En?gma

 Volevamo chiederti innanzitutto qualche aneddoto sul tuo soprannome En?gma ed in particolare su quel punto interrogativo presente all’interno. Tutta questa misteriosità si collega in qualche modo con la tua musica? 

In realtà non è niente di particolare. Il punto interrogativo va a sostituire la i ed è un qualcosa di iconico, come una firma. Poi perché da adolescente ero molto cervellotico e tendevo sempre a farmi molte domande. 
 
Il tuo nome viene spesso e volentieri associato a quello della Machete Crew? Cosa ti porti dietro da questa esperienza con loro e cosa ti ha portato a chiuderla? 
È ovvio che mi porto dietro tantissime belle esperienze, i primi passi nella scena. Preferisco ricordare queste cose qua, come l’esperienze sui palchi e il fatto di aver conosciuto personaggi importanti della scena. Per quanto riguarda l’uscita sono state dinamiche umane e non musicali. Non c’era più amicizia tra me e i fondatori ma non c’entra nulla la musica. 
 
Come nasce invece l’idea di suddividere il tuo ultimo disco Totem in più episodi? Cosa intendi trasmettere con questo tuo viaggio musicale? 
Per quanto riguarda la cinematografia si sta andando sempre più sulle puntate, soprattutto con l’avvento delle serie. Ho voluto quindi sperimentarlo nella musica come approccio. In più è un occasione anche per testarsi e scrivere tutto l’anno, far uscire tanto ed è anche un nuovo modo di lavorare. In “Totem” c’è veramente tutta la mia evoluzione e tutti i miei modi di approcciare le sonorità e tante. 
 
All’interno di questo bellissimo progetto spicca sicuramente la traccia Underdog. Qual’è il significato di questo brano e come mai hai voluta riproporla in diverse versioni?
Gli Underdog sono uno per episodio, mentre nell’ultimo Totem ho messo l’Ultimate, che va un pò a chiudere un pochino questo ciclo di tracce. È stato un modo per fare posse track vecchia maniera e per coinvolgere quelli che sono quindi degli Underdog. Questo termine infatti si riferisce a quella squadra o a quello sportivo che da sottovalutato riesce a prevaricare. 
 
Una delle strofe migliori del disco l’ha fatta probabilmente Jake La Furia? Com’è il tuo rapporto con lui e come è venuta fuori l’idea di fare un pezzo insieme? 
Credo che un pò tutti sognano di fare un pezzo con Jake e per me è stato un onore il fatto che ha risposto positivamente. Ci siamo sentiti telematicamente e ha accettato e apprezzato la mia strofa e la strumentale. Io sono molto contento visto che secondo me era una strumentale adatta a lui e per me rappresenta tanto, è una delle cose che mi potrò fregiare anche quando la mia carriera sarà finita. Aver fatto un pezzo con Jake è un qualcosa di speciale per me. 
 
All’interno di questo progetto troviamo un grosso numero di featuring tra nomi più blasonati e meno? Come mai questa scelta? 
È sempre stata una cosa che ho fatto nel corso degli anni e mi mancava un pò caricare di featuring il progetto. Era una cosa che mi mancava un pò dai tempi di Machete Mixtape e questa volta ho cercato di mettere più gente diversa da loro. La cosa più bella dei feat secondo me è il fatto che mondi diversi si incontrano. 
 
In questi anni è cresciuto molto in Italia il fenomeno della trap. Tu cosa ne pensi di questo sottogenere? Hai mai pensato di provare a sperimentare come in parte hai già fatto in quest’ultimo disco e ad uscire quindi dai tuoi canoni abituali?
Io penso che ogni genere se fatto bene abbia qualcosa da trasmettere. C’è chi lo fa bene, chi lo fa male e chi ci mette anche del contenuto a prescindere delle sonorità. Io credo di aver rappato su tante strumentali e su tante sonorità, in Totem ci sono anche sonorità Trap, Drill e potete trovare qualsiasi cosa. 
 
Ti vedremo mai tornare a collaborare con qualche membro della Machete Crew o con loro possiamo considerarlo un capitolo chiuso? Cosa ne pensi invece del percorso che sta facendo attualmente il tuo vecchio collettivo?
A meno che succeda qualcosa di eclatante possiamo considerarlo un capitolo chiuso. Per loro parlano i numeri, credo che sia un percorso sicuramente vincente. Va dato atto a loro il fatto di aver tirato su un impero molto interessante e di aver trovato nuovi artisti prima di altri. È una realtà che ho visto nascere, crescere e successivamente si è consolidata. 
 
Siamo in periodo di Europei di calcio e abbiamo visto che sul tuo canale YouTube ti sei dilettato in maniera piuttosto egregia in racconti di calcio? Come ti è venuta questa idea di proporre questo format alla Federico Buffa? Ci dobbiamo aspettare a breve delle nuove puntate?
Sì è vero mi sono un pò ispirato a Buffa. È davvero incredibile lui, è un personaggio che ammiro tantissimo. Questo format è nato dalla mia passione per il calcio e per il giornalismo sportivo. Faccio delle telecronache da due anni per un’emittente e quindi ho voluto proporre qualcosa di nuovo per diversificare. Spero di avere l’occasione di continuare a fare narrazioni del genere, visto che mi piace affrontare il calcio in maniera romantica. Ho proposto racconti di vecchie manifestazioni e l’ho fatto nel periodo pre Europeo per fare scattare qualcosa nei tifosi. Dopo l’Europeo potrei riproporlo sempre in chiave Nazionale oppure sempre con la stessa modalità ma con una chiave diversa. 
 
Ti ringraziamo Enigma per la tua disponibilità per questa intervista e ti invitiamo a concludere salutando chi più ritieni opportuno.
Grazie a voi, a chi mi segue e a chi ascolterà “Totem” e lo farà suo. Ci tengo sempre a citare la figura di Kayzen, che è il mio braccio destro e che propizia sempre in maniera decisiva i miei progetti ed anche questa volta ha fatto un gran lavoro.
 
Intervista a cura di Giovanni Paciotta!