Cosa rappresenta per te questo concerto del 10 maggio all’Unipol Forum?
Non vedo davvero l’ora, soprattutto per l’energia che ci sarà. Siamo così tanti albanesi che vivono e lavorano in Italia. Ritrovarci tutti insieme quella sera, nello stesso posto, ha un significato speciale. Non è solo un concerto: è proprio un momento nostro. Di cultura, di identità e anche di orgoglio, in senso buono. Penso sarà una di quelle serate in cui non serve spiegare troppo, lo senti nell’aria, nelle persone.
Quanto è importante per te portare la tua musica in Italia?
È molto importante, ma non lo vivo come qualcosa di ‘strategico’, è più naturale. L’Italia, in un certo senso, è sempre stata vicina a noi. E poi ci sono tantissimi albanesi che vivono lì da anni. Quindi per me non è come andare in un posto completamente nuovo, è come incontrare una parte di casa, ma in un altro luogo. Portare la mia musica lì significa proprio questo: ritrovarci. Condividere qualcosa che ci appartiene, anche se siamo lontani. E allo stesso tempo è anche bello aprirsi, farsi conoscere da un pubblico diverso, però senza perdere quello che sono. Quindi sì, è importante, ma soprattutto è qualcosa che sento.
Se dovessi convincere qualcuno a venire al tuo concerto, cosa gli diresti?
Non penso di dover convincere qualcuno. Per noi albanesi la nostra cultura è molto importante e la nostra comunità è come una grande famiglia. Siamo sempre uniti. Non tutti riusciranno ad esserci, perché dipende anche dagli impegni personali, però la voglia è tanta, si sente. Chiunque potrà, sarà lì al 100%.
Cosa rappresenta per te “DEKADA”?
“DEKADA” per me è proprio un viaggio nella mia musica, dalle prime cose che ho fatto fino ad oggi. È come attraversare tutte le fasi che ho vissuto, anche come persona. Ci sono momenti diversi, suoni diversi, emozioni diverse, perché in questi anni sono cambiata e sono cresciuta. Questo progetto è un modo per mettere tutto insieme, per far vedere il percorso, non solo il punto in cui sono adesso. È come dire: questa sono io, da dove sono partita fino a qui. Un viaggio bellissimo nella musica, lungo più di due ore.
Quanto contano le tue radici nella tua musica?
Tantissimo, anche quando non si sente in modo diretto. Le mie radici sono sempre lì, in tutto quello che faccio. Nel modo in cui sento la musica, nelle emozioni, anche in certe scelte, magari fatte senza pensarci. Sono cresciuta con una certa cultura, con un certo modo di vivere le cose, e quella cosa non la perdi. La porti con te, ovunque vai. Penso che sia proprio questo che rende tutto più vero: puoi cambiare suoni, sperimentare, ma se hai una base forte, quella rimane. Per me è importante non perderla mai, perché è da lì che parte tutto.”


