’amore ad una guerra, in qualche modo ti prendi gioco del famoso detto “Fate l’amore non la guerra”. Dove hai trovato ispirazione per un testo così forte?
Tutto quello che vedo e che vivo è fonte di ispirazione nei momenti in cui mi metto a scrivere. Probabilmente neanche me ne rendo conto, ma tutto quello che mi rimane impresso si traduce in parole e in canzoni.

Invece nel tuo ultimo singolo uscito qualche giorno fa ed intitolato “Serate storte” parli di quelle tipiche serate di cui il giorno dopo non si ricorda quasi più nulla, presupponendo che tu l’abbia scritta quando c’era la pandemia, avevi voglia di far tornare in testa ai ragazzi un po’ di quelle sensazioni? Sono mancate pure a te immagino.
L’ho scritta in pandemia, sì. Io vivo per far festa, stare in giro con gli amici è il punto massimo della giornata. Per un anno e mezzo siamo stati costretti (giustamente) a frenare parecchio, a stravolgere le nostre vite. Però le serate toste stanno tornando e c’ho voluto scrivere una canzone.
 
Concludo con una domanda abbastanza scontata ma che ci fa capire il futuro della tua carriera: dove vuoi arrivare?
Voglio arrivare a fare dei grandi concerti con un sacco di bella gente, appena succede mi riterrò già parecchio soddisfatto. Il resto si vedrà, per adesso vivo tutto quello che viene
 
Intervista a cura di Gabriele Dimarco!