METAL CARTER, IL SIGNIFICATO ALLA FIDUCIA TRADITA LO ATTRIBUIRA’ IL PUBBLICO!

Benvenuti a tutti su Exclusive Magazine, quest’oggi avremo il piacere di scambiare due chiacchiere con Marco De Pascale in arte Metal Carter. Benvenuto, come stai?

Al T.O.P.

“Musica Per Vincenti” è il tuo decimo album in studio, cosa pensi sia cambiato nel panorama musicale italiano dal tuo esordio nella scena Hip-Hop ad ora?

È cambiato veramente molto, è tutto estremamente diverso in confronto a quando ho iniziato io. Quando ho iniziato io il rap veniva vista come una cosa “strana”… venivamo visti quasi come dei punk e effettivamente io mi sentivo emarginato. Adesso il rap è una cosa cool, una cosa accettata dalla società, i ragazzi vogliono diventare o rapper o calciatori. Mi sembra che il rap sia diventato una cosa integrata negli schemi, prima era una cosa totalmente “anti”.

All’interno del tuo ultimo progetto sono molti gli artisti che hai scelto di inserire nelle varie tracce che lo compongono. Quale tra questi featuring pensi si sia differenziato per tematiche affrontate e/o sound proposto?

Ognuno ha fatto al top quello che doveva fare. Sono stati tutti molto bravi, ognuno ha portato il suo stile ed è riuscito ad integrarsi col mio stile, una cosa non è totalmente scontata. Ho piazzato ogni feat sulla base giusta e nella canzone giusta! Un saluto e un ringraziamento a tutti gli ospiti dell’album!!!

Nel ritornello del secondo brano intitolato “Fiducia Tradita” espliciti con una frase un dissenso comune che alloggia dentro noi: “Una vita affidata a chi non l’ha capita”. Quale significato hai voluto attribuirgli?

Preferisco che il significato lo attribuisca il pubblico. Non mi interessa che il mio rap abbia una sola chiave di lettura. Io sono una persona malfidata. Le mie esperienze di vita mi hanno portato ad esserlo. È questo che sottolinea il ritornello in fondo.

A tal proposito ti chiedo, quanto è importante secondo te differenziarsi stando al passo coi tempi, pur restando ancorati saldamente alle proprie origini?

È fondamentale differenziarsi ed essere originali. Io ci sono riuscito alla grande ma la considero una cosa difficile. Ci vuole un background particolare, tanto impegno, dedizione e fatica. È importante stare al passo con i tempi ma non credo che io sia l’esempio migliore per questa cosa. Me ne frego dei trend e del rap che va di moda, io ho il mio stile, il mio modo di fare rap e porto avanti il mio percorso senza curarmi troppo di quello che fanno gli altri. Sicuramente sono rimasto coerente con le mie origini. Finora sono sempre riuscito a diversificare un disco dall’altro pur rimanendo sempre hardcore nel modo di pormi.

Denuncia sociale e libertà di espressione caratterizzano i tuoi progetti, secondo te quanto è difficile farsi spazio con queste tematiche all’interno del panorama musicale attuale?

Beh è ovvio che più tosto è il tuo messaggio e più è difficile farsi spazio. Comunque io non mi faccio queste domande, sono cose che non mi interessano. Io porto avanti il mio percorso ed è un percorso che funziona. A furia di fare live e dischi il mio stile si è imposto, è diventato quasi più “digeribile” perché la gente ormai sa che c’è un Master Of Pain mood. Io non devo farmi spazio nel panorama attuale, sono più di venti anni che faccio rap e lo faccio con successo e perseveranza. Mi sono preso il mio spazio.

Gli incastri, le rime, i giochi di parole unite a contesti sociali duri e talvolta crudi rappresentano l’unicità dell’album. Nonostante le 13 tracce c’è qualcosa che non hai detto e vorresti condividere con i lettori di Exclusive Magazine?

No. Ho detto tutto quello che volevo dire e preferisco che l’attenzione sia totalmente rivolta sull’album.

In esclusiva per Exclusive Magazine ci indichereste quale tra i brani realizzati fin’ora ti è rimasto maggiormente impresso e per quale motivo?

Non sono uno da “brano preferito”, mi sembra una cosa da juke box. Neanche io di solito ho “canzoni preferite” nei miei ascolti. Sono sempre molto legato all’interezza del progetto.  Se faccio un disco mi piace in egual modo dall’inizio alla fine.

La scena musicale Romana è sempre stata una realtà forte che col passare degli anni si è consolidata sempre più. Ad oggi dove la collocheresti all’interno del panorama musicale italiano?

La scena romana è unica e ogni rapper tende a sviluppare un suo stile. Sono molto legato a Roma come città e alla scena romana. La trovo una scena molto genuina e meno legata al business in confronto a Milano. Però anche il business è importante perché fare il rapper è un lavoro e bisogna guadagnare per campare.

Ascoltando i tuoi brani si percepisce quella irrefrenabile voglia di comunicare. Cosa vuol dire per te esporsi a molte persone con la propria musica?

Sono un liricista, quindi il mio rap è legato al messaggio. Sono abituato ad espormi. Quando decidi di fare Rap già sai che dovrai esporti anche se fai un rap diverso dal mio e con meno “messaggio” … fa parte del gioco. Se non vuoi esporti non fare rap.

Ringraziandoti per il tempo speso, ti invito a salutare i lettori di Exclusive Magazine, lasciandoti questo piccolo spazio per promuovere o consigliare il tuo nuovo album.

Grazie per l’intervista e un saluto a tutti i vostri lettori. Date un ascolto a “Musica Per Vincenti” sono quasi certo che rimarrete contenti di questo consiglio che vi ho dato. Deep in The Game!!!

Articolo a cura di Niky Fabiano!