L’INDIPENDENZA NEL RAP, INTERVISTA A GIONNI GIOIELLI!

Ogni artista ha i propri tempi: c’è chi è sempre in tour (anche se è meglio lasciare perdere questo ultimo anno e mezzo), chi è al lavoro quotidianamente con produttori sempre diversi e chi pubblica più di un album all’anno.

Questo è Gionni Gioielli (nome d’arte di Matteo Prata), rapper e produttore che negli anni si è distinto per il suo sound ruvido e i suoi testi senza filtri.

 

Gionni Gioelli ha una storia particolare: dalla realtà di TuneCore – distributore che permette agli artisti di vendere la propria musica sugli store digitali mantenendo il 100% di royalties – è passato ad avere un contratto con Believe, una vera e propria multinazionale, leader nella distribuzione e fornitura di servizi digitali per artisti ed etichette.

La sua scalata per il successo non è stata facile ma negli anni si è affermato come uno dei rapper indipendenti più originali nella scena italiana. Oggi, questo percorso è facilitato anche grazie a iniziative come Signed By di Tunecore e Believe, per cui un artista emergente può ottenere un team specializzato nel settore musicale.

Incuriositi dal suo percorso, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l’artista sulla sua carriera, sulle tante collaborazioni e sul suo recente passaggio a Believe.

 

Ciao Gionni, come stai? Come stai passando questo periodo post lockdown?

Ciao, tutto molto bene. Il tempo lo passo come al solito, lavorando; mi prendo sempre più impegni rispetto al tempo che ho a disposizione, quindi sono sempre al lavoro su qualcosa. D’altronde la noia è la cosa peggiore che possa capitare ad un uomo.

Qual è stata la parte più gratificante del diventare un artista Believe?

La parte più gratificante è che è stato inaspettato, non sono andato io in cerca di loro ma sono venuti loro in cerca di me. Infatti, le prime mail che ho ricevuto da Believe le ho ignorate pensando che fossero spam, invece mi stavano scrivendo per propormi un accordo… Leggete sempre le email! Non fatevi troppi preconcetti, non siate diffidenti.

Che consiglio daresti a un artista che sogna di firmare un contratto discografico?

Beh, il consiglio che darei a qualunque artista è di fare musica che vorrebbe sentire e non di fare musica che pensa che gli altri vorrebbero sentire. Un artista deve fidarsi del suo gusto musicale; può ritenersi soddisfatto del proprio lavoro quando riesce a fare esattamente la musica che ha voglia di sentire e che gli altri non fanno, riuscendo quindi a mettere nella propria musica un mix di tutti gli elementi che gli piacciono e creando qualcosa di unico ed originale.

Quali pensi siano i vantaggi di essere un artista indipendente?

Nel mio lavoro, come nella musica (che più che un lavoro è una passione), non posso avere capi. Ho le idee molto chiare riguardo a quello che voglio fare, riguardo a quello che è l’obiettivo e a come fare per ottenerlo. Essere indipendenti vuol dire poter fare quello che si vuole senza dover rendere conto delle proprie scelte a nessuno, se non a sé stessi. Perché alla fine nessuno crederà mai in te quanto tu puoi credere in te stesso.

In un’industria in costante cambiamento, dove i singoli hanno preso il posto degli album, dal 2018 fino ad ora hai pubblicato una media di due raccolte l’anno, da Young Bettino Story (2018), al più recente Economia & Commercio 2 (2021). Ci puoi parlare meglio di questa strategia e delle tue scelte artistiche?

Sì, in realtà ho pubblicato anche di più, visto che ho curato tutti i progetti del collettivo MxRxGxA (Make Rap Great Again); sono dischi che sento miei pur non essendo io l’artista principale. Il fatto che abbia preferito concentrarmi su dischi completi (pur se di breve durata) piuttosto che su singoli, è perché quello che faccio è unico, ed è difficile includere i miei progetti in playlist con altra musica; se avessi pubblicato singoli separati, avrebbero rischiato di “perdersi” e sarebbe stato molto più difficile rendere l’idea del progetto.

Com’è stato collaborare ancora una volta con Gionni Grano?

Gionni Grano (al pari di Nex Cassel) è un fratello. Lavorare insieme per noi è estremamente semplice e naturale. A causa del lockdown aveva del tempo libero ma, avendo da poco fatto un disco solista dopo anni di silenzio, pubblicarne subito un altro non avrebbe avuto molto senso. Gionni (Grano) però aveva ancora voglia di scrivere, e così gli ho detto: “Comincia, poi aggiungo io le altre strofe”; il disco è nato in maniera molto spontanea e naturale. Io ho recuperato i beat e lui ha iniziato a scrivere i primi pezzi, poi abbiamo continuato insieme fino a portare a termine il prodotto.

Siamo molto curiosi: com’è nato il collettivo MxRxGxA (Make Rap Great Again)?

MxRxGxA è nato per caso. Io volevo fare il mio ultimo disco, Young Bettino Story, però ero stanco di quello che sentivo in Italia ed ho voluto fare un album in maniera controcorrente rispetto a tutte le uscite di quel periodo. Quindi non ho incluso ritornelli, né melodie, solo rap.

Il disco è andato bene oltre ogni più rosea aspettativa: mi erano avanzati dei beat (e mi stavo divertendo a farne altri), così ho chiesto a Blo/B se aveva voglia di fare un disco prodotto da me, poi l’ho chiesto a Lil Pin e niente, ci siamo trovati a fare questa cosa ed ad avere un seguito inaspettato. Chi avrebbe mai pensato che nel 2018, in piena epoca trap, degli ascoltatori anche giovani si sarebbero interessati ad un genere di rap privo di ogni appeal commerciale e privo dei compromessi “populisti” su cui la scena underground italiana marcia da ormai 20 anni.

Da lì abbiamo continuato, ed in meno di 3 anni ho fatto uscire un totale di 14 dischi in digitale. Molti di questi sono stati stampati anche in vinile in edizione limitata raggiungendo il sold out molto velocemente. Il tutto è stato, ed è tuttora abbastanza incredibile.

Qual è stata la differenza più grande nel passare da TuneCore a Believe?

Beh, su Tunecore – seppur sia stata la mia piattaforma di lancio, quella che mi ha fatto crescere – ero meno seguito. Ciò che concretamente TuneCore permette di fare agli artisti è raggiungere un pubblico e far progredire la propria carriera. Tramite questo sono arrivato alla collaborazione con Believe, dove ho un rapporto più diretto, che mi informa dei problemi e mi aiuta a risolverli. Believe inoltre offre anche degli anticipi royalties che penso possano essere molto utili a chi magari è giovane o all’inizio della sua carriera e non ha molti soldi, ma vorrebbe comunque promuovere il proprio prodotto. Io personalmente non percepisco anticipi ma sono sicuro che a molti artisti farebbero comodo per poter lavorare ad un disco con qualche certezza economica in più.

Sei un artista dalle mille sfaccettature: tra i tuoi lavori da solista, le molteplici collaborazioni e la creazione di MxRxGxA. C’è qualcosa che ancora non hai fatto e vorresti realizzare?

Mi piacerebbe lavorare con una band che suoni delle canzoni per poi campionarle. Successivamente utilizzerei le canzoni rifatte dalla band e le tratterei come dei veri e propri sample. Ovvero, non vorrei limitarmi a farmi risuonare il beat, come si usa fare; piuttosto farmi risuonare la canzone e campionarla come se fosse un vecchio pezzo soul. Purtroppo, questa cosa richiederebbe molto tempo che non ho, un grosso studio di registrazione per poter far suonare la band, quindi senza sessioni separate e davvero molti soldi per ripagare tutti. Ma soprattutto dei musicisti che sappiano fare quello che mi serve, cosa assolutamente non facile da trovare.

 

Di Cecilia Nicolè

 

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Un pensiero su “L’INDIPENDENZA NEL RAP, INTERVISTA A GIONNI GIOIELLI!

  • 13 Settembre 2021 in 11:29 am
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    Intervista interessantissima. Grandi!

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