Warez
Parlaci degli inizi del tuo percorso artistico…
«Io sono un figlio della cultura hip hop degli anni ’90, da sempre affascinato a tutte le forme di espressione che racchiude il movimento nato in America, infatti inizialmente mi sono avvicinato al writing. Agli inizi della mia carriera i mezzi per emergere erano davvero pochi ed anche solo trovare un microfono o uno studio di registrazione che decidesse di accoglierti, non era facile. Ho iniziato scrivendo su fogli di carta e rappavo in macchina con gli amici del quartiere»
 
Come e quando ti sei avvicinato alla musica?
«Da subito ho capito che la musica era il mio mondo. Prima trovare musica in rete e dischi non era semplice come lo è adesso. Io ero fortunato perché mio padre lavorava in un’azienda americana e mi portava i CD dall’America, quindi ascoltavo i dischi dei ’90 che circolavano negli USA. Mi ricordo ancora il primo disco, l’ho ascoltato a ripetizione, era quello di Mase, se non sbaglio. Poi mi sono avvicinato sempre di più al rap, ascoltando quei dischi memorabili ed anche guardando video dei grandi Mc»
 
Cos’è per te il rap?
«Io uso il rap come canale di sfogo, nei miei brani parlo del mio vissuto, delle mie esperienze e di come le vivo; spesso i miei brani sono un brainstorming. Quello che è sempre presente è sicuramente il riferimento alla cultura asiatica. Il mondo orientale è parte del mio immaginario ed è per questo che mi definisco il “Ninja di zona”»
 
Da cosa deriva il legame tra la tua immagine artistica e il mondo orientale?
«L’Asia mi ha sempre ispirato, tanto che già dal 2016 (quindi pre-Covid-19) ho deciso di produrre mascherine, che in Asia sono sempre state utilizzate e da due anni ho anche una collaborazione con Wild Merch (official store di MACHETE)»
 
Il rap è appartenenza, ti senti legato alla zona in cui sei cresciuto?
«Il quartiere in cui sono cresciuto ha sicuramente influenzato la mia personalità artistica. La zona 4 di Milano è ricca di stimoli, ha spronato alcuni dei rapper più forti ed è un quartiere che è riuscito a creare collaborazione. Anche chi si è trasferito da altre città ha vissuto almeno per un periodo in zona 4, che ha da sempre regalato a livello artistico e ha influenzato il mio percorso musicale e non»
 
Quali sono gli obbiettivi che ti prefiggi?
«Il mio obbiettivo più grande è crescere sempre di più a livello lavorativo ed artistico rimanendo sempre vero; sembra banale, ma non è facile rimanere sé stessi, soprattutto in questo ambito. Una crescita personale è positiva, ma solo se non cambi quella parte che piace agli ascoltatori di te.  Più sei vero, più rappresenti te stesso»
 
Ed ora, stai lavorando a dei nuovi progetti?
«Per quanto riguarda i miei progetti, dopo il lockdown e questa fase di fermo, ho fatto un po’ il punto della situazione e ho raccolto i testi a cui ho lavorato ultimamente con l’idea di farli uscire tutti insieme in una volta»