Eris Gacha
~Benvenuti a tutti su Exclusive Magazine, quest’oggi avremo il piacere di scambiare due chiacchiere con Eris Gacha, vera e propria rivelazione della scena partenopea. Benvenuto Eris, partiamo subito con la prima domanda, com’è iniziato il tuo percorso musicale?
-La passione per la musica nasce quando avevo circa 9 anni, già frequentavo corsi di chitarra e realizzavo cover. Da lì a poco ho iniziato a frequentare un corso di canto, in quel momento ho capito che volevo cantare. Verso i 15 anni ho pubblicato un pezzo R’n’B ad oggi non più disponibile. 
 
~Sappiamo che sei appassionato di musica francese e pop internazionale. Spostandoci in Italia, quale artista nazionale ti ha influenzato maggiormente?
-Come ogni ragazzo nato al Sud, principalmente ti dico i Co’Sang.  Loro ci hanno dato quella spinta in più e quella grinta giusta per partire. 
 
~Da pochi giorni è fuori il tuo primo album in studio intitolato “Emiro”, distribuito da Virgin Record e Universal Music. Raccontaci da dove nasce questa tua passione per la cultura araba.  
-Fin da piccolo ero solito trascorrere 3 mesi l’anno in Egitto con la mia famiglia per motivi lavorativi, tutto questo è andato avanti per vari anni consecutivi. Sono rimasto affascinato dalla cultura araba e dal loro modo di pensare, che si avvicina molto a noi del Sud, un esempio può essere l’amore per la famiglia. Ovviamente non condivido gli estremisti che hanno basato la loro cultura sulla violenza. 
 
~Nel video che anticipa l’album racconti la frenesia del mondo che non smette di correre e spieghi metaforicamente il tuo correre nella direzione opposta. Ricordi il momento in cui ti sei fermato e hai scelto di correre nella direzione opposta rispetto alla direzione che seguivano tutti? 
-Già dalla mia prima pubblicazione ho scelto distinguermi e di non seguire la massa, perché se vuoi imitare un qualsiasi artista finisci per essere solo una sua copia. Io ho sempre cercato di seguire la mia strada per essere unico. 
 
~Presentando l’intro omonimo dell’album spieghi come sei costantemente alla ricerca di te stesso e di una pace interiore che ancora non riesci a colmare. Come pensi si possa colmare questa pace interiore? 
-Io penso che la pace interiore parte dallo star bene con sé stessi, questo è fondamentale per poter star bene con chiunque. Ho cercato nel corso degli anni questa pace che mi ha portato alla quiete e allo star bene con chiunque. 
 
~Anticipando la traccia numero quattro “Chiu sord chiu problem” citi una frase di Jhonny Cash “Il successo è doversi preoccupare di ogni cosa al mondo, tranne che del denaro”. Cosa rappresenta per te il successo? 
-Il successo per me rappresenta farcela nella vita tralasciando il denaro, seppur al giorno d’oggi il denaro è una delle cose più importanti per poter vivere, per investire nei propri sogni. Per me fare soldi rappresenta la ricerca della tranquillità per potermi concentrare su tutt’altro. 
 
~Ci racconteresti come sono nate le collaborazione con Livio Cori e Peppe Soks?
-Con Livio Cori il tutto è nato quando sono andato a trovarlo in studio mentre gli facevo ascoltare vari pezzi, tra questi c’era “Vasm”, in quel momento lui mi disse di lasciarli la strofa libera che mi ha inviato già registrata nel giro di un’oretta. Con Peppe Soks è successa la stessa cosa, mentre ascoltavamo le tracce di “Emiro” mi ha chiesto di lasciarli la strofa libera in “Je t’aime”. 
 
~Con la frase “Vivete ogni attimo come fosse l’ultimo” anticipi la traccia intitolata “N’attim”. Quanto pensi sia importante per un artista vivere cogliendo l’attimo piuttosto che vivere programmando eventi?  
-Secondo me cogliere l’attimo vuol dire soprattutto vivere la vita come se potesse finire in un attimo, questo ti permette di avere quella grinta e quella forza in più, necessarie per ripartire e fare sempre meglio giorno dopo giorno. 
 
~Con quale artista della scena partonopea ti piacerebbe collaborare? 
-Ti direi Geolier, abbiamo un rapporto fraterno e c’è molta stima da parte mia nei suoi confronti. 
 
~In esclusiva per Exclusive Magazine ci diresti qual è la tua traccia preferita dell’album e perché? 
 -In realtà mi rispecchio in ogni traccia del disco, in ognuna di esse mi rispecchio in maniera differente perché ognuna racconta una parte di me. Se dovessi sceglierne una che sintetizzi il tutto e che racconta orientativamente me stesso ti direi “Emiro (intro)”. 
 
~Siamo giunti alla fine di questa intervista, ti invitiamo a salutare i nostri lettori e ti facciamo un’ultima domanda, hai progetti futuri di cui puoi svelarci qualcosa? 
-Ci sono tanti progetti futuri di cui non posso svelarvi nulla, anche perché sarà tutto a sorpresa. Tenete gli occhi aperti perché stiamo preparando bellissime cose. Un saluto a tutti i lettori di Exclusive Magazine.
 
Intervista a cura di Niky Fabiano!