Macaboro

– Hai dedicato Lame e Moet a qualcuno in particolare?
Il brano racconta ciò che subisce l’anello debole di una relazione tossica, ma l’obiettivo non era propriamente fare una dedica.
Era più un fornire un’immagine in cui le persone che hanno vissuto questo tipo di situazioni potessero rispecchiarsi.


– La tua musica è un misto tra tradizione e new wave, senza mai cadere nel banale. Vuoi dare vita ad un nuovo stile musicale?
Bingo.
Sperimentare mi ha sempre divertito, sono felice che già da ora venga accostato l’aggettivo “Macaboriano” alle mie produzioni.
Fare musica in stili mai esplorati ti permette di sentirla più “tua” ed è una delle sensazioni più appaganti che un produttore possa provare.
Se poi ci scrivo in funzione di ciò, saltano fuori cose che si distaccano talmente tanto dal “canonico” da sembrare di tutt’altro genere.


– Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato di più?
A livello di produzione e mood mi sono fatto influenzare dalle più disparate correnti, da Joji a XXXTENTACION.
A livello di scrittura invece, ammiro la penna di tanti artisti. Da Axos a Kaos, che da ragazzino mi ha metaforicamente insegnato a scrivere oltre ad avermi sollevato in momenti pesanti della mia vita.


– Sei pronto, grazie alla tua originalità, a diventare uno dei punti di riferimento della tua generazione?
Sarebbe un traguardo fantastico da raggiungere.
Diventare un punto di riferimento significherebbe anche ispirare nuovi artisti e la cosa mi farebbe molto piacere.
Personalmente mi sento pronto.


– Scrivi seguendo un metodo o dai più spazio ad un flusso di coscienza personale?
Essendo molto “razionale”, tendo a sedermi a tavolino e studiare ogni singola parola. Si potrebbe definire metodico come approccio, ma allo stesso tempo se non ho quel momento in cui parte il flusso di coscienza non scrivo.
Diciamo un misto.


– Qual è la cosa più difficile per un rapper della nuova generazione?
Sicuramente distinguersi dagli altri.
Quando ascolto qualcosa, tendo a far caso molto più all’originalità del prodotto che alle capacità tecniche e penso che questa cosa la faccia inconsciamente tutto il pubblico.
Come fattore non è trascurabile e allo stesso tempo è difficilissimo da ottenere.


– Come vivi la tua improvvisa popolarità?
Sicuramente la mia partecipazione in TOTEM è stata un gran balzo in avanti, ma non mi definirei “popolare”.
Ricevo complimenti per le strumentali e mi fanno un sacco piacere. Tutta soddisfazione.


– Senti di meritarti il posto in cui sei?
Nonostante io tenda a sottovalutarmi, il fatto che Kaizén mi abbia notato e inserito nel progetto suo e di Enigma mi ha dato una botta di autostima incredibile.
È stata la conferma delle mie capacità.
Quindi sì, sento di meritarlo.


– Ti senti arrivato o continui ad avere fame e voglia di dire qualcosa?
Mi sento ancora all’inizio del mio percorso e allo stesso tempo non ho intenzione di pormi un traguardo, lo percepirei come un limite autoimposto.
Ad ogni tappa mi godrò la soddisfazione e punterò più in alto.


– Hai voglia di salutare gli amici di Exclusive Magazine svelando qualcosa che hai nascosto nel pentolone?
Vi ringrazio per l’intervista, è stato un piacere.
C’è molto in cantiere, sia nei miei brani sia nelle collaborazioni in altri progetti.
Su ciò che posso rivelarvi, aspettatevi un pizzico in più di cinismo e sperimentazione.

Intervista a cura di Andrea Ciucci!