Mash

Ciao Mash, benvenuto e grazie per il tempo che ci dedicherai.

Come stai e come ti senti in questo periodo della tua vita?

Nonostante abbia sempre qualche difficoltà a stare bene con me stesso, in questo momento sento che tante persone si stanno riconoscendo nella mia musica, facendomi sentire meno solo e insegnandomi a volermi più bene: è una sensazione strana con cui vorrei convivere a lungo.

 

Il tuo singolo “Oggi Non Voglio Morire” è un vero e proprio manifesto di una generazione che è stufa di soffrire. Cosa consigli a chi si trova in difficoltà?

Trovate il vostro posto sicuro: una persona, una passione, una canzone, ma anche un luogo vero e proprio. Quando ho trovato il mio, la musica, ho iniziato a sentirmi meno solo e a prendere per mano le mie fragilità. Chiaramente se una situazione diventa fuori controllo è necessario rivolgersi immediatamente a persone vicine e figure professionali che possano aiutarci a rimettere la nostra vita in carreggiata, prima che sia troppo tardi.

 

Mi è piaciuta molto la frase del brano che dice: “Sei un quadro che ha perso colore, in fondo ti piace soffrire”. Io ne ho dato un’interpretazione mia ma sono curiosa di sapere, cosa intendevi dire?

Credo che ognuno di noi nasca con quello che il pedagogista Ken Robinson chiama “l’elemento”, un fuoco dentro, un talento per una cosa in particolare. Ecco, l’elemento è tanto potente quanto fragile, e può depotenziarsi e perdere colore se entra in contatto con le persone sbagliate, che non sanno valorizzarlo. Quanto ti senti incompreso o le cose non vanno come vorresti entri in un loop di demoralizzazione in cui, sembra strano, ma il dolore diventa il tuo migliore amico, e arrivi quasi a desiderarlo, perché è la tua comfort zone, la parte di te che conosci meglio. Questa frase si riferisce proprio a questa sensazione, in cui arrivi quasi a depersonalizzarti e a perdere te stesso, dimenticando che la vita va vissuta fino in fondo, al di là del dolore.

L’amore è sempre stato un buon antidoto contro l’odio. Cos’è per te?

È il “posto sicuro” di cui parlavo poco sopra. Credo nell’amore con tutto me stesso, nonostante nella mia vita non abbia ancora trovato LA persona con cui condividere questo sentimento (oltre chiaramente a persone come la mia famiglia e i pochi veri amici che da sempre amo).

La tua musica è per “cuori fragili”: come scegli quali temi trattare?

Più che scegliere i temi sono loro a scegliere me: mi sono sempre sentito connesso con il dolore, immaginandolo come un sentimento collettivo, la più grande forma di unione per gli esseri umani assieme all’amore. In questo senso la mia scrittura sgorga dalla sofferenza e dalla malinconia in modo molto spontaneo, ma con l’obiettivo di trarre da questi stati d’animo la forza per ripartire. Io sono un “cuore fragile” in prima persona, e voglio, con la mia musica, portare la voce delle persone come me, di tutti i cuori fragili.

Percepisco dal tuo modo di scrivere che usi la penna come un’arma facendo attenzione alle parole, quindi ne percepisci il potere. Sei mai stato ferito da queste?

Nonostante ami la corrente filosofica dello stoicismo, ho ancora delle difficoltà ad applicare il principio del “distingui ciò che è in tuo controllo da ciò che non lo è”: spesso tendo a dare troppa importanza a parole piccole, pensieri cattivi su cui non ho il controllo e che non dovrebbero dunque essere oggetto del mio dispiacere.

Come definisci il tuo genere musicale?

Potrei definirlo alt/emo rock: la parte alternative deriva dal mio mescolare rock, cantautorato e strofe rappate facendo di ogni brano un inno alla contaminazione; la componente emo invece si riferisce all’estrema introspettitivà dei testi e alla mia estetica mai sobria.

Chi includi nella tua playlist ideale?

Prima di tutto il mio fetish personale: i Muse. A seguire artisti come Linkin Park, Avenged Sevenfold, Nirvana, My Chemical Romance, De Gregori, Niccolò Fabi, Lucio Battisti, Fabri Fibra, Eminem e… meglio che mi fermi. A proposito, ho creato giusto oggi una playlist con tutti i brani che mi hanno reso ciò che sono, si chiama “uN pO’ di mE (sH)” e la trovate a questo link:  http://bit.ly/2ZzyrVc

Qual è il tuo miglior pregio e il tuo miglior difetto?

Sono una persona estremamente testarda e iperattiva: quando ho un obiettivo sacrifico anche il sonno per raggiungerlo. Sono però anche molto permaloso e mi lego al dito anche le più piccole parole o i fatti che mi lasciano un po’ così.

 

Cosa ti auguri per il futuro?

Il mio sogno è costruire una mAsH sQuAd, una community fatta di cuori fragili, persone come me che non hanno paura di riconoscere la propria fragilità ma al tempo stesso vogliono farci i conti e trovare la forza di brillare nonostante il mondo non sia poi un posto così facile.

 

Terminiamo qui la nostra chiacchierata.

Ti ringraziamo nuovamente per il tempo che ci hai dedicato, ti salutiamo e ti invitiamo a salutare a tua volta chi vuoi.

Grazie a voi, è un piacere. Mando un forte abbraccio ai cuori fragili che stanno leggendo, alla mia famiglia, alle persone che mi vogliono bene e pure a quelle che no. Alla prossima!

 

A cura di Rosanna Buonauro