LUCARIELLO E RAIZ, NON OCCORRONO TRADUZIONI!

Benvenuti in questa breve intervista su Exclusive Magazine, abbiamo avuto la possibilità di ascoltare in anteprima il vostro Ep “Napoli C.le/Düsseldorf” di Raiz e Lucariello uscito il 19 novembre. Questo Ep a ritmo elettro-rap-rock rappresenta il vostro primo progetto assieme, in una nuova avventura condivisa. Credete possa essere considerato l’inizio di un nuovo percorso musicale?
Raiz: Non direi. È qualcosa che si aggiunge alle cose che già facciamo, un’altra pietra della nostra collana.
 
Lucariello: Tutto è possibile ma abbiamo tanti progetti contemporaneamente, molto diversi tra loro ma comunque coerenti con la medesima radice. 
 
La seconda traccia, intitolata “Aria”, apre la prima scena dell’ultima stagione di “GOMORRA – La serie”. Com’è nata questa collaborazione? 
Raiz: Abbiamo scritto questo pezzo pensando a un giovane carcerato in attesa della libertà, prossima a venire. I nostri produttori lo hanno fatto sentire agli scout della serie e gli è piaciuto. Il resto lo ha fatto la regia di Marco D’Amore che gli ha dedicato un teaser di tre minuti, ovvero quasi tutta la durata della canzone.
 
Lucariello: Credo che a Marco D’Amore, il regista di diversi episodi, sia piaciuta e in effetti sotto quelle immagini del primo episodio dell’ultima stagione calza a pennello.
 
Nel terzo brano intitolato “Denare cu’ ‘a pala” viene citata la canzone “Black Athena” degli Almamegretta. Cosa rappresenta per voi questo brano in correlazione con il vostro nel disco nuovo? 
Raiz: Gli Alma fanno parte della storia del suono urban di Napoli, è un’auto-citazione che è anche un tributo.
 
Lucariello: Sicuramente gli Almamegretta sono tra i fondatori della musica urban italiana. Quella citazione è come riprendere Rakim per gli americani.
 
L’Ep spazia tra dinamiche esplicite e interpretazioni intimiste, e la traccia “Barbieri” può essere considerata come esempio concreto. A tal proposito vi chiedo che sensazioni avete avvertito nel momento in cui avete avviato questo progetto? 
Raiz: Volevamo scrivere qualcosa senza orpelli che mettesse a nudo la nostra anima popolare. Ci siamo ritrovati a raccontare storie apprese per strada che spesso hanno un sapore quasi epico, piene di sentimenti esposti senza paura di mostrare il proprio lato debole.
 
Lucariello: Che tra quello che abbiamo dentro e quello che manifestiamo fuori spesso ci sono cose che non vediamo. In questo EP cerchiamo di mettere in luce le fragilità di chi non può permettersi di essere fragile, debole.
 
Entrambi siete affascinati dal registro della sceneggiata, da dove nasce questa passione? 
Raiz: Direi che è quasi un codice genetico: il fatto che sia stata così vituperata ce la fa amare ancora di più. È molto vicina alla tragedia, di cui siamo eredi culturali.
 
Lucariello: Per me è qualcosa di atavico, quando ascolto il finale di ‘O zappatore non posso non commuovermi, è più forte di me. È la nostra identità che chiama.
Ne abbiamo discusso tanto che D-Ross e Star-t-uffo, due producer eccezionali con i quali abbiamo condiviso tutto il percorso di questo EP. 
 
Gusto innato per le melodie, beat corposi e innovativi contraddistinguono questo nuovo progetto. Quali sono state le vostri fonti d’ispirazione? 
Raiz: Dai cantanti del pop napoletano ai Soundgarden passando per tutto l’universo african american.
 
Lucariello: È tutto un mix che va dai Kraftwerk passando per i blues del Mississippi ai Nirvana fino a Jay-Z che dialoga con Mario Merola.
 
Negli ultimi anni la scena hip-hop partenopea si sta facendo spazio in Italia e all’estero, molti giovani artisti raccontano nei loro brani la vita di strada. Secondo voi quando può essere essenziale il vissuto di un artista in concomitanza con quelli che saranno i suoi testi e i suoi racconti? 
Raiz: Può essere importante, ma un musicista è come uno scrittore. Il fatto che abbia vissuto in prima persona certe cose o ne scriva, immedesimandosi in chi le ha vissute, non conta poi molto riguardo al risultato.
 
Lucariello: Di sicuro per quanto riguarda “la strada” i rapper del Sud hanno molto più da raccontare, o almeno sono meno falsi. I nostri testi nascono da vita vissuta da noi o da persone che conosciamo, in qualche modo vicine.
Sia ben chiaro che raccontare non vuole dire condividere certe scelte.
 
In esclusiva per Exclusive Magazine, ci indichereste in quale brano vi identificate maggiormente? 
Raiz: Io in Ammèn. Ho una figlia e malgrado la siderale distanza tra me e il protagonista della canzone sono empatico con il suo sentire di padre.
 
 
Lucariello: Forse proprio in Aria, quando dico “senti gli spari tra le scale, sono i bambini che giocano a Carnevale”
Il mio desiderio più vivo è sperare che quando si sentano degli spari da noi nessuno si preoccupi perché possono essere solo dei bambini che giocano allegri.
 
All’interno del vostro Ep è possibile identificare diverse forme d’arte, tra le più evidenti risaltano la musica e l’arte della sceneggiata. Che importanza assume quest’ultima all’interno della cultura napoletana? 
Raiz: “Le strade di Napoli sono un palcoscenico”, dice una celebre canzone. Sembra un’immagine da acquerello ottocentesco ma è la verità. Mettere in scena i propri drammi significa in qualche modo esorcizzarli, è qualcosa che viene da molto lontano, forse un’eredità della tragedia greca. 
 
Lucariello: È un’arte popolare, è il popolo più vivo, reale, che si guarda allo specchio con immensa passione e coinvolgimento. La musica di “strada” ha preso molto dalla sceneggiata.
 
Nel brano omonimo dell’Ep, “Napoli C.le – Düsseldorf”, è possibile trovare un chiaro riferimento alla canzone “Lacreme napulitane” di Libero Bovio e Francesco Bongiovanni. Entrambi i brani trattano il tema dell’emigrazione italiana. Qual è il vostro pensiero a riguardo? 
Raiz: Parlare oggi di migrazioni e ricerca della felicità non può non far pensare alle tragedie che si consumano sui nostri mari. Come figli e nipoti di migranti non possiamo che essere vicini a chi, con altra lingua, colore della pelle, religione, rischia la vita per cambiare il proprio futuro.
 
Lucariello: La nostalgia, l’emigrazione dovuta
alla disoccupazione, sono temi che ci appartengono, che hanno vissuto le nostre famiglie, fanno parte del nostro DNA.
 
Concludendo l’intervista vi invitiamo a salutare i nostri lettori, ai quali consigliamo di immergersi completamente all’interno del vostro nuovo progetto per poterne apprezzare suoni e contenuti.
Raiz: Ciao a tutti i lettori di Exclusive Magazine, buon ascolto!
 
Lucariello: Grazie per l’attenzione. Se non capite le parole ascoltatelo come un pezzo americano, immergetevi nel sound, nel flow, nelle melodie.
 
Intervista a cura di Niky Fabiano!