Esteban

Partiamo subito con la Nostra domanda di rito, chi si cela dietro Esteban?

Dietro Esteban si cela Esteban sai? Perché sono molto trasparente nel fare musica e nell’essere creativo perciò anche dietro a questo nome d’arte non c’è altro che quello che sono tutti i giorni della mia vita. 

 

Parlaci del mondo Indie , come ti sei approcciato a questo genere musicale?

Il mio approdo al mondo indie è stato molto istintivo. Ho scritto della musica e mi sono fatto aiutare a rendere i miei pensieri, realtà, trasformandoli in una produzione musicale. Tutto questo grazie al mio produttore dell’epoca. Poi ho ascoltato il risultato finale e il genere al quale più mi avvicinavo era quello dell’indie pop. Anche se con le dovute differenze perché io mi rivedo molto anche nel genere cantautorale, con le dovute distanze di sicurezza.

 

Con “nuvola” uscito l’11 febbraio inizi un nuovo percorso della tua carriera discografica , il tuo primi EP.

Ci racconti come nasce questa idea?

Nuvola è nata durante il covid, nel primo lockdown. È un progetto che racconta chi sono, alcuni aspetti della mia vita e soprattutto le mie origini. Parla del Cile, dal quale proviene mio padre, parlo della Sicilia, dove sono nato e dove ho gran parte della mia famiglia, parlo della mia vita quotidiana. È stata la mia ancora di salvezza, per evadere con la mente lontano dalle sirene delle ambulanze che tagliavano il silenzio della metropoli in quelle lunghe e spaventose giornate.

 

“Nano Cilao”, brano fatto di allusioni e metafore, racconta di origini , sughi, amori.

Cosa rappresenta per te?

Nano Cilao è un ponte immaginario fra il Cile e l’Italia. Parla di un ragù di carne fatto con pomodori italiani ma che sono stati esportati e ritrovati anche in alcune zone del Sudamerica.

È un po’ un tributo a mia nonna e alla cucina siciliana, soprattutto a quelle ore che passavo a guardare ed a imparare la cucina tipica palermitana. È un flusso di ricordi, belli e felici.

 

Domanda personale, Esteban è un ottimo cuoco?

Più sperimentale o tradizionalista?

Assolutamente tradizionalista. Io sono convinto, non c’è neanche da dirlo in realtà, che la cucina italiana sia la migliore al mondo, e la grande diversità che c’è fra le varie regioni italiane rende così varia e diversa la cultura culinariache prima di sperimentare voglio conoscere bene tutta la tradizione. Ho lavorato per tre estati in un ristorante in Umbria, molto bello e di alta cucina. Fra Milano e Perugia ci sono circa 400 km ma sembrano due mondi diversi a livello culinario.

 

“Bandierine Tibetane” sembra portarti sulle alture di quei territori e assaporare la pace che li circonda.

Un viaggio che ti affascina?

Il Tibet, non ci sono mai stato però sono stato in india e la canzone racconta di questo.

 

Ma soprattutto come nasce questo brano?

Nasce nel mio terrazzo di casa, osservando le mie bandierine tibetane, con un occhio diverso e più attento questa volta, e dentro quei colori così accesi ma anche sbiaditi, mi sono perso, dentro al sanscrito. Racconta di un viaggio fatto a 11 anni in india con mia madre, che andava spesso in quelle terre per gli apprendistati da yoghini(insegnante di yoga). Quella cultura mi affascina e difatti negli anni ho sempre praticato lo yoga e la meditazione.

 

Con “Christiane” riecheggia spesso il ricordo di quel libro e poi film anni ‘80 capostipite di una generazione “Christiane F. Noi e i ragazzi dello zoo di Berlino”, cupo e riflessivo.

Quanto è ispirato a quel racconto e quanto alla tua vita vissuta?

È molto più ispirato al racconto, sia chiaro, non ho per fortuna storie personali di abusi alle spalle, però ha anche delle componenti di vite a me vicino vissute. Racconta di unamore che ho vissuto a 16 anni, il mio primo vero amore, che mi ha travolto completamente. In senso buono e in senso meno buono. E di come questo amore è intrecciato con la storia di Crhistiane F. la protagonista di “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” che è e sarà forse sempre il mio libro preferito.

 

“Luz De Vela” ha sapori di racconti in riva al mare.

La immagini cantata con una chitarra intorno ad un falò?

Si è una bellissima immagine, e sono molto contento che anche tu te la sei immaginata così. È un po’ il suo mood e il suo senso.

 

Progetti futuri?

Alzare il livello, vedere questo primo album come punto di partenza, una base bella e felice dalla quale crescere però. Musicalmente, artisticamente, nella scrittura e nelle produzioni. 

Stiamo già lavorando a nuove canzoni.

 

Ringraziandoti per il tempo a Noi dedicato, ti chiedo un saluto a Noi di Exclusive Magazine e ai Nostri cari lettori.

Grazie di questa bellissima opportunità di potermi raccontare, sono molto contento che il mio progetto vi abbia incuriosito.

Auguro a tutti i vostri splendidi lettori una bella lettura e a voi ancora grazie, con affetto

Esteban.

 

Intervista a cura di Antonio Borzacchiello!