Papa Fral
-Ciao Fral, benvenuto e grazie per il tempo che dedicherai alle nostre domande.
– Partiamo col chiederti di presentarti a chi ancora non ti conosce usando tre aggettivi per descrivere te e la tua musica. 
Direi wild, incazzato e appassionato, se dovessi scegliere.
La realtà è che di aggettivi che mi caratterizzano ce ne sono veramente troppi, quindi per me ha poco senso sceglierne solo tre!
 
– “Downtown” è il tuo ultimo brano uscito, raccontaci com’è nato e spiega ai nostri lettori perché dovrebbero andare ad ascoltarlo.
Onestamente Downtown è nata in primis dalla nostalgia di dancehall che ho avuto durante le serate passate col coprifuoco.
Mi mancava fare le 4 dopo aver incontrato centinaia di appassionati e amici a una danz, mi mancava il “pull up” del selecta e il dutty wine di una bad gyal.
Beh, direi che se almeno un volta in vita vostra avete detto che la musica in Italia è sempre la stessa allora dovreste sentire Downtown. In realtà anche se avete semplicemente voglia di muovervi e ballare dovreste, vi sfido a non muovere il culo quando attacca il ritornello
 
– Il brano è stato prodotto da The Eve, com’è nata questa collaborazione?
Penso di poter parlare per entrambi quando dico che avevamo voglia di fare una big tune da club.
Grazie a MitragliaRec collaboro con my bredda The Eve da anni ormai; ha prodotto quasi tutti i miei singoli e il mio album, sicuramente ho una certezza in più con lui.
Ci abbiamo messo meno di una mattinata a iniziare e chiudere il mix di Downtown, questo la dice lunga sulla nostra intesa in studio.
 
– Perché hai deciso di puntare sulla Dancehall proprio in un periodo come questo in cui la Drill è il genere musicale più in voga?
Non ho deciso di puntare sulla Dancehall, ho semplicemente fatto ciò che mi piace di più, come al solito. Tra l’altro se intendessimo la Dancehall come luogo più che come genere sono sicuro che riuscirei a trovare un artista Drill che in realtà fa dancehall, ma questo è un discorso lungo.
In poche parole vi dico che non mi interessa minimamente l’andazzo del mercato musicale, troppo costruito e fatto di plastica. Può anche andare di voga, se non mi piace farlo non lo faccio.
 
– Raccontaci il primo approccio che hai avuto su questo genere musicale. 
Il primo approccio è stato abbastanza vago, nel senso che ho cominciato ad ascoltare Shaggy e Sean Paul insieme a un’infinità di artisti appartenenti a diversi generi, quindi non avevo le idee molto chiare inizialmente.
Ho capito di amare la musica presto, ma solo dopo essere stato in Jamaica ho capito veramente cosa significasse la parola Dancehall. Sono partito ignorante e tornato innamorato.
 
– Facci 3 nomi di artisti italiani con cui collaboreresti.
Solo 3? Direi sicuramente Brusco, poi Clementino, Marracash, Vacca, i Sud Sound System e moltissimi altri. Adoro mescolare generi, quindi mi farebbe veramente piacere collaborare con artisti che provengono da stili diversi, come è stato finora con i miei fratelli di MitragliaRec.
Perdonatemi, non riesco a sceglierne solo tre!
 
– Qual è il tuo featuring internazionale dei sogni?
Anche in questo caso vi dico che non sarei in grado di sceglierne uno solo. Potrei dirvi Vybz Kartel come Travis Scott, ma anche Burna Boy, Busta Rhymes, Davido o Future.
Sicuramente uno dei sogni nel cassetto era una combo con Anthony B, sogno che siamo riusciti a concretizzare e inserire nel mio album Jungle Prince!
 
– Il tuo sound è veramente fresco e unito alle liriche miste tra l’italiano e il “broken-english” rende i tuoi prodotti originali e mai banali. Quanto tempo ci hai messo a raggiungere il giusto equilibrio tra le due cose?
Posso rispondere ‘tutta la vita?
Ho sempre scritto, registrato e improvvisato esprimendomi col broken english avendo ascoltato quasi unicamente tantissima musica straniera.
Nell’ultimo anno ho scoperto qualcosa di interessante nella musica nostrana e ho capito tanto.
Sicuramente ho anche avuto la necessità di far capire a molti dei miei fan le lyrics dei miei brani senza perdere la potenza del broken english, semplice.
 
– Hai degli artisti a cui ti ispiri?
Tantissimi! Ultimamente sono orientato verso la wave Afro-Dancehall inglese, quindi artisti come Pa Salieu e Burna Boy ad esempio.
Sicuramente non mancano i richiami di jamaican dancehall di artisti come Skillibeng, Alkaline o Demarco.
 
– A quale tuo brano sei più affezionato?
Che domanda! Ho riversato una tale quantità di lacrime e emozioni dentro Jungle Prince (title track dell’album) che non potrei avere dubbi. Vi dico onestamente che mi è successo di versare due lacrime durante la sua registrazione, ma questo The Eve non lo sa, quindi acqua in bocca!
Dubito che qualcuno riuscirà a interpretare a pieno quel testo, troppo pieno di metafore, probabilmente troppo personale.
Da un punto di vista meramente stilistico credo di poter dire Downtown e Hug’n Caress.
 
Terminiamo la nostra chiacchierata ringraziandoti ancora per il tempo che ci hai dedicato, ti salutiamo e ti invitiamo a salutare a tua volta chi vuoi.
grazie a voi! È stato più che un piacere.
Saluto solo the real yardie High Grade Entertainment e la mia fam MitragliaRec, alla quale devo veramente tanto, quasi troppo. Yuh know dat me bredd
 
Intervista a cura di Noemi Lorenzini!