Il nuovo disco di Rosalia, LUX, è stato molto apprezzato sia dal pubblico che dalla critica ottenendo un consenso totale che, negli ultimi anni, è sempre più raro in un’industria discografica in cui l’unicità perde interesse.
In Italia la situazione non è molto diversa e fare un progetto come quello di Rosalia è rischioso.
LUX è un album che unisce divino e terreno, sacro e profano in cui l’artista catalana canta in 13 lingue sviscerando diverse tematiche in modo sublime. Anche le strumentali che viaggiano tra musica classica ed elettronica contribuiscono a rendere LUX un disco totalmente innovativo e all’avanguardia. Si è quindi di fronte ad un’opera che è inimitabile ma che può segnare una nuova frontiera nel panorama musicale, una frontiera legata alla voglia di sperimentazione e alla ricerca di innovazione.
Nella musica urban italiana nessuno si è ancora messo alla prova con un progetto così ricco di sperimentazione, per farlo però si dovrebbe avere la garanzia di poter essere capiti dall’industria e soprattutto dal pubblico. Le classifiche mostrano in vetta artisti e dischi che di innovativo nel 2025 hanno poco e la tendenza del pubblico è quella di prediligere musica poco impegnativa su cui non c’è bisogno di porre tanta attenzione.
Presupponendo però che in Italia un progetto come LUX possa funzionare, le artiste che riuscirebbero a portare al pubblico un’opera di questo livello sono pochissime e quelle che vengono subito in mente sono La Nina e Joan Thiele.
I due tratti distintivi de La Nina sono sicuramente l’uso del dialetto e le sonorità peculiari che caratterizzano la sua discografia, in LUX Rosalia utilizza i dialetti per comunicare la necessità di unione, così come piace fare anche alla cantautrice napoletana. Joan Thiele ha invece un’estetica stilistica e musicale simile a quella di Rosalia, inoltre come alla catalana le piace molto approfondire determinate tematiche senza cadere nel banale.
La sfida è stata lanciata, si spera che possa essere accolta.
A cura di Gabriele Dimarco!


