Nicola Siciliano

Nicola Siciliano è sicuramente un talento cristallino made in NA: canta, rappa, suona e produce senza sosta e in tempo zero. A soli 18 anni, Nicola ha un’ampia visione di quello che vuole creare: flow in continuo cambiamento, sonorità del presente e del passato in un perfetto mix innovativo ed una viva attenzione ad ogni dettaglio. La musica è sicuramente il suo pianeta e “Napoli 51” ne è la prova. 

Napoli 51 è il tuo nuovo album, perché la scelta del titolo? 

Ho scelto questo titolo per rappresentare una Napoli futuristica ed allo stesso tempo per dare un immaginario di qualcosa al di fuori dal pianeta, perciò il richiamo all’Area 51.

 

Ogni testo mostra versatilità ed è la consacrazione di uno stile unico, a cosa ti ispiri per creare qualcosa di sempre nuovo? In cosa ti senti innovativo? 

Più che altro ascolto, non guardo. Mi ispirano molto gli album americani vecchi e nuovi, ma comunque spazio molto nei generi musicali. Mi ha influenzato tanto un film che ho visto in passato, sempre a riguardo di cose futuristiche, legato anche a concetti di un’immaginazione nuova. Come dicevo, spazio molto tra i generi, ascolto blues e jazz. Per la tromba che c’è in “Zen” mi sono ispirato ai suoni di Louis Armstrong. Mi piacciono quelle melodie che nella musica d’oggi sono difficili da trovare. In questo senso, ci sono tante cose che mi ispirano. Nelle vecchie canzoni napoletane trovo melodie che si sentono nella musica di adesso. Collego molto il flow a questo, le tecniche devono variare perché quando mi ascolti devi avere l’idea che sto continuando a cambiare. Questo dipende anche dalla mia personalità, cambio umore ogni 10 minuti, il mio stile è vero proprio perché mi rispecchia. 

Diciamo che ciò che mi rappresenta è la sperimentazione musicale, in “Resta cu me” è ben evidente, lo switch finale rappresenta proprio questo.

 

Cosa rappresenta per te la musica? E cosa ti mette in diretto contatto con il tuo pubblico?

Il mio obiettivo è proprio quello di fare musica in cui le persone possano rappresentarsi; io faccio musica e basta, ma va da sé che poi i miei ascoltatori facciano propri i miei brani. Mi interessa arrivare con gli argomenti visti dal mio punto di vista, chi mi ascolta capisce e prova quello che sento anch’io e si immedesima. Io infatti scrivo quando ne ho il bisogno. Mi capita di scrivere barre per strada o in metro, quando sento qualcosa scrivo, sono preso dai momenti. 

Nel rap italiano hai qualche riferimento?

I Club dogo sicuramente, nell’album c’è anche una specie di riferimento con “Ragazzi fuori”. Poi soprattutto i Co’Sang, tutt’ora l’album “Chi More Pe’ Mme” è un’ispirazione. Li ascoltavo già quando ero piccolino, infatti mi sono avvicinato molto presto al rap, avevo sì e no 8 anni e mi facevo anche i video mentre rappavo in cameretta. Per quanto riguarda l’estero, lo stile di Travis Scott mi ispira molto.

 

Entriamo nel vivo di Napoli 51, in cui troviamo nuove collaborazioni, come sono nate? 

Tutti i Feat del mio disco sono nati per scelta e stima. Con Rocco c’è un legame da molti anni, il nostro pezzo aggiunge qualcosa all’album.

“Resta cu me” invece è un brano che ho scritto e registrato in quarantena e Ketama ha saputo perfettamente aggiungere quello che mancava alla traccia.

 

Il tuo album contiene tracce come “Garfield” e “Gonfie vele”, immediate hit senza ritornello, parlacene un po’…

La canzone senza ritornello rappresento una canzone libera, una strofa e basta in cui metto tutto ciò che penso. Nel senso che con il ritornello si crea sempre qualcosa di classico, quindi sempre sul discorso della novità, mi sono detto: – voglio fare una canzone che sembri di un’unica strofa in cui metto tutto ciò che ho da dire nel momento in cui la scrivo – e così ho fatto.

 

Le tue tracce di sono un’alternanza di amore, richiamo al tuo vissuto e appartenenza. Sicuramente Nicola ha tanto da dire, pensi con questo album di aver dato un chiaro messaggio? 

Spero di sì, un messaggio positivo per tutti i ragazzi che mi seguono. Io metto in musica ciò che mi appartiene, ciò che sento in un momento; sicuramente Secondigliano è tanto presente nei miei brani. In “Alta Marea” racconto quello che vedo quando scendo da casa tutti i giorni.

 

 

“Auschwitz” è un titolo forte, pensi rispecchi la potenza della traccia? 

Il titolo è una metafora, volevo rappresentare, anche come dico nella strofa, l’idea che si può uscire da tutto quello che è un mondo chiuso. Ritornando al discorso di prima, l’idea è sempre quella di dare un messaggio positivo. 

 

Canti, suoni, produci… di solito quanto ci metti per creare qualcosa? 

Se ho già un beat che mi prende, inizio a creare le melodie, ci metto un 15-20 minuti. Per fare l’album, composto da 26 tracce, ci ho messo 12 giorni. Mi ricordo che un giorno “di fuoco” arrivai alle 10 in studio ed alle 11 chiusi il primo mix.

E preferisci rappare in napoletano?

Si, sicuramente, ma comunque lo faccio anche in italiano. Penso che dal punto di vista tecnico alcune parole in napoletano suonino proprio in melodia, il suono è molto più fluido per adattarlo al flow. Alla fine penso che il napoletano sia una vera e propria lingua ed anche di più, quindi come chi non capisce bene l’inglese e lo ascolta, questo accade con il napoletano: quando una cosa è d’impatto ti arriva e basta. 

Quanto ancora ha da dimostrare Nicola? A che punto sei? 

Secondo me, nemmeno all’inizio. Ovviamente ho molte idee, il mio scopo è quello di dimostrare sempre di più. Dopo l’album gli obiettivi sono davvero tanti. Quello che desidero è avere quello che merito.

Intervista a cura di Sara De Lucia!