TONY KING, IL PRIMO RAPPER TRANSGENDER!

Benvenuti ad una nuova intervista su Exclusive magazine! Ringraziamo fin da subito Tony King per la disponibilitá.

Sei il protagonista della docu-serie “Chiamatemi Tony King”, su Discovery+, che mette al centro della narrazione proprio il percorso non facile che ha portato Naomi Nicolella a diventare Tony King. Cosa puoi dirci a riguardo?

“Ho iniziato questo percorso per ritrovare me stesso, e questa docu-serie è una parte della strada che sto percorrendo. Fondamentalmente è quello che auguro a tutti: di sentirsi a proprio agio e non aver paura del giudizio delle persone.”

 

Quanto è stata importante per te questa serie? Credi ti abbia dato ulteriore fiducia nel rivelarti al mondo per quello che sei, senza paura del pregiudizio?

“Mi reputo una persona che non ha mai avuto veli, che non ha mai avuto paura di rivelarsi per quello che è: non bisogna nascondersi, e oggi nel 2021, quasi 2022, è fondamentale metterci la faccia e affrontare il pregiudizio a testa alta.”

 

Nella prima puntata dici: “Io non ero io. Io sono Tony, ma nella vita ho avuto il destino di nascere non proprio nel corpo che volevo. Già alle elementari, quando ci si mette il grembiule rosa, io volevo il blu”. Questi sono concetti delicati, ma molto importanti da veicolare, e tu hai deciso di farlo attraverso la musica. Da dove parte questa scelta?

“Questa scelta parte dalla mia passione per la musica e dalla voglia di esporre la mia idea e quello che sono. Credo che la musica possa arrivare in modo più diretto dove le semplici parole non arrivano.”

 

Lo scorso anno non è passato inosservato il tuo singolo “L’ammore è ammore”, dedicato a Paola Gaglione, protagonista di un brutto caso di cronaca. Paola è infatti morta in un incidente stradale mentre era inseguita dal fratello, che contrastava la sua love story con una persona transgender. Quindi la tua musica attinge a piene mani dal contesto storico-sociale in cui viviamo…

“La mia musica racconta la veritá, racconta quello che vivo e quello che vivono spesso le persone della comunità LGBTQI+, e con “L’ammore è ammore” ho voluto dare un messaggio di speranza, sia a me che a chi ha vissuto situazioni come queste: non bisogna smettere di lottare e di amare.”

 

Sei molto sensibile anche alla tematica del bullismo, sia reale che virtuale. Come lo affronti quotidianamente? Insegnare il rispetto dell’altro (anche attraverso le canzoni) può realmente arginare un fenomeno di questa portata?

“Credo che il rispetto sia la base principale di tutto: in molti usano il bullismo come scudo, credo che i “bulli” siano persone che hanno sofferto e hanno creato una corazza di forza per non mostrarsi deboli. Ma prendersela con i più deboli non rende forti, rispettarli sì.”

 

Uno dei tuoi punti di forza è il fatto che sei tu stesso l’autore delle tue canzoni. Ma preferisci scriverle o cantarle? E scriveresti anche per altri?

“Amo la scrittura e credo che scrivere mi piaccia di più, perché lo trovo uno sfogo: che sia un foglio o un quaderno per me è come parlare ad un amico, ed è proprio questo che mi porta a scrivere le cose che ho vissuto. Scrivere per altri sarebbe più complicato, ma mi piacerebbe ugualmente.”

 

Il tuo genere è il traplodico (nome derivato da trap e neomelodico). Ti cimenteresti anche con altri generi musicali?

“Non amo definirmi e “chiudermi” in un solo genere, amo esplorare la musica perchè credo che sia “infinita”. Forse tra molti anni saprò dire il genere che più mi piace, ma mai quello in cui mi definisco.”

 

Quali sono i tuoi progetti, a breve e a lungo termine?

“Vorrei fare un disco, credo che sia il mio sogno da sempre, ed iniziare a fare concerti. Il mio sogno è vivere di musica.”

 

Intervista a cura di Domenico Scala!