MASSIMO D’AMBRA, ECCO CHI SONO DIVENTATO!

 
– Ciao Massimo! Musicista, produttore ed “ingegnere del suono”… soffermiamoci su questo, cosa differenzia un ingegnere del suono da un produttore?  
 
 
Ciao Ragazzi!, beh le differenze sono sostanziali, un Ingegnere del Suono ha delle conoscenze che un Produttore non per forza deve avere e viceversa.
 
L’Ingegnere del suono è colui che padroneggia tutto ciò che riguarda l’Arte della Registrazione, del Mixing e del Mastering, Il Produttore generalmente è colui che realizza la parte musicale di un brano, dandogli la sonorità, il carattere, il mood e lo fa o in prima persona (se anch’egli è un musicista) o avvalendosi di altri musicisti.
 
Per quanto mi riguarda mi è sempre piaciuto avere un controllo “totale” su un brano che produco, ragion per cui ho approfondito molto lo studio da Sound Engineer in modo da riuscire ad ad avere “sotto mano” l’intero processo produttivo di una song.
 
E’ chiaro che possono capitare eccezioni , in special modo quando all’interno di un album ci sono vari Produttori, allora si tende a cedere il mixing ad un unico Fonico di modo che venga mantenuta un omogeneità di suono nell’intero progetto.
 

 
 
– Il tuo successo è il riflesso del tuo talento e del tuo intenso lavoro, ma come è stato il percorso per arrivare fin qui?
 
 
 
Direi del tutto naturale, tanta, tantissima “Gavetta”.
 
Ho prodotto il mio primo album nel 1990, avevo appena 17 anni, da li tantissime esperienze Sia live che in studio che mi hanno portato ad affrontare svariati generi musicali, dal pop al latin, dal Prog Rock ai Jingles Pubblicitari alle musiche per spettacoli teatrali.. insomma tanta roba che mi ha portato sempre più a maturare un bagaglio di conoscenza e quindi a mettermi in condizione di poter affrontare oggi, con una certa padronanza, un po’ tutto quello che mi capita, musicalmente parlando.
 

– Da dove e quando nasce la tua passione? 
 
 
 
Quando avevo 9 anni mio Padre decise di regalarmi un pianoforte, fu amore a prima vista!
 
Passavo pomeriggi interi a strimpellare, fino a quando, dopo qualche anno, mio padre stesso mi chiese se volevo iniziare a studiare Piano classico, e cosi feci. Più andavo avanti e più la passione cresceva in maniera esponenziale cosi da intraprendere anche gli studi di Piano Jazz, Armonia e Composizione.
 
Parallelamente scoprivo il mondo dei Synth , dei Campionatori e dell’elettonica, altra benzina sul fuoco di una passione che ad oggi non si è mai affievolita, anzi sono sempre alla ricerca di nuovi stimoli per alimentarla!
 
 
 
 
 

– Quanto la partecipazione ai talent show “The Voice” e “Xfactor” hanno formato la tua esperienza nel campo o comunque hanno influito sulla tua carriera?
 
 
I talent sono stati per me una grande fonte di ispirazione, avere un contatto continuo con ragazzi giovanissimi, ogni uno di loro con un proprio stile , con il proprio modo di comporre, di cantare e di porsi rispetto alla musica mi è stato di grande “insegnamento”.
 
Certo è stata dura perché di settimana in settimana dovevo affrontare decine di produzioni nelle quali c’era da tener presente il percorso da voler far fare al “talento” e quindi caratterizzarlo anche da punto di vista degli arrangiamenti.
 
Nell’occasione di the Voice inoltre ho fatto degli incontri che tutt’oggi sono parte del mio quotidiano “professionale” e parlo di Shablo, con il quale è iniziata una bellissima e proficua collaborazione, e con Gigi D’Alessio, con il quale tutt’oggi Lavoro.
 
 
 
 
 
 
 

– Se dovessi descriverci in una parola qual è la chiave del tuo lavoro, quale sarebbe e perché? 
 
 
 
Direi con molta probabilità la Versatilità.
 
Molti Produttori della mia generazione hanno sottovalutato tutto il fenomeno “Urban” restando fermi ad un certo modo di produrre ed arrangiare che risulta sempre più obsoleto.
 
La mia curiosità/passione mi sempre portato invece a guardare oltre e mi affascino quasi quotidianamente nell’ascoltare, capire e comprendere come il mondo della produzione musicale, sia essa Pop, Trap o Latina si rinnovi continuamente.
 
Credo riuscire ad unire un background di formazione musicale “istituzionale” e la non “chiusura mentale” verso il “nuovo” sia stata sicuramente la chiave che mi ha portato e mi porta a continuare a fare questo lavoro.
 

– Come la tua figura, professionalmente parando, è cambiata negli anni in rapporto ai diversi artisti con cui hai lavorato e generi a cui ti sei approcciato?
 
 
 
Direi che è cambiato l’approccio.
 
Fino a qualche anno fa , ad esempio, realizzare un beat per poi darlo al rapper di turno per fargli sviluppare un brano era consuetudine quasi esclusivamente nel mondo hip hop.
 
Oggi anche l’artista “pop” , piuttosto che imbracciare una chitarra e tirare giù una struttura armonica , magari preferisce essere “imbeccato” da un beat, da una base , la quale magari gli da la giusta ispirazione per scrivere un bel testo.
 
In genere se si tratta di produzioni più pop, preferisco quando mi arriva un brano chitarra e voce o piano e voce, perchè magari rispetto al testo riesco a creare una produzione che ne rifletta l’atmosfera.
 
Quando invece mi capita di dare un “beat”, in genere dopo la scrittura del testo  ci torno sempre sopra per caratterizzarlo rispetto al testo stesso.
 
Ad esempio in “Trinità” di Gue Pequeno, dopo aver registrato le voci, mi venne subito l’idea di caratterizzarlo con elementi “western” come le chitarre con il tremolo e Sonorità “Morricone Style”.
 
 
 

– Com’è lavorare con la “nuova generazione” e “la trap”? 
 
 
 
Ci possono essere diversi approcci , talvolta funzionali, talvolta no.
 
È una questione di chimica, di alchimia,
se si riesce ad entrare nella giusta sintonia con l’Artista di sicuro si è portati a tirare fuori qualcosa di “vincente”.
 
Se in studio ci sono le giuste Vibrazioni, te ne accorgi da subito.
 
In questo la “new generation” e molto piu esplicita , si esalta canta a squarciagola il brano mentre gira il beat, insomma ti dà soddisfazione.
 
I trapper ed i rapper In questo Sono unici! Ricordo sessioni in studio con Enzo Dong o con Clementino che sembravano piu serate in un club che vere e proprie sedute di registrazione!
 
Allo stesso tempo , da produttore, quando senti tutta questa energia, questa euforia, non puoi fare altro che venirne pervaso , e ciò giova a quello che stai producendo.
 
 
 

– L’ultimo progetto di Gigi d’Alessio è stato sicuramente uno dei più irrompenti del 2020, perché è riuscito a fondere il passato con il presente unendo generi e generazioni. È stato difficile trovare il giusto mix? 
 
 
 
Prima di far ascoltare i riarrangiamenti dei primi brani a Gigi ci ho messo un po’ per riuscire ad individuare un balance che mi convincesse.
 
La struttura dei brani di Gigi è spesso Armonicamente Complessa , a differenza di brani Trap o Reggaeton che mediamente hanno in tutto 4 accordi.
 
La difficoltà è stata proprio li, cercare di mantenere il tessuto armonico dei brani Originali per quanto possibile e dargli una connotazione sonora piu contemporanea.
 
Non ti nascondo che ho buttato molte versioni perche non mi soddisfacevano.., non erano credibili per un Artista come Gigi, bisognava dare  un pò di piu, poi con la dovuta calma sono riuscito ad ottenere un risultato che mi ha soddisfatto e che ha soddisfatto soprattutto Gigi ed i suoi Fan.
 
 
 
 
 

– Famoso, l’ultimo lavoro di Sfera Ebbasta ha raggiunto successi in tempi record. Quale è stato il tuo apporto maggiore al pezzo “Bottiglie privè”?
 
 
 
Sicuramente Aver scritto e suonato il Piano, un vero Pianoforte.
 
Un po’ un contrasto in un brano di un Trapper , ma con Charlie Charles siamo subito entrati in sintonia ed abbiamo sperimentato varie linee fin quando non abbiamo raggiunto quella che poi ascoltate nel brano finito.
 
CI Siamo Ritrovati in Studio In toscana con Sfera , Charlie e Shablo ,ed anche in quell’occasione il clima Lavorativo è stato un elemento importante per poter tirare fuori il meglio.
 
 
 

– A livello internazionale, con chi ti piacerebbe collaborare? 
 
 
 
Beh, Produrre un brano a Dua Lipa non mi dispiacerebbe , o magari a Drake!!
 
Ma ti dirò, sono gia molto contento del percorso e dei risultati ottenuti fino ad oggi.
 
Spesso tendiamo a sottovalutare il potenziale degli artisti Italiani, siamo esterofili e ci sembra che tutto quello che arrivi da un’altra nazione sia sempre un po’ meglio di cio che facciamo noi.
 
In qualche caso forse è cosi, ma ti posso Garantire che Produrre Gigi D’Alessio o Sfera Ebbasta mi inorgoglisce alla stessa maniera di poter produrre per una Pop Star Straniera.
 
 
 
 
 
 
 

– In attesa dei prossimi lavori ci chiediamo… uscirà prima o poi un progetto tutto tuo?
 
 
 
Ultimamente mi sta capitando di pensarci spesso, probabilmente lo farò con un progetto poco commerciale e tendenzialmente jazz, insomma un progetto che mi appaghi per quello che mi piace e  non per quello che “funziona”.
 
Allo Stesso tempo sono molto tentato dal fare un Disco “da Produttore” diciamo “urban”, magari con collaborazioni dei vari Rapper/Trapper.. vedremo , al momento va bene così!
 
Intervista a cura di Sara De Lucia!

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