Naska

La sera del 20 gennaio siamo stati all’ultimo concerto milanese del Rebel Unplugged Tour, che porterà per tutta la prossima settimana Naska in giro per l’Italia in una formazione minimale, solo due chitarre e un violoncello.

Naska è entrato in scena avanzando dal palco fin dentro al pubblico, che era disposto a terra fra cuscini e qualche poltrona, pronto a partecipare anche attivamente allo show pensato appositamente per atmosfere più intime e raccolte.

Dopo l’ingresso sulle note di “Rebel”, Naska si apre a un racconto autobiografico in cui incasella tutte le canzoni della serata rendendo il concerto un vero e proprio spettacolo teatrale, a metà tra uno storytelling e la messa in scena di se stesso.

Anche la silhouette, accentuata da skinny jeans, anfibi e maglione oversize, tutti rigorosamente neri, fanno pensare a Naska come a un cantastorie medievale che con la chitarra intrattiene passanti e conviviali. La sua storia è quella di un ragazzo di provincia con un sogno nel cassetto, che si perde tra le distrazioni di una città nuova e troppo grande a cui affida tutto il suo destino.

Durante questa narrazione Diego si integra col pubblico, fa domande e battute, chiama i fan a cantare con lui sul palco, si siede fra la gente, annullando totalmente la barriera tra platea e palcoscenico in perfetto stile punk. Lo spirito di un concerto Unplugged per un cantante pop punk è quello di restituire agli ascoltatori una lettura più ravvicinata dei testi, prediligendo un arrangiamento più scarno in cui l’energia dei pezzi è affidata solo alla dinamica della voce.

Quello che Naska ha messo in piedi è uno spettacolo con tutte le carte in regola, una struttura costruita secondo un ordine cronologico e un repertorio che si presenta come la colonna sonora della vita vissuta dal cantante stesso, senza tralasciare momenti di improvvisazione e uscite spontanee.

Per chiudere il concerto Naska sceglie di regalare ai fan una canzone inedita, che è stata annunciata come prossimo singolo in uscita.

È vero che Naska ci tiene a mantenere la sua immagine da punkabbestia, ma dopo questi tre concerti milanesi possiamo dire che è un po’ meno incazzato e un po’ più organizzato, perché quel sogno da ragazzino finalmente lo sta vivendo.

Articolo a cura di Giuditta Cignitti!