Einar
Cosa significa per te questo nuovo album “Instinto” e cosa ti ha spinto a tornare a cantare in spagnolo?

Instinto è un disco che mi è servito per trovare una dimensione artistica e autoriale che mi rappresentasse a pieno. Farlo in lingua spagnola è stato qualcosa di molto naturale, che mi avvicinava a quello che sento più vicino a me: la musica latina.

Nel ritornello di “Caligine” canti: “Bruciavamo come Notre Dame, siamo anime perse tagliate a metà, non siamo più niente che mi bruci ancora”. Questa traccia è in qualche modo legata a qualche tua storia d’amore?
E in generale come nasce questa metafora con la caligine?  La caligine è la polvere di qualcosa che è bruciato troppo in fretta e con troppa forza. La canzone prende ispirazione sia una mia relazione del passato oramai lontana e una storia immaginata. Si parla di amore ma di qualsiasi relazione troppo tossica che sia d’amicizia o familiare.


In questo tuo nuovo disco troviamo molto reggaeton. Come mai questa scelta di puntare su questo genere e di cambiare rispetto al passato?
Avendo la possibilità di poter scrivere roba mia in totale libertà ho lavorato a roba che mi piaceva e che mi potesse rappresentare a pieno. Diciamo che il pop l’ho unito a tanti elementi anche grazie ai Cosmophonix e BCroma: latin urban, reggaeton, salsa. Mi sono divertito un sacco.

Una delle tracce che abbiamo apprezzato di più è sicuramente Madrid. Hai una passione particolare per questa città? E a prescindere da questo come è nata l’idea di scrivere questo pezzo?

Madrid è un omaggio alla mia lingua spagnola. Non ci sono ancora stato. In pratica la canzone parla di un ragazzo che arriva a Madrid e perde la testa per una donna bellissima.

In questo progetto abbiamo notato anche l’assenza di featuring. Cosa ti ha spinto a farne a meno?

Avevo bisogno prima di trovare il mio centro. Da adesso in poi penso che sia più facile per me fare delle collaborazioni..

Quanto sono state importanti per la tua crescita le esperienze che hai fatto ad X Factor e Amici e cosa ne pensi in generale del livello attuale dei talent?
Amici è stata un’esperienza fondamentale per il mio percorso. Prima io cantavo nei karaoke, dopo il programma ero un artista preparato. È importante avere però un’idea precisa di cosa voler fare artisticamente: soprattutto se come me hai fatto poca gavetta (live, dischi autoprodotte ecc).



Sei salito alla ribalta a livello mediatico sicuramente anche grazie alla tua esperienza a Sanremo. Che emozioni si prova a tal proposito a salire e ad esibirsi sul palco dell’Ariston?

Ti caghi sotto! Però dall’altro lato ho potuto vedere tanti personaggi famosi nella loro versione più umana: è stata la cosa più bella.

Visto che noi ci occupiamo principalmente di rap, c’è qualche artista Hip-Hop con il quale in futuro ti piacerebbe eventualmente collaborare?
Sarà scontato ma direi Marracash: ha un modo di portare il rap a un’espressività sul lato delle relazioni incredibile. A livello internazionale mi piace Nicki Nicole. 

Cosa ne pensi di ciò che sta vivendo il mondo della musica a causa della pandemia? Pensi di tornare ad esibirti in live già nei prossimi mesi?

È tutto molto più difficile, è brutto non poter avere un contatto diretto con i fan, il mondo è troppo distaccato quando si vive per avere questo tipo di relazione. Spero di poter tornare ovviamente a suonare dal vivo per abbattere tutto questo.

Ti ringraziamo per la disponibilità per questa intervista e ti invitiamo a concludere salutando chi più ritieni opportuno.

Grazie a voi ragazzi e a tutti coloro che ci leggeranno! Un abrazo
 
Intervista a cura di Giovanni Paciotta!