GUENDALINA, LA MIA VERA REVOLUTION!

Ciao Guendalina, grazie fin da ora per il tempo che ci dedicherai per rispondere alle nostre domande. Vorremmo chiederti in primis com’è andato questo tuo 2021 fino a ora.

Non voglio essere banale, ma sicuramente i primi mesi sono stati duri per via di questa situazione critica, ho pubblicato un singolo, continuato a studiare, e lavorato a nuovi pezzi. Da giugno c’è stata un’apertura totale, ho partecipato ad una residenza artistica di due settimane al Meeting del Mare, che mi ha travolto in una dimensione stupenda, e sono tornata con diversi eventi a cui suonare. La parola su cui mi sono trovata a riflettere è “LIBERTA’”.

 

Da poco è uscita “Impressione” la tua nuova canzone ce ne vuoi parlare?

Ho scritto gran parte del testo di Impressione durante un viaggio tra la Francia e la Spagna nel 2018, ed è assurdo pensare che l’abbia elaborato solo quest’anno. Ho voluto provare a creare un pezzo meno “esplicito” rispetto agli altri che ho pubblicato, che parlasse tramite delle immagini belle, piacevoli, uno scenario appunto idilliaco, ma sempre circondato da questa malinconia che molto spesso mi perseguita.

 

Nella canzone dici testualmente “sono i pensieri che ci annebbiano la testa“, parlando di te quali sono questi pensieri che ti mandano in stato confusionale?

Molto spesso mi sono ritrovata ad avere dei pensieri ossessivi su cui mi focalizzavo, pensieri negativi anche non veritieri, che in alcuni periodi mi hanno assillata tantissimo. Sono anche andata a cercare su internet, ne ho parlato con i miei amici, e in effetti non è una cosa rara, molto spesso sono causati da tendenze depressive. In generale però non volevo essere specifica, nel senso che può capitare a tutti di avere dei pensieri relativi all’ansia, al futuro, che c’inseguono e c’impediscono di godere in determinate situazioni.

 

In questa brano è incredibile la tua capacità di creare immagini ben chiare tramite le parole come per esempio “passo le mani tra i pini come tende da spostare“, ci piacerebbe sapere se nella tua testa le immagini da inserire le hai già tutte chiare o se è il testo che costruendosi ti porta a pensare alle immagini da creare?

No, in realtà scrivo casualmente quando mi trovo in certe situazioni, in alcuni ambienti, e mi piace catturare ciò che ho attorno, se ricerco “l’effetto” difficilmente riesco. Per effetto intendo tramutare una sensazione in immagini, che è molto meno immediato per me.

 

L’assolo di chitarra è quasi inaspettato, è stato inserito anche in ottica di eventi live con strumentali suonate?

Si sicuramente è stato inserito anche in un’ottica live, quello che vorrei fare è inserire l’elemento strumentale in una produzione elettronica.

 

Se si viaggia sul tuo profilo si trova “Revolution” brano completamente edito in lingua inglese, cosa ti ha spinto a scrivere e cantare le tue ultime uscite in italiano?

Ad un certo punto ho realizzato che l’inglese era limitante per me, e un po’ mi faceva comodo, ero nascosta. Quando ho iniziato a scrivere in italiano non è stato semplice, non volevo scrivere in modo banale, piano piano con il tempo sto affinando la mia scrittura.

 

Prendendo spunto dal titolo di una tua canzone, quando e perché ti sei sentita “fuori posto”?

Ho sempre percepito questo sentirmi fuoriposto in contesti sociali, ma anche nella mia famiglia, quando avvertivo superiorità dalle altre persone per cui mi sentivo non abbastanza intelligente o acculturata, e questa cosa danneggiava il mio modo di vivere. Ora capita molto meno, però anche nella musica, in cui spesso  bisogna imporsi, è pesante doversi mettere nell’ottica di dimostrare ciò che sai fare.

 

Quanto la danza e il teatro influenzano la tua musica?

Principalmente ho fatto danza per tanti anni, ed è una passione che ha sempre concorso con la musica, però per diversi motivo l’ho dovuta abbandonare. Prima del Covid ho colto l’occasione per riprenderla, andando a finire un po’ male per tutta la questione, però la mia voglia di mescolare l’arte scenica alla musica è persistente. Un concerto per me è uno spettacolo, uno show, questo non toglie qualità alla musica, ma anzi, aggiunge valore: creare un’atmosfera completa. Il teatro invece è una disciplina che non ho mai avuto modo di approfondire, però mi ha sempre appassionato il musical, e anche negli artisti che seguo c’è sempre quell’elemento teatrale. Ho fatto un anno di beni culturali, e in quell’anno ho studiato Letteratura teatrale della Grecia Antica, affascinante, e ho estrapolato un concetto che mi ha colpita moltissimo: lo spettatore durante lo spettacolo ha una catarsi, sfoga ciò che prova, e ne esce libero, purificato.

 

Domanda extramusicale: Puoi donare un potere a qualcuno che ami e un potere a qualcuno a cui vuoi “meno bene”, cosa regali?

A qualcuno a cui voglio bene regalerei il teletrasporto, invece a chi voglio meno bene l’empatia.

 

Ti ringraziamo per il tempo che ci hai dedicato, con la speranza di risentirci prossimamente ti invitiamo a salutare e ringraziare chi vuoi come conclusione di questa nostra chiacchierata. Alla prossima

Grazie mille per l’interesse! Ringrazio tutti quelli che hanno partecipato alla creazione di questo singolo, a chi mi segue e mi supporta sempre J

Intervista a cura di Jean Denis Marchiori!

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