NAHAZE, DA AMICI ALLA COLLABORAZIONE CON BIGMAMA, PASSANDO PER IL NUOVO SINGOLO! – INTERVISTA ESCLUSIVA

Nahaze

Benvenuta Nahaze a questa nostra chiacchierata insieme, iniziamo dal facile ma non troppo, come stai? Ciao! Sto molto bene. E’ una bellissima giornata di sole, domani è anche il mio compleanno perciò tutto benissimo. Sono molto contenta per l’uscita del nuovo singolo “Tanto da fare” e non vedo l’ora di andare avanti con il nuovo progetto che avrà tante reference.  Da poco è uscito “Tanto da fare” il tuo nuovo singolo. Cosa rappresenta questa uscita per la tua carriera musicale? Ero ferma da “Oro Oro Oro” del 2024. Uscire con un nuovo singolo ti dà la carica giusta per andare avanti. In “Tanto da fare” racconto storie di amici, di me, della società. Forse, è il brano meno autoreferenziale del prossimo progetto. Descrivo storie di impegno e di determinazione in senso lato. Viviamo nella fast society, nell’era del ‘tutto e subito’ e non siamo più allenati alla pazienza e alla perseveranza per il raggiungimento dei risultati che ci prefiggiamo. Diciamo che se in “Tanto da fare” racconto delle cose che si fanno per riuscire nei propri obiettivi, in un altro brano racconto quando si fa troppo.  In cosa ti senti cambiata rispetto a “Carillon”, brano che vanta la collaborazione di Achille Lauro e Boss Doms?  Sono tanto cambiata. Rispetto a “Carillon” sono molto più consapevole. Vivo a casa con i miei. E’ una canzone di una bambina che ha un sogno. Ero una liceale che aveva fatto un pezzo con Achille Lauro e beveva il caffè alle macchinette della scuola. Non mi rendevo molto conto di quanto stessi facendo una cosa così grande. Ora, sto ancora lavorando per quel sogno ma sicuramente sono più concreta e riesco a capire in che direzione voglio andare. Lo devo ancora realizzare del tutto ma piano piano, lo sto facendo. Ti si potrà incontrare live quest’estate? Sì, stiamo preparando il calendario con le date. Occhio ai miei social per essere aggiornati! Hai partecipato ad Amici 23 nel 2024. Che tipo di esperienza è stata?  Amici è stata, forse, l’esperienza più forte che abbia mai vissuto. Studi sempre, fai ciò che ami e forse, è proprio questo che direi ai ragazzi appena usciti. Portatevi fuori gli insegnamenti, la disciplina, le ore in sala più che la mediaticità momentanea. Lì sei sempre esposto ma il dopo bisogna saperlo gestire bene.  Una collaborazione recente è quella con Big Mama. Come ti sei trovata con lei?  Mi ci sono trovata benissimo. E’ simpaticissima, fortissima. E’ una bella persona. Una di quelle che sembri conoscere da sempre.   Se dovessi puntare ad un altro feat. Chi sceglieresti? Bella domanda! La lista sarebbe molto lunga perchè dipende dal mood dei pezzi. Magari hai un pezzo in testa e vedresti bene un’artista piuttosto che un altro. Due nomi però, li faccio: Fabri Fibra e Neffa.  Per concludere questa nostra chiacchierata insieme ti invito a salutare e ringraziare chi vuoi! Ringrazio tutto il mio team perché è grazie al loro lavoro che stiamo portando avanti il progetto. Mi spingono sempre a dare il meglio. Saluto invece, tutto il mio pubblico soprattutto chi anche quando mi sono fermata mi ha continuata a sostenere dandomi la scintilla per continuare. Intervista a cura di Alessandra De Vincenzo!

PETIT, AMICI MI HA DATO TANTO, RINGRAZIO DAVVERO MARIA! – INTERVISTA ESCLUSIVA

Petit

Ciao Petit Benvenuto a questa nostra chiacchierata insieme. Partiamo a da una domanda apparentemente facile :come stai? Ciao a tutti, sto bene! Mi sento molto bene perché sto sperimentando tanto con la mia musica e non vedo l’ora di farvela ascoltare. Ci saranno delle belle sorprese! Da poco è uscita “vivere da morire” la tua nuova canzone, un brano molto introspettivo, come è nata? Vivere da morire è nata da degli accordi di chitarra, e subito abbiamo trovato la melodia del ritornello. Avevo bisogno di sfogarmi, quindi adesso sento questa canzone come molto importante per me. “Fa male parlare di noi” come si trova il coraggio di affrontare il passato che ci ha ferito? Il passato va sempre affrontato, perché sicuramente c’è qualcosa che ci ha fatto crescere e ci ha segnato. Anche se è stato un momento difficile, fa parte della nostra vita e dobbiamo trasformarlo in qualcosa di positivo. Facciamo un passo indietro : partecipare ad “Amici” cosa ti ha “dato” e cosa, se è successo” ti ha “tolto Partecipare a Amici mi ha dato tanto: la possibilità di far sentire la mia musica a molte persone. È una scuola a tutti gli effetti, che ti migliora sia vocalmente sia a livello di performance. Ci si abitua mai all’ idea che migliaia di persone ascoltano la tua musica ogni mese? Per me è un sogno che forse non ho ancora realizzato del tutto. Vedere le persone cantare le canzoni che ho scritto è un’emozione indescrivibile, e mi sento molto fortunato.e Per l’estate dobbiamo aspettarci qualche altra novità o sei del team” No spoiler”? Per l’estate ci saranno nuove sorprese, ma non dico nient’altro! Avere una origine multietnica ha influenzato il tuo percorso artistico? Sicuramente l’esperienza ha influenzato molto sia la mia scrittura sia il mio approccio musicale. Domanda extra musicale incontri il genio della lampada, puoi esprimere 3 desideri : cosa chiedi? I miei tre sogni sono: fare un tour negli stadi, non essere dimenticato e che le persone si rispecchino in ciò che scrivo, che penso sia la cosa più importante. Per concludere questa nostra chiacchierata insieme ti invito a salutare e ringraziare chi vuoi! Alla prossima e grazie per il tuo tempo Ringrazio tutte le persone che lavorano con me ogni giorno, la mia famiglia e Maria, a cui forse non ho mai detto grazie dopo Amici. Intervista a cura di Jean Denis Marchiori!

PAOLA PIZZINO, LA MIA PASSIONE TRA BASKET E Rnb! – INTERVISTA ESCLUSIVA

Paola Pizzino

Benvenuta Paola a questa nostra chiacchierata insieme, iniziamo dal facile ma non troppo, come stai?Alla grande! Da poco è uscito “lontano da qui” il tuo nuovo EP? Cosa rappresenta questa uscita per la tua carriera musicale?Un altro passo avanti in un percorso che è ancora tutto da scoprire. In “Lontano da qui” canti testualmente “è troppo tempo e non sai più chi sei”? Ti è capitata ultimamente questa sensazione di perdita di identità?In realtà mi capita spesso: succede che mi metto a pensare alla mia vita ed alle scelte che ho fatto e mi ci perdo. Mi guardo allo specchio e fatico a riconoscermi. In un EP così personale troviamo un unico feat, nonché Ghemon, cosa vi ha portato a questa collaborazione?Le cose in comune: prima tra tutte, sicuramente la Macro Beats; poi la passione per il basket, per la musica – RnB in particolare – e, perché no, pure per la stand up comedy. In “Rabbia (e altre bugie)” esordisci in incipit del brano con ” ho detto a tutti che ti ho perdonato però tu scusa non lo hai mai detto”. Pensi che sia più complicato al giorno d’oggi perdonare o chiedere scusa?Probabilmente perdonare, perché non è detto che ci si riesca a prescindere dal fatto che ti abbiano chiesto scusa. Artisticamente parlando ti senti diversa in qualcosa da “Difendimi”, il tuo album di debutto?Non eccessivamente. Il mio approccio alla musica è rimasto sostanzialmente lo stesso: spontaneo e personale. Sono forse più consapevole di cosa possa significare fare la cantante di “mestiere”. Riesci ad immaginare una carriera musicale senza eventi live?Decisamente no. Cosa le scrivo a fare le canzoni se poi non posso cantarle (urlando e piangendo) insieme ad altre persone? Domanda Extra musicale: A breve ci sarà un referendum.Al di là delle idee che uno possa avere credi che il referendum con il relativo obbligo di raggiungimento di un quorum sia ancora uno strumento politico utile o anacronistico?SEMPRE UTILE! Per concludere questa nostra chiacchierata insieme ti invito a salutare e ringraziare chi vuoi! Ringrazio tutti quelli/e che hanno collaborato alla realizzazione di questo progetto che mi rende tanto felice! Intervista a cura di Jean Denis Marchiori!

YOUNGOTTI, RIMANE LA VOLONTA’ DI TRASMETTERE IL MIO GUSTO E IL MIO STILE! – INTERVISTA ESCLUSIVA

yOUNGOTTI

Innanzitutto volevamo chiederti come nasce l’idea di realizzare questo tuo primo producer album? Il progetto è una conseguenza naturale del mio percorso e di ciò che mi ha portato ad arrivare fino a qui. Dal mattino, ogni giorno produco per me stesso, per altri, trovando ispirazione e dando spazio a quella che è la mia espressione. E’ stata una grande sfida lavorarci, soprattutto per le numero idee di ogni artista e per il confronto con ciascuno. Ma una cosa che trovo soddisfacente è il risultato finale e come diverse storie possa avere un medesimo filo narrativo: la passione per la musica. “Gotti Mafia” è un disco molto crudo e cupo. Ti sei ispirato ad un immaginario o artista in particolare? E che messaggio vorresti far arrivare al pubblico? Non c’è un messaggio vero e proprio che vorrei portare con questo disco, perché il focus rimane la volontà di trasmettere la mia direzione musicale, il mio gusto, il mio stile. Sicuramente, se dovessi rintracciare cosa vorrei far arrivare a chi mi ascolta, direi proprio le mie influenze musicali, il mio viaggio sonoro che si riallaccia ad un contenuto. Le campane sono un elemento caratteristico in diverse produzioni ed abbiamo apprezzato particolarmente il modo in cui sono state utilizzate. Ci puoi svelare se c’è qualche aneddoto particolare su questa scelta? E quanto è importante in tal senso per un produttore la ricerca di una propria identità anche in queste piccole cose? Con il mio sound cupo e dark le campane sono una sorta di segno distintivo per dare un colore e un tono al mio mondo musicale. Infatti per un produttore è molto importante avere una propria libreria di suoni che lo distingue e lo rende originale. Il produttore non utilizza le parole, ma suona, produce, compone, campiona, e così via. La nostra voce è la melodia e da lì si comprende la storia, la formazione, il percorso di un producer.  Roma è presente in grande massa nei vari featuring del disco. Quanto sta crescendo a proposito la scena capitolina? E vivere in una città così piena di arte è per te una fonte di ispirazione? Sono nato e cresciuto a Roma e come primo disco ho voluto mettere in risalto la nostra città. La scena qui sta tornando molto in hype e siamo in un vero e proprio bel momento. La possibilità di poter raccontare bellezze e le contraddizioni della capitale, ognuno con i suoi vissuti, ad un pubblico sempre più ampio è una grande soddisfazione. La realtà in cui viviamo è talmente unica per la sua storia che Roma è da ispirazione per qualsiasi romano. Side Baby e te ultimamente siete diventati quasi una coppia fissa, vista anche la tua partecipazione nel suo disco “Leggendario” uscito pochi mesi fa. Volevamo chiederti come vi siete conosciuti e com’è lavorare in studio con lui? Con Side ci conosciamo da tanto tempo, ci siamo incontrati nel 2016 in studio ad Ostia a casa di amici. Abbiamo subito cominciato a lavorare insieme, anche se il primo materiale non è mai stato ufficiale, fino ad arrivare a ‘’Leggendario’’ diversi anni dopo. Per me Side è come un fratello, stare con lui e lavorare con lui è come sentirsi in famiglia, dove ci si comprende in maniera spontanea, non ci si giudica e si vive il medesimo viaggio. Tra i big il featuring che ci ha colpito di più come nome è sicuramente quello del Chicoria. Che emozione è stata per te da romano lavorare con un membro storico del Truceklan come lui? Sono cresciuto con Chicoria e il Truceklan, per me è un onore averlo nel disco. La sua presenza mi ricorda la mia storia e anche quanta strada ho percorso per arrivare dove sono arrivato. Collaborare con lui sembra un vero incontro generazionale, tra il me di oggi e una figura istituzionale del rap romano e italiano. Zep Dembo è un’artista ultimamente in grande rampa di lancio, come dimostrato dalla qualità anche del recente suo disco uscito e nel quale spicca anche la tua presenza. Ci puoi dire qualche parola su questo artista sul quale tu stai spingendo molto e pensi che anche il dialetto o comunque lo slang romano possa fare come il rap napoletano e diventare un linguaggio importante anche in questo genere? Sono molto contento di aver partecipato al progetto di Zep Dembo, di cui ho fatto direttore artistico e credo che il suo sia uno dei dischi migliori su Roma a livello emergente. Lo rispetto molto come artista e come amico. I feedback sono stati ottimi, anche sulle produzioni, il che mi rende ancora più felice e realizzato. Per la domanda sulla lingua, non so se con il romano può succedere la stessa cosa con il napoletano, perché il napoletano appare proprio un’altra lingua rispetto al romano che invece sembra una declinazione differente dell’italiano, anche se sicuramente alcuni termini più dialettali esistono nel nostro modo di esprimersi.. Ci ha colpito molto poi il fatto che nel progetto ci siano sia artisti affermati, ma anche giovani emergenti che neppure conoscevamo. A tal proposito quanto pensi sia importante il supporto da parte dei big per gli emergenti e che consigli daresti a questi giovani per farsi notare ed arrivare? Non solo è molto importante il supporto dei big per gli emergenti, ma credo che, alla fine, il talento, quando consistente e presente, ha modo di farsi notare con naturalezza e spontaneità. Al netto di un consiglio che posso dare sulla base della mia esperienza, potrei dire ai giovani di non tentennare e di provarci, fino ad andare a prendere ciò che pensano gli spetti. Hai in programma di portare questa tua nuova musica in live attraverso un tour o un singolo evento speciale? Con il mio manager stiamo lavorando per portare musica live e siamo pronti per più date ed eventuali nuove situazioni.  Ti ringraziamo per la disponibilità per questa intervista e ti invitiamo a chiudere salutando e ringraziando eventualmente chi più ritieni opportuno. Ci tengo a ringraziare tutto il mio

AKA 7EVEN, ARRIVO DA 3 ANNI PARTICOLARI, TUTTO CIO’ CHE FACCIO NON E’ PER SOLDI! – INTERVISTA ESCLUSIVA!

Aka 7even

Come nasce l’idea di realizzare questo progetto dal titolo molto forte e provocatorio come “Non X soldi”? Nasce da un’esigenza, perché  ho vissuto tre anni particolari della mia vita in cui ho cercato di ritrovarmi sia dal punto di vista emotivo, che soprattutto da quello musicale, ricordandomi anche che tutto ciò che faccio non lo faccio per i soldi, ma lo faccio per un’esigenza. Siccome era nato un pezzo chiamato “Non x soldi” inserito all’interno del disco, ho ben pensato di creare una cornice attorno al titolo ed è nato l’album “Non x soldi”. Un progetto che arriva dopo ben quattro anni rispetto al precedente. Anni in cui tu dici di essere caduto e che anche grazie a questo nuovo disco sei riuscito a rialzarti. Ci puoi spiegare meglio tutta la dinamica che hai vissuto fino alla tua rinascita odierna? Ci sono state delle cadute sia dal punto di vista musicale nella scelta dei pezzi, che proprio dal punto di vista artistico e personale. Non mi sentivo più a mio agio e sotto il punto di vista della ricerca abbiamo sperimentato moltissimo, proponendo varie idee e focalizzandoci poi su un unico modo di fare musica e poi ne è uscita fuori l’identità di quello che è oggi il progetto e mi rappresenta moltissimo. Ora mi sento a mio agio con un modo di scrivere che mi rispecchia al 100%, con fatti accaduti e roba vera che mi sta addosso. Questa roba qui ha permesso di farmi stare bene e di fare ciò che reputo meglio per me stesso, mostrandomi al pubblico completamente nudo di maschere. La title track dell’album tra l’altro sarà anche in rotazione radiofonica. Una vetrina importante per un pezzo che infatti ci ha colpito particolarmente essendo effettivamente una hit. In particolare abbiamo notato un certo richiamo sia nel beat che nella melodia del ritornello in un pezzo iconico dei Club Dogo come “Tornerò da re”. Si tratta solo di una somiglianza casuale o magari è stato proprio un qualcosa di voluto? No no è molto casuale. Il pezzo addirittura nasce piano e voce. Doveva essere una ballatona e poi è diventato con sonorità soul old school. Mi fa piacere che l’abbiate apprezzata. Le produzioni ci hanno colpito davvero molto per la cura maniacale e per il sound piuttosto accattivante. A tal proposito come è stato lavorare con un produttore come Junior K e quanta sinergia c’è stata tra di voi? Il disco è stato lavorato da Junior K e Noia. Lavorare con uno dei capostipiti della scena urban è stato un onore, sia dal punto di vista umano che artistico. La creatività di Junior è fuori di testa e la manodopera di Noia più la mia (visto che sono stato presente nelle produzioni e nel suonare anche gli strumenti), tutto ciò ha fatto sì che si creasse proprio un’energia importante attorno al disco. Come hai ben ascoltato varia molto dal punto di vista di produzione. L’identità precisa si trova all’interno delle top line, ma nelle produzioni abbiamo cercato di allargarci per non collegarci in un unico modo di fare musica ed è stata una roba incredibile. Per la prima volta ho sentito di mettere in pratica tutto ciò che mi sentivo a livello musicale. C’è una drillata, c’è una roba trap, c’è un pezzo old school, un pop più suonato. Abbiamo usato anche tanti strumenti veri. Abbiamo suonato tantissime cose, la maggior parte delle cose del disco sono suonate. “Mi manchi” è stata sicuramente una delle tue canzoni di maggior successo. Come è venuta fuori quindi questa idea di fare un sequel e che significato attribuisci a questa nuova traccia? L’idea del sequel è nata dalla stessa sensazione da cui è nata “Mi manchi”. Quando io ho concluso il pezzo, che all’inizio aveva un altro titolo, ho avuto la sensazione che in un certo senso mi dava la stessa sensazione della prima. C’erano anche delle somiglianze tipo l’inciso. Tipo quando parte la strumentale di “Mi manchi 2” ci sono le stesse note della precedente e nel testo dico anche “mi manchi”. Mi sono detto perché non farlo diventare il sequel e così è nata la canzone. Uno dei testi che ci ha colpito di più è sicuramente quello di “Male”.  In questo brano dici “Mi rifugio nel futuro quando io sono nervoso. Se lo sono spesso è per il mio poco riposo.” Immaginiamo tu ti riferissi allo stress che stavi vivendo in quel momento. A tal proposito quanto è difficile stare dietro alle dinamiche delle etichette e gestire la pressione della notorietà e in generale come hai imparato a gestire tutto ciò? È più la dinamica che c’è all’interno dell’arco temporale attorno a tutto. Tutto va fatto di fretta, tutto va fatto con una pressione e secondo me non porta bene. Si alza la quantità, ma si abbassa la qualità. Poi dipende uno che prospettive ha nella propria vita. La mia attenzione è di portate più qualità e meno quantità. Se poi il tutto si velocizza meglio ancora, però non è il mio obiettivo. Soprattutto “Male” è nato in un periodo di stress sicuramente e avevo proprio bisogno di metterlo su carta bianca e l’ho fatto proprio con disinvoltura e quasi senza stress, anche in un certo senso cercando di metabolizzare. Nei momenti di stress mi è capitato spesso di focalizzare il futuro e di tranquillizzarmi, anche se in realtà a sua volta mi ha fatto anche pensare. Il futuro è l’arma più stressante che abbiamo, però se si ha fiducia dei propri mezzi il futuro avvolte non spaventa. L’amore è una delle tematiche più ricorrenti nei tuoi testi. Che rapporto hai in tal senso con questo sentimento e quanto ti condiziona anche a livello artistico? Mi condiziona un bel pò soprattutto perché il mio rapporto con l’amore è un pò particolare. Io faccio tanta selezione e non penso di beccare ora come ora l’amore della mia vita, non lo cerco e non l’ho mai cercato. Però comunque avere una relazione ed innamorarsi per me è