D-ROSS, LA MIA INTIMA NECESSITA’ DI RENDERE PROTAGONISTA LA CHITARRA!

D-Ross

 “Origin” indica un ritorno al principio, ad una spiegazione chiara di sé. Qual è la tua origine e da quali particolari elementi risulta? 

“Origin” è la necessità di mettere in primo piano quelle che sono state le mie influenze primarie di musicista, quindi, un omaggio esteso a tutta la musica che mi ha formato: da Jimi Hendrix ai Led Zeppelin, Son House, Nirvana, AC/DC, Jeff Beck.

Le tracce sono quasi tutte strumentali eccetto per il saluto/omaggio ai Pink Floyd. Che influenze hanno avuto nella tua sfera artistica e, se sí, perché? Quali sono i tuoi più grandi riferimenti?

I Pink Floyd sono stati e sono ancora un punto di riferimento nel mio mondo musicale, la loro musica invita alla riflessione ed io amo perdermi e viaggiare nei suoni che loro hanno saputo comporre e che sento indispensabili tutt’ora.

Cosa c’é di diverso di D-Ross in “Origin” rispetto a “Large”?

 “Origin” è una parentesi diversa: lo definirei un disco pensato più per la mia figura di compositore-chitarrista, quale sono e sento di voler essere ancora. “Large”, il precedente titolo solista, che risale al 2018, era invece un album più nelle vesti di producer. Ammetto serenamente, però, che entrambi i lati fanno parte di me e che quindi replicherò sicuramente i due scenari.

Un disco di strumentali può accompagnare emozioni, momenti e stati d’animo e questi divengono così le parole da accostarci. È il motivo per cui tutti avremmo bisogno di dare il giusto peso a questo disco. Tu cosa ne pensi a riguardo? 

Come dicevo in una risposta precedente, la musica strumentale è utile alla riflessione. Spesso, nell’ultimo periodo, i poeti in giro latitano; ne trovi veramente pochi. Io sono fortunato anche in questo segmento perché produco artisti che sono dei grandi autori.

Quando inizia il fiorente percorso di D-Ross con la musica e gli strumenti? 

Suono la chitarra ormai dall’autunno 1989. Da quel momento in avanti ho maturato studi indipendenti, lontano dalle aule dei conservatori, esperienze con decine di musicisti, cantanti, produzioni cinematografiche e televisive. È stato tutto un susseguirsi di scoperte.

La curiosità ha una importanza indispensabile, aggiungo, se si punta sulla creatività e sulla ricerca dello stile.

In “Great Khan” sono le corde di chitarra a guidare il brano. È incredibile quanta sia la forza emotiva che ne traspare e l’interpretazione che é possibile realizzare personalmente sul brano. Nella creazione-progettazione della strumentale, quanto è importante ciò che sente l’artista prima di “metterla a disposizione” degli ascoltatori? 

“Great Khan” è un omaggio fatto al maestro Ennio Morricone, ma vestito di rock-blues. Lo stato d’animo del momento compositivo è importantissimo. Tant’è che tendo a conservare sempre i primi take che registro in sala. In quei frangenti puoi sentire lo stato d’animo dell’artista.

“Seattle Boy” sulla traccia con Sarah Star-t-uffo è un punto focale dell’album. Blues a tutti gli effetti, dotato però di stile riconoscibile. Cosa fare per sviluppare un proprio suono e stile? Cosa caratterizza il vostro? 

Il blues è la chiave di tutta la musica contemporanea. Molti non lo sanno ma è così. A volte é meglio riaffermare tutto e ripartire da lì, specialmente quando si tende a “scopiazzare” le ultime uscite di successo e quelle cosiddette “più alla moda”. Nello specifico, con Startuffo volevamo omaggiare un altro grande artista che ancora oggi mi accompagna in qualsiasi processo creativo: e parlo di Jimi Hendrix.

In quale traccia é più viva una “sperimentazione” musicale? 

Guarda, sottolineo che la sperimentazione è un po’ ovunque in questo mio secondo capitolo solista. Forse sceglierei “Rotten”, dovendo pronunciare un solo titolo. “Origin” riassume vari stili: dal punk al grunge’n’drums fino all’hip hop/industrial.

 Quale delle strumentali potrebbe essere  destinata ad essere arricchita di un testo, secondo D-Ross in veste di produttore? 

Probabilmente “D-Ross Blues”; la immagino pure già cantata.

Concludendo, in base alle precedenti riflessioni, che significato ha questo album in riferimento al tuo percorso artistico, personale ed emotivo? Qual é l’essenza di “Origin”?  

Come già detto, avevo l’intima necessità di rendere protagonista la chitarra. Attraverso questa produzione voglio spronare implicitamente tutti coloro che – come me – sono musicisti trasversali e però esitano a pubblicare i loro brani, quasi avessero paura di non avere successo. 

Per fortuna non esiste solo il mondo del mainstream. Faccio quindi un invito: non tenetevi le cose dentro; non reprimete la musica. Più si pubblicano cose nuove e meglio è ed, ovviamente, devono essere belle.

Un abbraccio a tutti voi

Intervista a cura di Sara De Lucia!

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