Entics
Ciao Entics, grazie per la disponibilità. Iniziamo subito chiedendoti come stai in questo momento della tua carriera e della tua vita?
 
Ciao ragazzi, grazie a voi. Vi dico la verità, era un po’ di tempo che ero fermo ma la situazione COVID-19 mi ha dato modo di rimettermi a scrivere, di riflettere e di concentrarmi sulla musica. Dato che lavoro come tatuatore il periodo di fermo è servito. Mi sono messo lì, facendo tanti ascolti e dandomi modo di tornare a fare canzoni.
 
Il nuovo singolo “Luna” è fuori, prodotto da Bizzarri Sound e in collaborazione con Shorty Shok. Com’è nata questa collaborazione?
 
La collaborazione con loro è nata proprio durante il periodo della pandemia, ci siamo trovati per gli interessi musicali comuni e come se fosse una cosa naturale è nata l’alchimia. Un super team.
 
È arrivato “Authentics”. Questo progetto ha un peso diverso rispetto ai precedenti? Cosa rappresenta per te?
 
Il disco ha lo scopo di rispecchiare la semplicità che ad oggi manca, sia per le persone più adulte sia per i ragazzi che, come noi anni fa, si trovavano in giardino a giocare a pallone.
Però sai, ho notato che ad oggi questo fatto sta tornando, che finalmente preferiscono trovarsi piuttosto che stare sui cellulari. Posso dire che sia il singolo che il disco portino la bandiera della semplicità che alle persone serve. Ovviamente lo scopo era anche quello di portare agli ascoltatori qualcosa di vero e autentico ed ecco da dove nasce il nome del progetto, facendo un gioco di parole con il mio nome d’arte.
 
Le sonorità giamaicane sono sempre state presenti nella tua discografia, il tuo legame con quella musica ha radici profonde. In “Luna” la tua voce si fonde con i ritmi e i suoni, un’unione che poi viene fortemente sentita anche all’interno di “Authentics”, quanto è diverso da scrivere un pezzo rap? 
 
Arrivando da un percorso quasi decennale in major, dove il loro obiettivo è vendere, l’ultima cosa che si fa è parlare di musica e gusti musicali. La differenza più che per sound, che ormai è tutto contaminato per fortuna, è l’approccio a questo lavoro. Infatti la cosa più bella è stata poter fare quello che realmente mi piace. Questo è sicuramente un progetto genuino e coinvolgente.
Ad oggi la musica viene interpretata come se fosse vuota, come se chi cantasse non si sentisse coinvolto in ciò che fa, e per me è inconcepibile. Ormai i giovani saltano tutta la gavetta che la mia generazione ha fatto e vengono lanciati in un mondo per cui magari non sono pronti. Quindi si va a ostentare una vita che non fa per me, io non sono così, a me piace stare in mezzo alle persone. Forse, questo può essere uno dei motivi per cui sono stato fermo, perché la situazione esterna non mi dava più niente da dire. Ecco, questo è il mio punto di vista. 
 
Il riferimento di parlare, confessarsi o dichiararsi alla luna lo si trova spesso in vari film, libri e opere d’arte. Ti giriamo la situazione, cosa direbbe a te la luna?
 
Mi direbbe “Grazie Cristianino, grazie per aver rimesso il focus su di me, ultimamente tutti mi passavano davanti senza guardarmi. Anche se stavo splendendo.”
Ti faccio un esempio, ero a New York in metropolitana, e guardando dalle varie fermate lo skyline della città con la luna era bellissimo, nonostante sul mezzo tutti i newyorkesi non la guardassero perché ormai sono abituati. Possiamo applicare lo stesso discorso a Milano con il Duomo, uno che vive lì non ci fa più caso, dovremmo tutti renderci conto del valore delle cose intorno a noi.
 
È risaputo che hai anche tanti altri interessi e attività, cosa fai e ti piace fare oltre alla musica e soprattutto c’è qualcosa che ti sarebbe piaciuto fare?
 
Come ti ho anticipato faccio tatuaggi e ho il mio studio. Prima quando ero mainstream ero molto svogliato e delegavo tanto le mie responsabilità, oggi non è così, preferisco avere coscienza su tutto e principalmente mi voglio applicare a tante cose diverse, anche a cose più semplici. L’affermazione “vai a zappare”, per esempio, prima era un insulto, ora non nego che se mai un giorno dovessi chiudere tutto sarei felice di fare una cosa così semplice. 
 
Entics, io ti ringrazio ancora per il tempo concesso e per chiudere ti chiedo di salutare i nostri lettori e allo stesso tempo di dirci il contrario di quello che pensi.
 
Difficile questa, tipo Bonolis, allora: non ringrazio Bizzari, davvero non ne abbiamo azzeccata una, litigavamo continuamente. Non ringrazio Shorty, perché mi ha fatto delle bruttissime voci.
 
Intervista a cura di JdOnTheBeat e Alessandro Soccini!