Gue Pequeno e Paky Milano
Ricapitolando l’evoluzione della scena negli ultimi anni, il nome di Milano è sicuramente tra i piú importanti e non solo per questioni numeriche: la cittá è sempre stata all’avanguardia, pronta a reinventarsi in stili sempre nuovi, ad assorbire sempre nuove influenze, esperienze, e a viverne di nuove.

Non che questo sia una novitá recente, ovvio: sotto l’oro della Madonnina sí è cementificata col tempo la piú importante realtá rap del paese, capace di inglobare con pro e contro realtá minori. Il fascino della metropoli è unico in Italia, rendendo questo ambiente il piú vicino ai piú altisonanti contesti esteri. Non si sbaglia dicendo inoltre che l’evoluzione musicale di Milano corrisponde all’evoluzione dello stesso rap italiano: basta citare tre nomi tra i piú importanti, per esempio Dogo Gang, Emis Killa e Ghali, per ripercorrere gli ultimi quindici anni di musica urban in Italia. La New York della penisola è sempre stata inoltre frammentata negli stili, da approcci piú street ai primi esperimenti ibridi, dai pezzi piú dritti alle hit pop che hanno passo dopo passo costituito le fondamenta della diffusione del genere nel nostro paese.

È naturale pensare che una realtá eterogenea come questa sia sempre in continua evoluzione, come anche che ci sia sempre qualcosa di nuovo proveniente dai ragazzi di Milano, anche oggi: l’evoluzione, la naturale conseguenza di qualcosa di precedente qui piú che in altre cittá è evidente, con ogni nuova leva pronta ad assorbire ciò che gli serve da quella precedente. Questo processo ciclico è ben testimoniato dalle stesse dichiarazioni dei rapper milanesi, che citano sempre qualcosa dalle proprie strade.

Si può parlare inoltre di Milano come terra fertile per la contaminazione fino ad arrivare ad un punto in cui è difficile inquadrare un suo suono identificativo come per altre realtá, Roma e soprattutto Napoli. Un altro punto importante è proprio il rapporto con gli altri centri nevralgici della scena che hanno avuto un’evoluzione ed hanno in sé una costituzione diversa dal capoluogo lombardo: una cosa analoga per analizzare come le nuove generazioni si siano espanse è comune a tutte queste cittá, la centralitá e l’appartenenza dei singoli quartieri.

Quest’ultima è una componente messa da parte fino ad alcuni anni fa, probabilmente anche per contenuti diversi, ma che dall’inizio dell’ondata trap è diventata fondamentale. Pensando a Roma è facile pensare a Trastevere, Napoli per esempio a Secondigliano e Milano ad oggi, dopo Cinisello Balsamo, è ben focalizzato sui quartieri San Siro e Baggio.

Tornando su questi ultimi, queste zone si sono imposte perché piú di tutte sono quelle esposte alle contaminazioni, a diverse nazionalitá, a situazioni in cui c’è tanto da raccontare. Si parla e si parte giá dai Millenials, prossimi padroni di MI: è nella loro musica che troviamo l’anima calda della metropoli e le sue contraddizioni. Per Neima Ezza, Sacky, Rondo e per nomi ancora piú affermati come Paky o Shiva la strada è giá imboccata nonostante la giovanissima etá, pronti e giá in corsa per rimpiazzare Sfera e affiliati dal titolo di nuova scuola: lui e gli altri con cui è cresciuto stanno vivendo certamente il periodo migliore della loro carriera ma l’etichetta di novitá assoluta a Milano appartiene sempre di piú ad altri.

La palla passa quindi a loro: vedremo cosa saranno capaci di fare perché il futuro di Milano, il centro aziendale della musica italiana, sará probabilmente il loro. Il presente lo è giá in parte, quindi a noi non resta che seguire il loro percorso, ancora lungo. 
 
Articolo a cura di Luca Gissi!