FEDERICO DI NAPOLI, IL MIO “SCURO” RAPPRESENTA LA CHIUSURA DI UN CERCHIO! – INTERVISTA ESCLUSIVA

Federico Di Napoli

Federico, come descriveresti il tuo percorso musicale fino a questo momento? Quali sono stati i momenti più significativi? Lo descriverei come una scala che si costruisce un gradino alla volta. L’importante è lavorare costantemente per passare al gradino successivo. La pandemia del 2020 è stato il momento più significativo per la mia vita e per la mia carriera fin ora. Sono cambiate tante cose e sono cambiato io. Da quel momento c’è stato un importante switch. Le influenze di Frank Ocean e James Blake sono evidenti nella tua musica. In che modo questi artisti hanno influenzato il tuo approccio alla composizione? Pur mantenendo chiari e immutabili i segni principali della mia identità artistica, io procedo molto per “viaggi”. E il viaggio di questo periodo lo descriverei con i due nomi che hai fatto. Non mi piace fare sempre le stesse cose e penso sia un plus per un artista. In Blake e Ocean ci ho sempre sentito qualcosa di contrario, diverso, libero… Quello di cui ho bisogno in questo momento.  Essere un artista napoletano quanto influisce sulla tua musica e sul tuo modo di raccontare le emozioni? Essere napoletano ha inevitabilmente dei vantaggi. Il napoletano è più colorato e quindi abbiamo più colori da utilizzare per dipingere il nostro quadro. Su “Scuro” “Scuro” segna una nuova fase del tuo percorso musicale. Cosa rappresenta per te questo brano? Rappresenta la chiusura di un cerchio e l’apertura di un altro. musicalmente, all’orecchio degli ascoltatori, arriverà un qualcosa di diverso che probabilmente porterò avanti, o probabilmente no. Ma è il viaggio attuale, come dicevo prima. Chi mi segue deve abituarsi ai cambiamenti. Neanche a scuola mi piaceva stare fermo ad un solo posto per molto tempo. Non era per ineducazione, ma per bisogno.  Com’è nata la collaborazione con Tony Maiello? E in che modo ha arricchito il tuo lavoro su questo singolo? Questo pezzo è stato scritto, tra gli altri, con Tony Maiello e la collaborazione con lui è stata un’emozione fantastica. Gli ripeto sempre di quando, circa 15 anni fa, aspettai fino a notte fonda il verdetto finale di Sanremo Giovani, anno in cui lui vinse. Ero e sono un suo fan e scrivere un pezzo con lui è una bella bandierina. Il brano unisce sonorità elettroniche a una profonda vena emotiva. Come hai lavorato per bilanciare questi due aspetti? In realtà ho lavorato seguendo il flow creativo, non so se sono riuscito a bilanciare, me lo dirà la gente. Ho pensato solo a metterci tutto me stesso. Il titolo, “Scuro”, ha una forte connotazione emotiva. Cosa rappresenta per te questo “scuro”? È un dolore, una rinascita o qualcosa di diverso? E’ una speranza di rinascita, “na luce dint’ o scuro”. quella che noi cerchiamo nei periodi difficili. d’altronde lo “scuro” è la costante, noi paghiamo e lavoriamo per avere la luce, il buio invece c’è sempre.  Sull’aspetto digitale e la fanbase Hai scelto di puntare molto sui social per promuovere il singolo. Come vedi il rapporto tra musica e digitale oggi? Il social è molto importante, è un palco sempre libero ed è una possibilità per chiunque. quanti sono emersi dai social e quanti sono rinati. certo bisognerebbe avere autocritica e portare sui social la propria reale vocazione. Io cerco sempre di portare qualcosa che possa lasciare il segno. Mi dispiace soltanto che si sia velocizzato tutto. ora tutto si concentra in pochi secondi e non è sempre facile raccontare qualcosa in pochi secondi, ma è una sfida ogni volta e a me piacciono le sfide. C’è un messaggio particolare che vuoi trasmettere attraverso la tua comunicazione sui social? Siate romantici e non abbiate paura di mostrare le vostre debolezze.  Quanto è importante per te il dialogo diretto con la tua fanbase? Come ti ispira nelle tue creazioni? E’ fondamentale, tante volte è stata la mia fanbase a suggerirmi ed ispirarmi. ci tengo sempre a rispondere e parlare a tutti quelli che mi scrivono. nessuno può dire il contrario. è una grande energia.  Prospettive future Hai in programma altre collaborazioni per il futuro? Se potessi scegliere un artista internazionale con cui lavorare, chi sarebbe? Altre collaborazioni sì. amo collaborare, si è visto in questi anni e si vedrà ancora. se potessi scegliere un internazionale attualmente ti direi Justin Bieber.  Dopo “Scuro”, possiamo aspettarci un album o altri singoli nel breve periodo? Altri singoli ed altre collaborazioni, anche inaspettate.  Dove immagini la tua musica tra cinque anni? Quali obiettivi vorresti raggiungere? Sono abituato a guardare vicino, passo dopo passo, ma se proprio dovessi sforzarmi e guardare da qui a cinque anni mi piacerebbe vedermi con qualche platino e con un leone d’oro. Curiosità personali Qual è il momento della giornata in cui scrivi le tue canzoni migliori? Sei più notturno o diurno? possiamo dire che, le canzoni, di notte le vivo e le penso, di giorno le scrivo e le canto. Ma non c’è un momento particolare.  C’è una città o un luogo che ti ispira particolarmente a livello creativo? Napoli gioca un ruolo centrale? Napoli è indirettamente sempre protagonista, è dentro. ma l’amore gioca un ruolo centrale per le mie canzoni e quello non ha geografia.  Qual è il tuo rituale pre-concerto o prima di un momento importante, come l’uscita di un nuovo brano? Nella mia vita ho fatto anche teatro, quindi prima del concerto è d’obbligo gridare “merda, merda, merda!” con la band e tutto il team presente. Per il nuovo brano invece, il giovedì a mezzanotte tutti insieme e si brinda. comunque vada.

SELTSAM, SONO UN RAGAZZO NORMALE E VOGLIO RACCONTARE LA MIA QUOTIDIANITA’! – INTERVISTA ESCLUSIVA

Seltsam

Ciao Seltsam, benvenuto a questa nostra chiacchierata insieme per rompere gli indugi partiamo dal facile: “come stai?”La domanda ‘’come stai’’ è sempre la domanda più difficile! Sono molto contento degli ultimi 6 mesi e sono felice per le cose che mi stanno accadendo. Ma, come ogni artista, mi trincero dietro il dolore, perché fa sempre più comodo dire di stare male, in un certo senso, come se, stando bene, le cose possono non funzionare più. Mentre, stando male, si può sempre migliorare. Da poco è uscita “tutti i rimpianti che hai”. C’è una chiave di lettura autobigrafica in questo brano?‘’Tutti I Rimpianti Che Hai’’ racconta la contrapposizione che c’è tra la ragazza della storia che si trova a suo agio nei contesti sociali come la discoteca, il paradigma del contesto sociale stesso, e la mia persona, che in questi contesti non sa stare, molto timida e che sta per le sue. Ma, da un punto di vista più profondo, la ragazza nella quale in parte mi rivedo, che è a suo agio in quell’ambiente, in realtà, è più profonda di quello che sembra; e quello che abbiamo voluto trasmettere è la difficoltà di fingere di accettare i suoi difetti che, nel momento sociale, vengono oscurati dalla sua luce. “Con gli occhi chiusi ti scorderai tutti i i rimpianti che hai” tu sei riuscito a scordare i tuoi?No, non sono riuscito a scordare i miei. Presto usciranno delle canzoni che ne parlano. Penso che nella vita il rimpianto sia solamente la paura di non aver vissuto nel momento nel quale si doveva vivere. Penso questa sia un’esperienza di vita diffusa. “Hai dimenticato che so che cosa hai sotto i vestiti”. Cosa troviamo sotto i tuoi vestiti da artista?Sono un ragazzo ‘’normale’’ e voglio raccontare quella che è la vita di tutti i giorni. Nulla di fantasioso e nulla sopra le righe. Ho scritto canzoni che parlano d’amore, canzoni che parlano di università e di adolescenza. Non mi piace dare alla mia arte ‘’la patente’’ di arte. Dei brani pubblicati fino a ora ne troviamo uno al quale sei particolarmente legato?Bella domanda! Sicuramente a ‘’Canteremo un ritornello’’, perché l’ho scritta in un momento di difficoltà, mentre preparavo un esame importante e difficile all’università di Giurisprudenza. Il brano mi ha aiutato in primis a superarlo, e poi, dopo un momento di stallo con la musica, mi ero dato quella canzone come punto di svolta. Infatti, quel brano mi ha dato quello che mi aspettavo e la voglia di proseguire quella strada. Come ti fa sentire da romano essere parte della Honiro label, storica etichetta romana?Honiro per me è casa. Ho uno splendido rapporto con ogni persona che lavora dentro. Ho iniziato a 16/17 anni a cantare le cover di Ultimo e sentire la voce di ‘’Honiro Label’’ prima dei miei brani è come esordire con la propria squadra del cuore e sentire i propri tifosi cantare. Honiro ha quella magia che difficilmente un romano non riesce ad apprezzare; e Roma è dove voglio stare. Tra live e musica un studio dove ti trovi più a tuo agio?Inizialmente mi sentivo più a mio agio in studio, essendo timido. Adesso che le persone cominciano a cantare le mie canzoni sotto il palco, vivo l’esperienza come la più bella che si possa fare e mi diverto tantissimo. In che modo, attraverso i tuoi testi, ti senti un rappresentante delle generazione?Non so se sono un rappresentante della mia generazione, ma provo a raccontare dei problemi che si affrontano ogni giorno nella vita di un qualsiasi ragazzo, senza parlare di vite fuori dagli schemi normali. Spero con la mia musica di non far sentire sole alcune persone, come mi sono sentito io ad affrontare alcuni problemi a volte. Domanda extramusicale : l’energia elettrica per la mobilità è davvero il futuro?La domanda più difficile che mi abbiano fatto in vita mia. Sono cresciuto con mio nonno Armando che mi raccontava un mondo fatto di motori e benzina. Sono innamorato dello sport con i motori e appassionato di macchine. Ad ogni modo, non penso che l’energia elettrica sia la soluzione, in quanto non abbiamo ancora le infrastrutture adatte a supportare il passaggio al Green. Spero, invece, un passaggio all’idrogeno per il romanticismo che c’è dietro all’accensione del motore. Da quello che dicono, l’idrogeno è a zero emissione. Quindi, non perderemmo il fascino e la tradizione. Per concludere questa nostra chiacchierata insieme ti invitiamo a salutare e ringraziare chi vuoi! Alla prossimaPer concludere, voglio ringraziare il mio produttore Niagara, senza il quale non sarei dove sono, a cui devo tutto. Ci tengo a ringraziare tutti coloro che lavorano al mio progetto: i ragazzi di Honiro, 6ix Floor, chi ha scritto con me il brano, Leo Luca, anche Wago sulla produzione e Polare, il mio chitarrista. Ringrazio anche le persone che mi permettono di essere me stesso: la mia famiglia, mia sorella, mia madre, mio padre, anche il mio cane, se no i suoi fan si arrabbiano (ridendo) e voi per questa intervista. Un bacio e alla prossima! Intervista a cura di Jean Denis Marchiori!

LAMIA, TRA NOSFERATU E SOLITUDINE! – INTERVISTA ESCLUSIVA

Lamia

Nosferatu e solitudine: Cosa rappresenta per te Nosferatu oltre la metafora della solitudine?Nosferatu rappresenta la fame e l’emarginazione, il completo distacco da una società che non si sposa con la sua figura. Dire “mi sento Nosferatu” è un po’ come dire “mi sento un outsider”. Per non parlare ovviamente del mio stile, la mia immagine e del mio nome, “Lamia” era il nome di una figura della mitologia greca simile a un vampiro. Tradizione e innovazione: Come scegli di fondere G-Funk e rap contemporaneo nel tuo sound?Sono sempre stato un fan della g-unit e ultimamente sto scoprendo che quel sound è veramente la mia dimensione. Dischi come “Get Rich Or Die Tryin’” o “Beg For Mercy” hanno lasciato un segno indelebile e sono convinto che tutti apprezzerebbero un ritorno di quelle sonorità, persino alcuni rapper già affermati stanno riprendendo quei riferimenti ultimamente. Poi ovviamente l’aspetto tecnico delle produzioni è spettato a Volta. E’ stato lui a prendere quel sound e a farlo suonare fresco. Controcultura: Cosa significa per te essere controcorrente nella musica oggi?La musica in questo periodo storico è molto veloce: fare canzoni è facilissimo e c’è un vero sovraccarico di materiale. Perciò, non essendoci una vera e propria “corrente”, credo che l’unico modo di definirsi “controcorrente” sia essere se stessi, fare la propria musica fregandosene di influenze esterne, di giudizi e di classifiche. Esprimersi a pieno senza il pensiero di svoltare o di diventare famosi. La trasparenza è la forma dicontrocultura del momento. Critica al sistema: Qual è l’aspetto dell’industria musicale italiana che vorresti cambiare?Le playlist di spotify, che ormai sono le nuove radio, sotto il monopolio delle grandi major. Non è un segreto che le grandi discografiche controllano le selezioni di spotify in modo da inserirci i loro artisti, questo però crea un totale isolamento dei musicisti indipendenti che devono lottare con le unghie per farsi vedere da qualcuno. La colpa ditutto ciò è anche del pubblico medio: la gran parte degli ascoltatori non sceglie cosa ascoltare, ma assimila ciò che gli viene imposto attraverso mezzi come le playlist.Nessuno ricerca artisti in particolare e siamo nell’era dello scrolling, dove il nostro cervello viene abituato ad apprezzare tutto ciò che gli viene messo davanti; e questo accade anche nella musica. Ironia e autenticità: come riesci a mantenere autentica la tua arte senza cedere nelle logiche del mercato?Cerco di fare ciò che piace a me e di costruire il mio modo di fare le cose. Amo avere il mio linguaggio, le mie metriche, il mio sound, ecc. L’obiettivo è portare qualcosa di nuovo. Sono sicuro che con il tempo il pubblico che mi sto costruendo diventerà più grande. Nuovo nome, nuova identità: Come è cambiato il tuo approccio con il passaggio da “Regazzino” a “Lamia”?Mi piace dire che “Lamia” non è altro che la parte scura di “Regazzino”. Dopo numerose fregature e porte in faccia ho deciso che era arrivato il momento di smettere di dire che andava tutto bene e di arrabbiarsi. Prima volevo portare good vibez, far divertire le persone e divertirmi io in primis. Ora invece sono molto più menefreghista, sono più sicuro di me e molto più incazzato. Influenze: quali artisti o generi hanno influenzato maggiormente il tuo percorso?Come ho già detto, sono sempre stato un super fan di 50cent e della G-unit, ma allo stesso modo sono fissato con Tyga, Lil Wayne, YG e ovviamente tutte le leggende come Pac, Biggie e via dicendo. Tutti questi artisti hanno contribuito a creare ciò che sono.Oltre al rap ho ascoltato anche molto rock soprattutto da piccolo con mio padre. Lui era appassionato di AC/DC, Green Day e U2. In numerosi pezzi che ho in cantiere, infatti, ci saranno chitarre elettriche e batterie reali. Chi vivrà, vedrà. Visione futura: qual è il messaggio principale che vuoi lasciare con la tua musica?Vorrei far capire che la rabbia e le emozioni negative non devono essere per forza represse o viste come un ostacolo. Usarle come carburante e incanalarle nella musica può trasformarle in qualcosa di utile. Oltre a questo, vorrei solo raccontare la mia storia, esprimermi e far vedere chi sono, con la speranza che più persone possibile possano rivedersi nella mia storia e viaggiare sulla mia stessa lunghezza d’onda. Intervista a cura di JdOnTheBeat!

BAD BUNNY, UN DISCO CHE SA’ DI LEGGENDA!

Bad Bunny 2025

Recensione: Debí Tirar Más Fotos – Il nuovo viaggio emozionale di Bad BunnyIl 2025 inizia con un regalo speciale per i fan di Bad Bunny: il suo nuovo album DebíTirar Más Fotos è finalmente disponibile, e non ha deluso le aspettative. Dopo un2024 da record, Benito Martínez Ocasio ci sorprende con un progetto intimo,profondo e intriso di malinconia, che si conferma come una delle sue opere piùpersonali e riflessive. Un viaggio tra nostalgia e presenteCon Debí Tirar Más Fotos, Bad Bunny si allontana dai classici banger da discotecaper portarci in un mondo fatto di emozioni crude e ricordi. Le 17 tracce dell’albumesplorano temi universali come la nostalgia, il rimpianto, l’amore perduto el’importanza di vivere il momento presente. La profondità emotiva delle canzoni siriflette anche nei due singoli di lancio, El Clúb e Pitorro De Coco, che mescolanoritmi EDM a influenze della plena, un genere afro-caraibico tipico di Porto Rico.Entrambi i brani raccontano una relazione finita, trasmettendo un senso di rimpiantoe accettazione che permea l’intero album. Porto Rico nel DNAUno degli aspetti più affascinanti dell’album è il modo in cui Bad Bunny continua acelebrare la sua terra natale. Porto Rico non è solo lo sfondo culturale, ma anche laspina dorsale musicale di questo progetto. Benito intreccia abilmente elementitradizionali della musica caraibica con sonorità globali, creando un equilibrio perfetto tra innovazione e autenticità. L’album è una lettera d’amore alla sua isola, ma anche un invito per i fan di tutto il mondo a immergersi nella cultura portoricana. Produzione cinematograficaL’album non si ferma alla musica: il trailer che ne ha annunciato l’uscita, diretto dal regista portoricano Jacobo Morales, aggiunge ulteriore profondità al progetto. Girato in una casetta immersa nella natura, il video trasmette un senso di intimità esemplicità che rispecchia perfettamente il mood dell’album. La presenza delpersonaggio animato Concho, con il suo monologo sull’importanza dei ricordi, regalaun tocco di magia e completa il quadro emozionale del progetto. Il giudizio finaleDebí Tirar Más Fotos non è solo un album, ma un viaggio emozionale che invital’ascoltatore a riflettere sul passato, a celebrare i momenti importanti e adapprezzare il presente. È un progetto che mescola magistralmente musica, cultura eintrospezione. Non mancano i brani che ti faranno ballare, ma ciò che rimane sono leemozioni intense che ogni traccia riesce a evocare.Se Bad Bunny voleva iniziare il 2025 lasciando un segno indelebile, possiamo direche ci è riuscito. Questo album rappresenta un trionfo artistico e personale, un’opera che non smetterà di emozionare e far riflettere chiunque lo ascolti. Articolo a cura di Eva Berretta!

SANREMO, INIZIANO LE ALTE ASPETTATIVE!

Tony Effe

Finite le feste, fino a Pasqua l’unico grande evento che bloccherà per una settimana il nostro paese sarà Il Festival della Canzone Italiana. Giunto alla sua 75esima edizione, si terrà nella città dei fiori dall’11 Febbraio al 15 Febbraio. Carlo Conti, conduttore e direttore artistico, ha messo su un cast che accontenta tutti tuttavia non privo di polemiche e scintille.  Al momento, il Big più chiacchierato è Tony Effe tra il dissing con Fedez e il Capodanno mancato al Circo Massimo ma surclassato nei panni del sindaco di Roma al Palalottomatica. Una serata in cui, il rapper romano ha anche confessato di essere rimasto male per tutti i giudizi ricevuti. L’incasso dello show è stato devoluto alla Croce Rossa Italiana. Il suo album “Icon” è stato il più venduto del 2024 e arriva a Sanremo per consacrare un anno più che soddisfacente e far felice sua madre. Non a caso ha scelto di portare il suo lato più romantico con “Damme na mano”.  Sui social fervono i preparativi con la copertina di TV Sorrisi e Canzoni in uscita il 4 febbraio ma anche con gli artisti che pian piano svelano qualcosa in più sul proprio brano.  Rocco Hunt torna al napoletano con “Mille Vote Ancora” e si sta avvicinando a questo Sanremo ripartendo dalla sua Salerno e dalla vittoria nei Giovani nel 2014 con “Nu Juorno Buono” mentre Elodie ha raccontato che “Dimenticarsi alle 7.00” è un brano che la rappresenta molto ed è intervenuta, per la prima volta, sulla produzione musicale.  Olly arriva a Sanremo dopo mesi frenetici e ricchi di soddisfazioni. Intorno alla sua “Balorda Nostalgia” ci sono aspettative alte e la sua gente non vede l’ora di ascoltarlo. Per la vincitrice di Amici23, Sarah Toscano tutto sarà “Amarcord” e si avvicina a Sanremo raccontandosi su Youtube in vari episodi.  Irama, invece, è uno dei cantanti più attesi e la sua quinta partecipazione potrebbe essere la volta buona per salire sul gradino più alto del podio. Intanto, su Tik Tok sono virali le canzoni “Polvere” e “Senz’Anima” ancora non pubblicate ma spoilerate durante l’ultimo tour nei palazzetti.  Secondo i bookmakers i più quotati, ad oggi, per la vittoria sono: Giorgia, Achille Lauro, Olly, Irama, Elodie, Noemi e Francesco Gabbani.  Per quanto riguarda i volti che affiancheranno Carlo Conti a Sanremo si vociferano i nomi di Mahmood, Annalisa, Katia Follesa, Geppi Cucciari e Serena Rossi mentre per il Dopo Festival, Alessandro Cattelan sarà affiancato da Selvaggia Lucarelli in grado di provocare gli artisti in gara e non.  Non resta che aspettare la pubblicazione dei testi per poter capire meglio la direzione del Sanremo targato Conti che ha già spiegato la profondità e l’analisi introspettiva raccontate nelle canzoni scelte.  Sanremo è Sanremo e arriveranno le polemiche come nelle migliori tradizioni tra una canzone e l’altra.   Articolo a cura di Alessandra De Vincenzo!

PROTO, IL MIO VIAGGIO NEL DISAGIO! – INTERVISTA ESCLUSIVA

Proto

Sull’album e il concept “Disagio Vol.1” è il tuo album di debutto. Cosa ti ha spinto a scegliere il tema del disagio come filo conduttore del progetto? Non è stata propriamente una scelta ma più un qualcosa che è arrivato in maniera spontanea, mi accorgo che c’è sempre un po’ di disagio nella mia vita e questo si proietta anche in quello che scrivo. In questi brani quindi il disagio era un po’ il denominatore comune, ed è così che è arrivato il titolo di questo disco. In questo disco affronto temi molto diversi tra loro, come l’amore, la spensieratezza, la speranza ma anche la solitudine, lo sconforto. Quindi è un viaggio nelle emozioni e nelle situazioni che, siano esse positive o negative, contengono sempre un po’ di disagio, almeno per come le vivo io. Il disagio che ho vissuto e che vivo ha sempre alimentato in me un’esigenza e anche una certa urgenza espressiva, ed è da qui che nasce la voglia di creare un qualcosa che sia mio e personale, e che poi magari possa diventare di tutte quelle persone che riescano ad immedesimarsi. Sono stato ispirato molto dai momenti di vita che ho vissuto, dalle persone che ho incontrato, da gioie, sofferenze, e poi anche da un po’ tutta la musica che ho ascoltato in questi anni che ha influenzato le scelte testuali e stilistiche di questo album. Sulla produzione e il processo creativo È stata una grande fortuna avere quest’opportunità, ho lavorato in un ambiente sereno con persone che ritengo speciali e mi sento molto fortunato per questo. Sinceramente non so se le emozioni di cui parlo siano un qualcosa di universale, mi sono concentrato molto di più nel riflettere il mio disagio nelle canzoni, volevo che le canzoni parlassero di me e per me, e in realtà non è stato così difficile trovare la strada per farlo. Credo sia stata Cappuccetto rosso, quando l’ho iniziata a scrivere avevo ben in mente di cosa volevo parlare ma per qualche motivo non riuscivo a farlo, o comunque non come avrei voluto. Ma l’idea mi piaceva e ho sempre pensato che un giorno prima o poi l’avrei completata e infatti, in una giornata a distanza di un anno, ho trovato le parole giuste e gli accordi giusti ed è arrivato tutto di getto come un flusso. Sull’artista e il messaggio Spero che questo disco possa essere uno stimolo per qualcuno per imparare a riconoscere il suo disagio e a saperlo ascoltare. Solo quando siamo consapevoli dei nostri problemi possiamo riuscire a trasformarli in tante cose positive per noi stessi e per gli altri. Non so come si bilancia, probabilmente già nel processo di creazione è una cosa che è venuta naturale. È un po’ lo specchio del mio dualismo interiore più grande, mi piace tanto essere ironico quanto essere profondo e introspettivo. C’è un messaggio principale che vorresti trasmettere a chi ascolta il tuo album? Forse il messaggio che mi piacerebbe trasmettere è che nonostante tutti i problemi e le difficoltà si può stare bene, si può ridere, anche di noi stessi; prendiamo le cose meno sul serio e viviamo più spensierati! Sulla carriera e il futuro Quali sono i tuoi obiettivi come cantautore e come artista? Ci sarebbero tanti obiettivi che mi piacerebbe raggiungere ma il mio sogno artistico più grande è quello di poter fare un tour all’interno dei migliori discount italiani, vorrei un atmosfera da palazzetto ma con gli scaffali del supermercato dove il pubblico può prendere quello che vuole e mangiare durante il concerto. Un giorno forse riuscirò a farlo. Questo è il primo volume di un progetto più ampio. Puoi darci qualche anticipazione su cosa possiamo aspettarci da “Disagio Vol.2”? È ancora un po’ presto per anticipare qualcosa sul Vol.2 ma spero di poter metterci dentro delle canzoni ancora più belle e di poter osare ancora più in generale. Come immagini che evolverà il tuo stile musicale nei prossimi progetti? Non lo so ancora di preciso, è ancora tutto da vedere e da sperimentare, ma sicuramente cercherò di portare il meglio possibile di quello che faccio. Curiosità personali C’è un momento o un aneddoto legato alla creazione di questo album che ricordi con particolare affetto o divertimento? È stato divertentissimo registrare Kebab; l’idea era quella di fare una traccia folle e ho registrata diverse take perchè nella mia testa doveva avere quel tipo di intenzione. Su una registrazione ho avuto una falsa partenza che però ci ha fatto molto divertire e abbiamo così deciso di tenerla com’era, la potete ascoltare nel disco. Se dovessi descrivere il tuo album a qualcuno che non ti conosce, quale frase useresti? Probabilmente gli direi che è un album a tratti folle, a tratti ironico, ma anche molto introspettivo. È un viaggio nel disagio a cui darei una possibilità!