SGRO’, LA FORZA DI COMBATTERE ANCHE LE BARRIERE DEL COVID!

Diamo il benvenuto su Exclusive Magazine a Sgrò, come stai?

Ho appena saputo che causa covid dovrò annullare alcuni concerti che avevo in programma. Quindi sono un po’ giù per via di questa situazione. È incredibile come dopo due anni il modo più efficace risulti ancora chiudersi in casa e non uscire, non incontrare, non fare parte più di una collettività. Mi dispiace molto la situazione sia così.


Abbiamo appena ascoltato il tuo nuovo album “Macedonia”, puoi parlarci di questo nuovo progetto?

È il mio primo disco di canzoni, ed è pieno della frutta che ho raccolto da tutti i gli alberi che ho piantato a Lucca, che è la città in cui sono nato e ho vissuto, e a Bologna, città in cui sono andato a studiare e, dopo la laurea, la città che ho scelto per vivere. È un disco che ha il gusto dello spaesamento, quindi amaro, a tratti acerbo, ma comunque anche dolce, perché tutto quello che crea una crisi dà, in certi momenti, anche una grande forza interiore, perché implica una scelta, e scegliere fa stare bene. Quando l’ho scritto stavo vivendo un momento di grande ridefinizione di me e dei miei desideri. Ero dentro un vortice. Non trovavo più l’indirizzo di casa. Ero come sperso.


Come hai affrontato questi mesi nella composizione di questo progetto?

È un disco scritto molto prima della pandemia, era il 2017. Quindi, ti posso dire, come ho vissuto il posticipare l’uscita di questo progetto. L’ho vissuta male, perlomeno inizialmente. Perché? Perché più il tempo passava, più mi allontanavo da l’esigenza compositiva, da quel vortice.


La pandemia ha cambiato il tuo approccio alla musica?

No, perché per me la musica è ancora qualcosa di sacro. Credo che sarà sempre così. La pandemia ha inciso a livello lavorativo, quello sì. Ma a livello compositivo no. La musica è una religione per me, ho una fede così profonda che nessuna pandemia potrà terremotarla.


Con chi ti piacerebbe collaborare?

Margherita Vicario.


Il sogno di Sgrò è…

Riuscire a emozionare chi mi ascolta. Sembra una frase banale, ma non posso dire altro. Ti spiego, mi piacerebbe far provare a un ascoltatore sconosciuto quello che provavo io da adolescente quando ascoltavo le canzoni che sono state la mia educazione sentimentale, la mia prima casa fuori casa.