SALMO, ROMA SI COLORA CON L’ENERGIA DELL’ARTISTA!

Prosegue il tour estivo di Salmo e l’ultima data è stata vissuta da noi in modo davvero ravvicinato, regalando una performance di altissimo livello. L’artista sardo ha infiammato l’Ippodromo Le Capannelle di Roma, come sempre, con la sua grande energia e versatilità artistica. Ben 15.000 spettatori si sono radunati sotto il palco, confermando il grande amore del pubblico romano per questo artista. “Mettetevi comodi che sta per cominciare lo show” sono state le parole con cui Salmo ha aperto il suo concerto, dando un caloroso benvenuto alla folla con la sua canzone “90 minuti”. Successivamente, l’artista ha alternato principalmente brani del suo ultimo disco “Flop” ad altre tracce provenienti da album precedenti, come ad esempio “S.A.L.M.O.” e “Russel Crowe” tratti da “Midnite”, ma anche “Il Cielo nella Stanza”, “Stai zitto” e “Perdonami” dall’acclamato album “Playlist”. Nella prima parte di questo lungo live, che è durato oltre due ore, Salmo è stato accompagnato dalla sua super band “Le Carie”, con cui ha recentemente pubblicato un mini progetto metal composto da tre tracce. Una di queste è stata proposta anche in questa serata, e si tratta di “TU X ME”. Lo spettacolo di Salmo non si è limitato solo alla musica, ma è stato anche un vero spettacolo scenico. Verso la fine della traccia “Algoritmo”, ad esempio, si è fermato per alcuni minuti prima di urlare: “Ritmo”, un chiaro richiamo alla pausa iniziale del suo ultimo brano “64 Bars”, uscito in collaborazione con la Red Bull. Nella seconda parte del concerto, invece, la band è scomparsa e Salmo si è scatenato alla console insieme a DJ Slait. In questa fase finale abbiamo avuto modo di assistere a diversi remix davvero entusiasmanti, tra cui sicuramente spicca la sua cover di “Il diavolo in me” di Zucchero, ma anche di diverse sue altre vecchie tracce, come ad esempio “Mammastomale”. La performance di Salmo è stata davvero memorabile e anche a “Rock In Roma” ha dimostrato di essere sicuramente tra i migliori artisti italiani dal vivo. Voi invece avete assistito ad una delle sue date estive quest’anno? Nel caso di una risposta negativa, vi consigliamo vivamente di rimediare. Articolo a cura di Giovanni Paciotta!
PINGUINI TATTICI NUCLEARI, CHE ENERGIA A SAN SIRO!

Finalmente è arrivato il momento di ciò che loro stessi definiscono “una clamorosa sorpresa”: una doppia data milanese, un vero gioiello di questo tour che, secondo Magellano Concerti, “ha dello straordinario”. La vendita di mezzo milione di biglietti è un dato straordinario per una band italiana. Undici stadi, sette sold out. Un percorso costruito nel corso del tempo, partendo dai pub, passando per locali e club, fino ad arrivare ai palazzetti e, finalmente, agli stadi. “Ci sentiamo come nani sulle spalle dei giganti”, dichiarano, “qui abbiamo ascoltato i grandi concerti delle nostre band preferite. Entriamo in questo tempio come visitatori e ci stiamo divertendo tantissimo, con umiltà e rispetto”. Lo spettacolo che offrono è denso ma scorre veloce, merito di una scaletta ormai collaudata che include canzoni tratte da tutti gli album, per coinvolgere un pubblico variegato, con momenti acustici e medley con deejay set. Diversi membri della band si alternano come solisti, e si possono ammirare laser, fuochi e costumi scenici. Uno show pieno di sorprese che coinvolge attivamente il pubblico. Vederli sul palco fa capire che questi musicisti sono un esempio di band che funziona: ognuno ha il suo ruolo e trasmettono un senso di unione e fratellanza. Il brano “Zen” all’inizio della scaletta rappresenta il concetto dell’ultimo album: cercare un equilibrio nel mondo tra fama e serenità, tra realtà e finzione. Stanno bene sul palco in sei e riescono a trasmettere molta empatia. C’è persino un momento in cui si siedono attorno a un tavolo apparecchiato con bottiglie di vino. Un tavolo in cui simbolicamente vogliono far sedere il pubblico, di qualsiasi età, sesso o estrazione sociale esso sia. Introducono discorsi sulla situazione sociale attuale e raccontano l’origine delle canzoni. “Qualcuno viene ad ascoltarci solo per una canzone e deve comunque assistere a uno spettacolo incredibile”, affermano. Durante “Dentista Croazia”, ogni membro della band ha la sua parte da cantare. I Pinguini hanno completamente superato la barriera della finzione scenica. Circa due ore e quindici minuti di spettacolo mozzafiato. Nell’encore eseguono “Ringo Star” e “Scrivile scemo” e fanno saltare tutti. Durante “Pastello bianco” si canta tutti insieme, è forse il momento più commovente e sincero della performance. L’arrangiamento strumentale finale è stato scritto appositamente per questa occasione, con un’orchestra d’archi di eccellenza. I Pinguini ci insegnano che il pubblico vuole qualcuno che dica “sono come te”. Rappresentano la normalità e la trasformano in musica. C’è molta qualità tecnica negli arrangiamenti e nell’esecuzione, ma soprattutto c’è tanto divertimento sul palco. Il concerto si conclude con il brano “Fuori dall’hype”, eseguito solo con il pianoforte mentre la band saluta e canta insieme al pubblico, quasi in una sorta di inversione di ruoli. Voi siete fan dei Pinguini? Commentate se volete continuare a seguire i loro live insieme a noi! Articolo a cura di Marco Conte!
SHADE, ORA MOSTRA DAVVERO CHI SEI!

Dopo anni di singoli di successo e freestyle, nonché una carriera come doppiatore e diverse apparizioni televisive, l’artista di Torino Shade torna con un nuovo album intitolato “Diversamente triste”. Questo lavoro, recentemente anticipato dal singolo “Per sempre mai” in collaborazione con l’amica e collega Federica Carta e prima ancora da “Tori seduti” con J-Ax, esce per Epic Records/Sony Music. Nonostante abbia già ottenuto 12 dischi di platino e 4 d’oro, Vito Ventura, in arte Shade, continua ad avere la voglia di fare nuova musica. Il titolo stesso dell’album, insieme all’immagine di copertina, ci suggeriscono un intreccio di alti e bassi, di gioie e disillusioni. L’artista ci confida che non bisogna aspettarsi nulla e non farsi illusioni. “Diversamente triste” è un album variopinto che mescola hit commerciali con brani più profondi e personali. Durante questi cinque anni sono successe molte cose, racconta il rapper torinese: una maturazione personale, momenti difficili, perdite affettive e personali. Occorre quindi indossare un sorriso anche quando si vorrebbe crollare, non per mettere una maschera, ma per strappare un sorriso agli altri. Shade si considera un “fratello maggiore” per i suoi giovani fan. Nonostante non sia un vero e proprio concept album, c’è comunque un filo rosso che lega le emozioni e gli alti e bassi dell’album. La traccia d’apertura, “Iron Man”, simboleggia l’eroe che si sacrifica per gli altri. Il brano parla della fine di una relazione lunga in cui ci si annulla per il bene dell’altro. “Tutto quello che ho” emoziona con una dolce e struggente dedica ad una figura paterna. “Ex” è il brano più “ignorante” dell’album, come lo definisce lo stesso artista. È fresco e attuale, con la collaborazione di Vegas Jones e Giaime. In “Promesse”, Shade ritorna alle origini collaborando con Madman. È interessante notare che tutte le collaborazioni siano con rapper molto abili dal punto di vista delle metriche e del flow. Shade non ha riempito l’album di collaborazioni come spesso accade ultimamente. Ci sono sì delle featuring, ma l’artista rivela che sono nate in modo molto naturale. Scherza addirittura sul fatto di aver dovuto riscrivere alcune parti per essere all’altezza delle collaborazioni. L’album presenta quindi importanti collaborazioni (oltre a Madman, Giaime e Vegas Jones, ci sono anche Dani Faiv e Nerone in “Sopra di te”), così come collaborazioni nella produzione e nella musica con Bassi Maestro, Andry the Hitmaker, Jaro, e molti altri. Nonostante ciò, l’album non tradisce affatto la sua identità, anzi la riscopre. Shade cerca il successo a lungo termine, la coerenza con se stesso. Si paragona a un fiore di loto da depurare. Nel suo album, fa coesistere umori opposti e influenze musicali diverse, unendo l’anima commerciale con quella old school. Ad esempio, “Fenice” è un brano che parla di caduta e rinascita in modo orecchiabile e ritmato. L’album si conclude con “God Mode Freestyle”, a sottolineare il ritorno al rap, la musica che diverte Shade e lo fa stare bene. Articolo a cura di Marco Conte!
LA NOSTRA ESPERIENZA AL LIVE DI GUE A MILANO!

La G, la U e la E… Queste tre lettere messe assieme formano il GOAT del rap italiano: Gue. La prestazione all’ippodromo del Guercio è la rappresentazione di quanto quest’artista sia il padre musicale di questa scena. La quantità di artisti saliti su quel palco è stata veramente incredibile: siamo passati da Shiva a Luche, da Anna a Massimo Pericolo, da Paky a Marra, ecc. Proprio quest’ultimo ha accompagnato nel finale di serata Cosimo che per lui è più di un amico. I due, tornando indietro nel tempo, hanno cantato canzoni iconiche che hanno segnato la storia del rap italiano. Inoltre, dulcis in fundo, i due hanno dichiarato che al Marrageddon ci sarà un Santeria Live, che sara presente anche nella data di Napoli. La serata del 10 luglio è stata una di quelle che difficilmente si scorderanno dato lo show e la qualità degli artisti che hanno accompagnato lo zio Gue nella sua incoronazione di una carriera. Sicuramente sono tornati a casa molto soddisfatti le migliaia di persone che erano presenti nella serata afosa e calda in quel di Milano. Voi cosa ne pensate del Gvesvs? Eravate presenti al suo concerto? Articolo a cura di Francesca Nicoletti e Perseo Gatti!
EDO FENDY, IL 2016 RICORDA UN MOOD A COLORI! – INTERVISTA ESCLUSIVA!

Ciao Edo, come va? Bene dai zio. Sto bene e sono molto felice. Felice perché sono tornato a fare una hit dopo un po’ bel di tempo. Sono innamorato di questa Song, per me è una hit. Sei stato uno dei primi trapper che ho ascoltato in vita mia, ancora adesso flexo ascoltando “Trappo Zarro”, ti capita ancora di ascoltare le tue vecchie canzoni? Cosa ne pensi? Sì, capita ancora adesso. Lo faccio perché molte sono iconiche per me. Io facevo parte di quella annata 2016 in cui flexavamo ed eravamo felici. Quell’annata ricorda un good mood, un mood a colori che, soprattutto dopo gli ultimi anni, potrebbe fare bene. Circa l’ultima domanda, ti senti ancora fiero di te stesso? Questo tuo modo di essere quanto ti ha aiutato? Adesso sì, ma c’è stato un periodo della mia vita e carriera in cui non mi rendevo conto del mio livello. Sì, facevo uscire delle robe ma non davo tutto me stesso. Registravo ma non andavo duro. Complimenti per la tua ultima uscita, un beat diverso dalle solite canzoni italiane… cosa ti ha ispirato per dare una ventata di aria fresca e nuova alla scena nostrana? Odio fare quello che fanno gli altri, posso riconoscere il talento se qualcosa spacca ma non copio. Mi piace fare cose nuove e stupire, non appunto nelle prossime mie Song vedrete una ripresa di quel mood 2016. Dovete stare tranquilli perché anche le prossime uscite avranno delle barre e strofe uniche. “Tu vuoi sfidarmi ma non vali un cazzo”, penso hai scritto una nuova pagina di filosofia haha… quante sfide hai dovuto affrontare per essere quello che sei oggi? Quanti sbatti ci sono nella carriera di un cantante? Con le sfide devo ancora finire, ogni mattina l’alzarsi è già una sfida. Tutti noi abbiamo storie tristi e difficili, ma l’importante è come ne usciamo. Una cosa però voglio dirla: io nella vita non ci mollo. Qualsiasi ostacolo la vita ti metta davanti è perché sa che tu ne puoi uscire. Importante, secondo me, è che attorno a te ci sia sempre amore a darti supporto. Di sfide la vita te ne metterà sempre davanti. Tutti noi ci immedesimiamo in questa frase perché tutti noi abbiamo sfide o persone che ci parlano dietro, ma loro sarebbero in grado di fare quello che noi abbiamo fatto? Pensi mai alla tua vita se non avessi fatto le scelte che hai fatto? Cosa è che ti spinge ad essere la persona che sei oggi? Sì bro, un casino. Di certo so che se non avessi fatto le scelte che ho fatto sarei papà e starei vivendo in un appartamento. Sarei stato felice veramente non avendo fatto quello che volevo? Non lo so. Per adesso voglio trappare ancora qualche anno, ho dei conti in sospeso con la Trap e voglio chiudere i conti. “Io e te come Harry & Meghan”, quanto secondo te l’amore deve essere anticonformista? In Amore bisogna ascoltare solo gli innamorati. Non è una azienda, non è un collettivo in cui possono parlare tutti. Se trovi la persona che crede in te hai fatto bingo perché ti accompagnerà in tutte le sfide. Non bisogna mai ascoltare in amore gli altri. “Trappo di getto ignorante per quello mi odi”… penso che in un colpo solo hai dissato la maggior parte dei boomer che criticano la trap… cosa ne pensi degli hater? Ma assolutamente bro. Non scrivo mai cose che mai vere. Purtroppo vengo da un posto dove se fai musica la fai bene solo se partecipi a San Remo, per carità nella vita mai dire mai ma fatemi fare il mio. Se ti ricordi la prima strofa di “Trappo Zarro” fa “se la becco glielo metto” ma zio tutti vorrebbero farlo. Alla fine quando Trappo di getto ignorante tutti poi parlano e sanno chi sono. Secondo me da “Harry & Meghan” può nascere un nuovo sequel di canzoni. Mi sento che può essere una nuova pagina, ma prima bisogna aspettare come suonerà nei live. Data la situa degli ultimi giorni cosa ne pensi della scena italiana? C’è qualcuno che ti sta stupendo più del previsto? Secondo me sarebbe più bello se ci fosse più amore in giro anche tra colleghi. In giro per il mondo vedi gente grossa che spinge i più piccoli solo per amore dell’arte e non per un fattore di guadagno. E’ bello quando si fa arte. Di ragazzi giovani che spaccano ci sono Kid Yugi, Tony Boy e, anche se non è proprio un emergente, Rondo. Secondo me lui veramente spacca perché da come si comporta e muove non sembra nemmeno italiano ma internazionale. Circa la domanda di prima, cosa consiglieresti a chi sta muovendo i primi passi in questo mondo e sta trovando degli ostacoli? Un consiglio che mi sentirei di dare è quello di trovarsi una fetta di pubblico. Bisogna prendere spunto dagli artisti che ci piacciono ma non bisogna copiare, bisogna avere una propria identità musicale. Solo in quel modo gli altri ti riconosceranno per quello che sei. Intervista a cura di Perseo Gatti!
COLLE DER FOMENTO, A MODO NOSTRO ABBIAMO SEMPRE DATO UN ESEMPIO! – INTERVISTA ESCLUSIVA!

– Ciao ragazzi, prima di iniziare vorrei chiedervi: come state? Danno: “Sto come sto, mi basta poco sotto il mento, non cambio zona…” ah ah, oggi vado di citazioni… Masito: Direi bene, grazie! – Cosa si prova ad essere, come siete voi, storia vivente del rap? D: Resto convinto che il rap, inteso proprio come rap e non come “altro”, in questo paese interessi ancora a poca gente quindi non so…ti sparo subito un’altra citazione che spiega bene come ci si sente… “ancora in piedi dopo un tot di stress” M: Non mi sento così speciale quasi mai, per alcuni minuti durante i live a volte. – Secondo voi, quanto avete influenzato questo gioco? D: A modo nostro penso che abbiamo dato un esempio, soprattutto a Roma nei primi anni novanta. Eravamo i ragazzini in fissa per l’hip hop quando nessuno si filava questa cultura, facevamo il rap per il gusto di farlo, facevamo le nostre guerre per affermarci nella scena, era importante per noi e crescendo abbiamo visto arrivare altri ragazzini con la stessa scimmia della doppia H…qualcuno è stato influenzato sicuramente da noi, ma attenzione…c’è un filo che ci lega tutti, noi a nostra volta stati influenzati da quelli arrivati dopo…è a doppio taglio la storia… M: Secondo me in certi anni abbiamo fatto da apripista per una parte “hardcore” della scena italiana e molti hanno seguito in parte la nostra strada ma qui le cose cambiano velocemente e nel rap italiano l’ultimo arrivato detta la linea da seguire. Vedo nello stile di oggi pochissime tracce di quello che noi siamo e siamo stati…margari qualcosa di nostro c’è ancora nelle metriche e nell’attitudine ma spesso inconsapevolmente. – Avete una creazione di cui siete orgogliosi? avete mai paura di “passare di moda”? D: L’ultimo album, “Adversus”, è il disco più personale del Colle ed è quello di cui sono più orgoglioso. Non ho paura di passare di moda perché non siamo mai stati di moda. La moda è una cosa passeggera. Per noi è sempre stata… “questione di stile”. M: La moda non mi è mai interessata e credo che come Colle siamo sempre stati un’alternativa ai gruppi del momento…diversi da tutto quello che il mercato propone e questo mi è sempre piaciuto. Personalmente sono molto fiero di “Adversus” e in particolare di aver scritto “Polvere”; in un momento in cui nel rap si stra-esalta se stessi e il successo parlare delle sconfitte non è da tutti anche se poi (come spesso succede dopo i nostri dischi) molti ispirati da noi hanno raccontato certe cose nelle canzoni…e anche questo fa piacere. – Se uno pensa a Roma, da un punto di vista musicale, non può non pensare a voi. Quanto rappresentate la vostra città? D: Sicuramente fra le nostre ispirazioni ci trovi Gabriella Ferri, De Gregori, Rino Gateano, Califano e altri musicisti romani, puoi metterci Daniele Silvestri, i Tiromancino e anche Alvaro Amici e i Santarita Sakkascia. Roma con tutto il suo bagaglio musicale ce la portiamo dentro e c’è un pezzo della nostra città in ogni nostra rima. Ma Roma è un mostro gigantesco in continua mutazione, è lei che plasma te… M: Roma è dentro di noi che lo vogliamo o meno e nel bene e nel male anche se io e Danno non siamo i tipici romani abbiamo sempre cercato di rappresentare la nostra città. L’affetto che viene da Roma è sempre stato “benzina” per affrontare ogni nuova sfida e credo che anche chi va via da Roma se ne porta dietro sempre una parte. – Il vostro nuovo tour è partito da Amsterdam, come mai questa scelta? Ha un significato in particolare? D: È una città a cui siamo legati, abbiamo tanti amici che vivono lì ed è sempre una sensazione particolare suonare all’estero. M: Sono legato ad Amsterdam dai primi ’90 grazie al writing; writer come Kraze che vive tra Roma e Amsterdam sono pionieri della scena e hanno indicato la giusta via a noi ragazzini che volevamo dipingere ovunque, anche il nostro slang (Rome Zoo) e lo stile di abbigliamento viene in parte da loro e negli anni hanno contaminato quasi tutti i writers di Roma. Siamo partiti da Amsterdam perché è una città che amiamo. – Riportando un pezzo di un articolo di un mio collega giornalista: “trent’anni di musica e parole che abbracciano le generazioni dell’old school, come pure le nuove leve”. Voi siete il passato, il presente ed il futuro, provate un senso di responsabilità? Cosa provate? D: Quello che provo dopo tutti questi anni si può sintetizzare con “eppure sono qui”. M: La parola “responsabilità” l’ho imparata presto e sono sempre stato attento già dai primi Anni ‘90 a non scrivere stronzate, ho capito presto che le persone passano ma la musica rimane; anche da giovane volevo lasciare il segno e per capire come fare guardavo con attenzione a quelli che erano i miei gruppi preferiti, non ascoltavo solo la musica ma anche le scelte artistiche che facevano perché il mercato ti lusinga ed è facile cedere ma dopo un po’ capisci che i soldi contano meno della dignità. – Piccola anteprima per i fans: canzoni che più vi piacciono suonare nei live? D: “Pioggia” sempre è una delle mie preferite da fare dal vivo, ma quest’estate gireremo con i Dumbo Station, quattro musicisti incredibili, e suoneremo i pezzi del Colle con loro…avranno una nuova veste e sarà una bellissima sfida per tutti noi. M: Personalmente mi diverto sul palco a fare “Ghetto Chic”, “Sergio Leone” e del nuovo disco “Eppure sono qui” e “Nulla virtus”. – Da trent’anni che siete in questa scena, prima avreste mai immaginato questo? Cosa vi ha spinto ad arrivare a tutto questo? D: Quando abbiamo cominciato tanti anni fa ci dicevano che il rap non era un genere e che sarebbe morto in poco tempo. Forse nessuno si immaginava che la storia sarebbe arrivata fino ad oggi. Cosa ci ha spinto… forse il fatto che abbiamo sempre amato la musica, fin da pischelli. Il momento