Hu

Ciao Hu e benvenuta a questa nuova intervista targata Exclusive Magazine. Per rompere il ghiaccio abbiamo pensato di farti una domanda “per assurdo” : Ipotizziamo che Netflix decida di fare una docu-film su di te, cosa si vedrebbe nel trailer dello stesso 

Ciao a tutti, intanto penso che sarebbe una figata se facessero questo documentario sulla mia vita. Nel trailer sicuramente si vedrebbe la prima volta che a 11 anni ho preso in mano una chitarra, quando ho avuto un problema alle orecchio non sentendoci più e la prima discesa dall’ Ariston 

 

 

Da poco è uscito “numeri primi”, il tuo nuovo album, ci parli del concept del progetto inserendo nella tua risposta i  numeri primi  1 3 7? 

Ok, UNO  perchè numeri primi ? prima ragione, uno è anche il mio numero preferito, il mio logo è un 11 nonchè due 1 paralleli, dopo tanto tempo che mi sono sentita tantissime cose ho avuto il bisogno di riaffermare il mio sentirmi unico umano  che è anche il messaggio che è il messaggio che ho voluto anche lanciare nel disco che siamo tutti essere umani irripetibili e  di conseguenza siamo numeri primi e dobbiamo sentirci sempre fieri e orgogliosi di ciò che siamo.

TRE, Tre sono le parole che riassumono un po’ tutto il disco : “io ti amo” che è la frase più forte dell’ umanità secondo me 

SETTE, sette sono le vite che ho perso nelle due settimane in cui ho finito la genesi del disco registrandolo e chiudendolo definitivamente. si, in quelle due settimane ho perso 7 vite 

 

Vite che hai perso ma che alla fine  destino non ti ha fatto perdere del tutto perchè in “prima di sparire” ci canti “smezzo una birra col destino che devo chiarire” , se davvero tu potessi davvero essere davanti al destino cosa gli chiederesti? 

Gli chiederei questo ” come mai io che  non rompo mai a nessuno, sono sempre trasparente e limpida poi alla fine mi ritrovo sempre un sacco di rotture di scatole ? 

 

Nonostante le rotture di scatole che hai avuto nella vita sei riuscita, o per lo meno cosi ci dici in MoMa, a dire chi se ne frega a tante cose. Ad oggi, invece, a cosa ancora non riesci a dire “chi se ne frega”? Inoltre si spieghi il titolo del brano? 

La canzone MoMa si chiama cosi perchè la persona per cui avevo pensato questa canzone è una persona di plastica e per cui questi occhi potevano stare bene solo al museo  MoMa  lontani da me, per quanto riguarda il non riuscire a dire “chi se ne frega” ad oggi riesco a dirlo a tutto tranne delle persone che mi deludono o che mi fanno male. 

 

Ciò che hai appena detto si collega a ciò che ci canti in “Mamma” dove ci dici “Vorrei ballare a luci spente tra tutta questa gente e stare ad occhi chiusi e non sentire niente” quasi come voler appunto veder questo quadro del MoMa da lontano. Cosa non vorresti più sentire nella fattispecie? 

Oltre alla sveglia alla mattina che è comunque un dramma in maniera più seria, collegandomi alla risposta sopra, ti direi che non vorrei più sentire il dolore emotivo e quindi stare male. 

 

All’ inizio della nostra intervista hai parlato di Sanremo, è stato più difficile gestire l’ ansia sul palco dell’ Ariston come cantante o come polistrumentista nel tour di Emma? 

Sono due dimensioni diverse, ho avuto ansia in entrambi i posti però quando ci devo mettere la faccia io mi sento meno responsabile quando invece sto lavorando per qualcuno voglio essere impeccabile quindi ne ho sofferta di più in Tour con Emma perchè avevo paura di deludere anche qualcun’altro oltre a me stessa 

 

Parliamo un attimo dei tuoi due feat presenti nel disco, come è stato lavorare con loro? 

Lavorare con loro è stato bellissimo dato che quando fai le cose che ti piacciono e le fai con grande energia e entusiasmo e sai quanto sei fortunata a fare ciò che fai le fai bene e escono anche naturali, cosi come è nata in maniera naturale la collaborazione con Francesca in quanto conseguenza di un rapporto e legame che abbiamo io e lei che a portato poi al nostro brano e stessa cosa è stata per Highsnob col quale ho condiviso anche il viaggio di Sanremo 

 

Parlando di viaggi  musicali il percorso di numeri primi  si conclude con “la versione migliore di noi” con una durata di ben 5:31. Come mai questa scelta di tempo alla luce di un mondo musicale di freestyle di un minuto e di ascoltatori che hanno l’attenzione di un pesce rosso?

5.31 5-3-1 hai visto? numeri primi ovunque ! Il brano è cosi lungo perchè ho scelto di fare una stesura da Club perchè quello è un brano club e soprattutto è un brano che va ad essere il mio manifesto musicale di quello che sarà il percorso che farò nel futuro ciò avvicinarmi sempre di più al club, è una canzone dove ci si deve lanciare  e lasciarsi andare l’ ho pensato  come brano da poter inserire nella playlist di un runner visti i bpm incalzati. Il messaggio che voglio lasciare in chiusura del disco è che voglio svegliarmi ogni giorno, ogni alba e sentirmi la versione migliore di me. 

 

Extramusicale ma non troppo : in quanto esseri umani e umanità in maniera globale quale potrebbe / dovrebbe essere “la versione migliore di noi”?

Una versione dove uno sta bene, si sveglia col sorriso e non fa male a nessuno 

 

Per concludere questa nostra chiacchierata insieme ti invitiamo a salutare ringraziare chi vuoi 

Saluto mio nonna alla quale voglio un gran bene e che mi segue da tutte le parti cosi come mando un abbraccio a tutti i miei fan e i lettori di questa intervista e in ultima battuta ringrazio voi per questa intervista! 

 

Intervista a cura di JdOnTheBeat!