Kidd Peko

 Ciao Kidd Peko e benvenuto a questa chiacchierata insieme a noi di Exclusive Magazine. Come prima domanda volevamo chiederti di raccontarci qualcosa su di te che non ha mai detto in nessun’ altra intervista!

Ciao ragazzi, vi ringrazio per avermi contattato.
Ce ne sarebbero diverse di cose, ma tra queste la più curiosa è quando ho cominciato a ballare breakdance nel 2001.
In quell’estate, una sera, vidi dei ballerini esibirsi a Mantova e non ricordo bene in che modo, riuscii a reperire una vhs della loro esibizione.
Ho iniziato a imparare i primi passi grazie a quella cassetta, studiavo ogni singola mossa usando il fermo immagine nel salotto di casa mia.
Quello fu il mio primo approccio alla cultura hip hop.
 
Da poco è uscito su tutte le piattaforme digitali il tuo nuovo album ce ne vuoi parlare?
Il progetto era nato perché dopo aver pubblicato “Iceberg” volevo proporre qualcosa di diverso rispetto il classico producer album,  e da lì iniziai a tessere le prime bozze.
Inizialmente l’idea che mi prendeva bene era quella di mischiare samples a drum breaks fondendo i suoni, 
rendendo tutto il più naturale possibile, come se avessi ridato vita a quei brani, un pò come il disco Tatas Plottn di Fid Mella,
in cui Mella usa i dischi a casa del padre Italiano per realizzare il disco.
Il risultato finale è dato da una selezione di tutte le tracce che avevo realizzato e lì mi resi conto che ogni traccia
poteva rappresentare un mood diverso dall’altro, da qui capii che le mie strumentali potevano diventare musica “da ascolto”.
 
In un mondo come quello di oggi che viaggia veloce e dove le parole fanno da padrona non pensi che sia un azzardo uscire con un progetto totalmente strumentale?
Si, penso sia un azzardo, ma è anche vero che non mi piacciono le cose semplici.
Credo che l’unico modo di farsi notare sia quello di essere se stessi distinguendosi dagli altri.
Allo stesso tempo penso che in Italia il livello delle produzioni stia crescendo molto e questa cosa mi sprona a migliorarmi continuamente.
Con questo, non voglio dire che non collaborerò più con rapper o cantanti.
 
Quale è il processo con il quale scegli il titolo finale delle tue strumentali?
Di solito ascolto le mie sensazioni, focalizzandomi sul beat e su tutte le parte da cui è composto,
e associo delle immagini/ambienti a quella traccia in modo da velocizzare il processo.
Quando nel beat è presente un campione mi aiuto grazie al tema della canzone originale.
 
Delle tracce che troviamo nel cd ce ne è una sulla quale sei stato più tempo dietro alla sua realizzazione? 
Forse l’unica che è stata più complessa da completare è stata “Peter Pan”, perché il loop continua ad “evolversi”.
In quel caso ho preso ispirazione da alcune cose di Nosaj Thing e Dimlite, dove il beat è più atmosferico.
Diciamo che sto iniziando ad approcciare ad un nuovo modo di fare musica, almeno per me, prendendo le distanze dal classico loop.
Questo richiede un impegno ed ascolto maggiore, perché il brano deve funzionare all’ascolto.
 
Sono ormai più di 20 anni che bazzichi nel mondo musicale, per l’appunto volevamo chiederti di raccontarci 4 episodi che sono stati una sorta di bivi nella tua carriera!
Un bivio è stato quando nel 2009 stavo per smettere di ballare per dedicarmi totalmente al mondo della musica.
Avevo una crew con cui giravo in nord italia tra contest, showcase ed allenamenti e dovevo molto alla break, però scelsi comunque di gettarmi in questa nuova avventura.
Anche se non lo definisco proprio un bivio, nel 2011 io e il mio gruppo rap dell’epoca, la “Zona Zero”, eravamo stati contattati da un A&R che si era appassionato a noi,
e assieme a lui abbiamo iniziato a realizzare dei nuovi brani con l’idea di portarli in etichetta.
Era la classica situazione da film in cui capisci che quella cosa potrebbe cambiare la tua vita e portarti chissà dove. E sta accadendo a te.
Dopo mesi di lavoro e di promesse il tizio sparì e realizzai che non volevo più farmi ostacolare da qualcuno, che di punto in bianco arriva e se stai lavorando a qualcosa
devi accantonarlo.
Un altro bell’episodio è stato quando nel 2016, dopo che mi ero in messo in testa di fare un mio primo producer album(Iceberg) iniziai a stilare una lista di artisti
che mi piacevano in Italia e che mi sarebbe piaciuto ospitare nel disco, alcuni dei quali non riuscirono a partecipare.
Ho imparato che spesso le cose in corso d’opera si evolvono rispetto a come le avevi immaginate, ma è quello il bello.
Guarda caso, a Mantova veniva a suonare Claver Gold, che conosceva già il collettivo Strongvilla e noi eravamo in apertura della serata.
Da lì scoprii che lui era un appassionato di un nostro artista (Galup) e che la cosa era reciproca, 
allora qualche settimana più tardi proposi la collaborazione, girando una delle strumentali che secondo me poteva essere adatta a loro. 
Il resto è storia.
 
“Piece of the (you)Universe” si chiude con “coming home”. Il tuo “ritorno a casa” da cosa è rappresentato?
Diciamo che ad ogni canzone io mi immagino questo “astronauta” della copertina, che viaggia nello spazio in cerca di qualcosa; 
coming home rappresenta nientemeno che il suo ritorno a casa, alla normalità. 
Se vogliamo andare più a fondo, penso che ognuno di noi abbia una propria visione del disco e del proprio ritorno a casa.
Per me è un brano che mi fa ripercorrere tutti gli anni passati portandomi al presente, conscio del fatto che il futuro è roseo.
Nel titolo ho unito le parole You e Universe proprio perchè volevo rappresentare l’uomo che guarda dentro se stesso.
 
Mantova, una città che per te è stata fulcro musicale, ci segnali qualche realtà/artista  che vale la pena seguire delle tue parti?
Non perchè sono di parte, ma attualmente in casa Strongvilla stiamo lavorando con “Opera”, un ragazzo che non mi immaginavo di trovare proprio a Mantova!
Sebben ha 10 anni in meno di me conosce tantissima musica e ci troviamo sulla stessa lunghezza d’onda.
Attualmente ha pubblicato diversi brani e ne arriveranno altri, tutti realizzati con Virgo e Kuma19.
Mi sento di citare, visto il mio ex percorso da ballerino, Omar alias B-Boy Fat, un ragazzo molto giovane della nuova scena Mantovana che si sta distinguendo in
competizioni Italiane ed europee tra le quali il Red Bull Bc One in cui è stato invitato a partecipare già due volte.
 
Domanda extramusicale : La tecnologia sta uccidendo le emozioni?
Anche se sono un patito della tecnologia e delle innovazioni, si un pò lo penso.
Non dico che “era meglio una volta”, ma sai, alcuni anni fa vivevi molto di più esperienze perché c’era sempre un velo di 
mistero e non tutto era cosi scontato.
Pensiamo anche solo alla musica: noi per reperire un pò di dischi hip hop dovevamo prendere il treno per andare a Verona
al Vibrarecords l’unico negozio ben rifornito.
Dischi che ci ascoltavamo per diversi mesi, se non di più.
 
Per concludere questa nostra chiacchierata, oltre a ringraziarti per il tempo che ci hai dedicato, volevamo invitarti a tua volta a salutare e ringraziare chi vuoi. Alla prossima! 
Mi sento di ringraziare tutte le persone che hanno collaborato in questo progetto, a Strongvilla e a voi per le bellissime domande!
 
Intervista a cura di Jean Denis Marchiori!