Se al giorno d’oggi è scontato poter riprodurre qualsiasi brano di qualsiasi artista immediatamente sui nostri dispositivi, fino a 20 anni fa questa dinamica era totalmente impensabile, e comportava una serie di fattori che per anni sono stati discussi all’interno delle logiche di mercato musicale. Con l’inizio degli anni 2000 e l’avvento di internet, la condivisione di file e di conseguenza di musica è diventato immediato, e Spotify, anni dopo, è riuscita nell’intento, inseguito per anni, di regolarizzare queste dinamiche e questo streaming immediato, permettendo da una parte di mantenere la fruizione immediata ed a costi bassissimi rispetto ai costi precedenti, e dall’altra parte di far guadagnare alle label ed agli artisti tramite un sistema di remunerazione basato sugli streaming, dove più una canzone veniva ascoltata, più l’artista, o la label per lui, veniva remunerato. Quindi sembra invertita la tendenza, la fruizione, e sembra tutto inquadrato all’interno di un sistema di ascolto per i fan, ed ad un sistema economico per label ed artisti.
Ed allora perché si continuano a stampare i dischi, e, soprattutto, i vinili?
Se guardiamo le stime di vendita del 2010 dei dischi in Italia, quindi in un’era pre-Spotify ma che già si stava abituando da anni alla fruizione in streaming tramite YouTube o la pirateria (sarebbe impossibile estromettere quel fenomeno dal discorso), vediamo come i dischi occupassero l’81% delle vendite (dati FIMI), gli streaming (inteso anche YouTube e pirateria), occupassero il 18%, e le vendite dei vinili arrivassero a malapena all’1%.
Se invece ci spostiamo al 2024, abbiamo invece un 5% inerente ai CD, come pronosticabile, un 67% derivante dallo streaming, ed un grande 9% che è rivolto esclusivamente al mercato dei vinili. Ma perché allora, nonostante i mille modi che ci siano per fruire della musica oggi giorno la gente vuole ancora comprare un supporto fisico? E non il semplice supporto fisico, come sarebbe potuto essere il CD, ma il vinile, quindi un supporto più costoso e più difficile da fruire, perché non è così diffuso ormai avere il giradischi in casa, o quantomeno non è diffuso quanto un dispositivo mobile o un PC da cui possiamo ascoltare musica.
Allora cosa ci spinge ad acquistare vinili?
La nostalgia, il voler creare un ricordo, la tangibilità della musica ed in maniera conseguente delle nostre emozioni.
In un mondo costantemente online, dove i nostri soldi, le nostre foto, i nostri dati, i nostri contatti ed i nostri impegni sono costantemente in cloud e non sono più realmente “posseduti”, ma accessibili soltanto tramite una connessione internet, probabilmente la musica è uno di quegli aspetti che non vogliamo trascurare, e se quindi ascoltiamo a rotazione un disco su Spotify, vogliamo poi comprarne il vinile, per averlo nella nostra collezione, per usarlo come soprammobile, per poter leggere il booklet con i testi, vedere foto esclusive che non troviamo su internet, e di conseguenza vivere molto di più un progetto ed un artista.
A cura di Samuele Meante!

