Shori: la rinascita dell’artista milanese nel suo album d’esordio Prova a prendermi

Shori, all’anagrafe Lorenzo Shori Andrea Petrone, con il suo album d’esordio Prova a Prendermi ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per fare buona musica.

 

L’album, pubblicato il 16 aprile per G!GA Dischi e distribuito da Believe, racconta la storia di rinascita di un cuore spezzato, che lentamente trova la forza di andare avanti e ricominciare a vivere la vita con curiosità.

 

Shori, classe 2001, ha iniziato a scrivere a soli 17 anni. Nel suo percorso di crescita si è lasciato influenzare da molti artisti dalle diverse sonorità. Tra questi, è particolar-mente presente l’ascendente di Marracash, che con la sua Crudelia ha ispirato il brano Come Fai, ultimo singolo rilasciato prima dell’uscita dell’album.

 

Con le sue 9 tracce scandite da un ritmo imprevedibile, Prova a Prendermi ci accom-pagna nella metamorfosi personale dell’artista, attraverso parole concrete, a volte rab-biose, ma così condivisibili che quasi ci si dimentica che a cantarle sia solo un ragazzo di vent’anni.

 

In occasione dell’uscita dell’album abbiamo avuto l’opportunità di fare due chiacchiere con lui. Segnatevi il suo nome, perché sentirete tanto parlare di Shori e perché il gio-vane artista milanese ha ancora molto da dire.

 

Buona lettura!

 

 

Hai vent’anni e il tuo album d’esordio è stato appena pubblicato. Come stai? Che emozioni stai provando?

 

Un anno fa, sognavo la genesi del mio percorso musicale. Sapevo che poteva arrivarci solo tramite una crescita interiore. O quasi. A seguito della quale il coraggio diventa concreto, solo nella forma della dichiarazione. Oggi sono emozionato di poter condi-videre la mia storia e di riflesso permettere ad altri di raccontare la loro. Credo che a ogni effetto corrisponda una causa. Ho indagato nel fondo delle cause che hanno costruito il percorso. Anche quando faceva male. Anche quando tutto sembrava così fermo e privo di senso, in realtà qualcosa si stava muovendo e trasformando. È stato così: nel tempo ho trovato le risposte che cercavo. E l’effetto di cui parlavo è questo disco.

Auspico sempre a una soddisfazione più grande di quella che in realtà provo. Spec-chio del rapporto controverso tra idealizzazione e realtà. Ho un forte senso critico nei confronti della mia musica, che mi porta a non essere mai pienamente convinto o soddisfatto. Credo sia una sensazione condivisa da molti artisti, che allo stesso tempo

rappresenta uno stimolo positivo: un continuo desiderio di migliorarsi e continuare a emozionarsi.

 

Prova a Prendermi racconta un tuo percorso di crescita personale, che si svela traccia dopo traccia. Ce ne puoi parlare?

Il disco racconta il mio percorso interiore degli ultimi 2 anni e mezzo. Un climax ascen-dente di coraggio e consapevolezza, determinato dai ritmi imprevedibili dell’attesa e del tempo. L’album racconta questa transizione interiore, silenziosa ma energica. Ogni brano rappresenta la tappa di un viaggio, nel quale non esiste una meta precisa, ma nella sua semplicità, il desiderio di salpare verso nuovi orizzonti. La malinconia e le paure iniziali (brano Vecchi Tempi n.d.r) trovano uno spiraglio di allegria estempora-nea nella fase intermedia del percorso (Odio e Amore), per poi sfociare in un fiume straripante di rabbia e consapevolezza (Come Fai).

Il titolo del disco, Prova a Prendermi, è indicativo di come il concept sia stato concepito a seguito di un movimento interiore: la mutazione di energie negative in positive. Que-sto album non è solo la mia rivincita. È la rivincita di chi fatica a trovare una voce per esprimersi e rispondersi. Non è solo un grido di sfida a un’entità esterna, ma anche una sfida con se stessi, la più difficile. Vuol dire esseri curiosi e sorprendersi oltre a quelli che crediamo siano i nostri limiti: il passato, le domande, i timori sono una gab-bia, che non può essere smaltita, ma collocata nel modo adeguato.

Prova a Prendermi è spogliarsi di ali tarpate dalle insicurezze e inseguire il vento con curiosità. Darsi uno slancio, anche se le gambe ancora tremano.

 

C’è stato un momento specifico della tua vita che puoi definire un fattore scate-nante per la nascita dell’album?

No. Il fattore scatenante è il bisogno salvifico di espressione e risposte. Come ho già spiegato nel trailer, l’album non è stato pensato. Il disco è un percorso naturale di crescita. Nulla è stato forzato o programmato. Perché le emozioni non possono essere programmate. Ho semplicemente atteso l’evoluzione ingenua e spontanea del senti-mento. Il tempo e gli amici mi hanno aiutato a prendere fiducia nella mia musica e nei miei mezzi. Dai primi audio vocali dal telefono e la strumentale che suonava dal com-puter. Mi ricordo che dopo aver scritto la mia prima vera canzone, la feci ascoltare a qualche amico all’alba di una mattina. La reazione di due miei amici fu la commozione. Da quelle lacrime di emozione, nasce un fiume di speranza nella musica. Da quell’alba è nata una passione vera, un fuoco ardente. Diventando con il tempo un automatismo espressivo, inciso nel ritmo delle mie giornate.

 

Sei giovanissimo ma sembri già possedere una scrittura consapevole e non ba-nale. Quando ti sei avvicinato a questo mondo?

La musica è una mia grande passione fin da piccolo. In prima media già facevo qual-che freestyle insieme agli amici. Ascoltavo artisti come Giaime, Lazza, Faser, Zero2

Crew ancora più piccoli di me adesso, che ci provavano con la musica e a loro volta mi hanno ispirato. Mi rivedevo nel loro percorso e sognavo, un giorno, di potere scri-vere una canzone e creare qualcosa di mio. Col tempo e grazie agli stimoli interiori, si è sviluppato il tutto; alla musica ho coniugato la mia passione per le scrittura e Il fa-scino dell’espressione. Qualche merito va dato al mio professore di Italiano, che negli anni mi ha stimolato molto, trasmettendomi tanto, non solo a livello letterario o filoso-fico, ma soprattutto a livello umano.

 

Nel tuo percorso artistico sei stato influenzato da qualche altro artista? Se sì, a chi ti rifai in modo particolare?

Ho avuto tante influenze positive, dal rap al cantautorato melodico. Da artisti come Emis Killa, Axos, Giaime, emergenti come Olly, fino a Battisti, Mogol, Fabrizio Moro e Ultimo. Un artista in particolare mi ha ispirato e stimolato molto negli ultimi due anni: Marracash.

Nell’attesa per il suo disco, ho rivisto la mia attesa: il bisogno di comprendere le sof-ferenze, per poi saperle collocare. Senza forzare le cose, ma concedendosi al tempo. Il suo disco Persona credo non sia altro che un riflesso di questo movimento interiore. Racconta diverse emozioni personificate negli organi. Ogni organo unico nel suo ge-nere, ma essenziale per il funzionamento del corpo. In modo concettualmente ana-logo, ma diverso nei sentimenti, Prova a Prendermi è un viaggio in cui ogni tappa, ogni brano, è necessario per la maturazione interiore.

Ho riconosciuto in lui tanta umanità e sincerità. Una cosa che sento mancare molto nella musica e nello scambio quotidiano. Crudelia è stato il pezzo che ho ascoltato di più nel 2020, mi ha ispirato nella creazione di Come fai, in cui il sentimento irrazionale tramuta in consapevolezza razionale.

 

Veri Davvero è un brano che vede nel featuring tuo fratello Nicolò, in arte Peter. Come è nato il pezzo e che rapporto avete?

Essendo il mio percorso molto personale, ho creduto per molto tempo di non voler includere un feat nell’album. Stavo finalizzando il disco, mentre mancava una sola traccia a completare il percorso. Mi soffermavo su alcune tracce che non mi convin-cevano a pieno. Poi ho pensato a mio fratello, al suo talento. Al fatto che non mi avrebbe snaturato, ma solo completato. Nic è un grande artista, veramente un grande talento. Ci tengo a dire che il merito di questo pezzo va in gran parte a lui. Ha scritto il ritornello, il bridge e le sue barre. Mi fece ascoltare una bozza rientrato dallo studio, di cui non era molto convinto. Ricordo la prima volta che l’ho ascoltata. Brividi. Non ho ascoltato la musica, ma l’emozione. Abbiamo deciso che quello sarebbe stato il feat. Ho scritto le mie strofe e abbiamo lavorato insieme agli arrangiamenti. Inseguiamo il medesimo sogno, forse con sentimenti diversi a guidarci, ma con la stessa espres-sione di passione. Il nostro è un rapporto di grande fiducia, di forti stimoli reciproci. Nic rappresenta una fonte d’ispirazione e spero di esserlo, di riflesso, anche per lui. Nella musica e nella vita.

 

Se dovessi scegliere un cantante italiano o straniero per una prossima collabo-razione, chi sarebbe?

Credo che se la musica meriti, con il tempo possano arrivare opportunità di featuring prestigiosi e affascinanti. In futuro, sarebbe un sogno poter lavorare con artisti che hanno rappresentato dei modelli da seguire. Scegliere un cantante in particolare sa-rebbe una mancanza di rispetto all’ispirazione sincera che ho ricavato da tanti artisti. Mi piacerebbe collaborare con gli Amber, una band di miei amici molto talentuosi, nonché artisti della mia stessa etichetta: G!GA Dischi. Mi affascina l’idea di coniugare il loro stile al mio e vice versa. Hanno tanto da dire, mi rivedo molto nella loro musica e nei loro testi. Vedremo, chissà.

 

Nell’ultima traccia, Bye Bye, dici “Canto / produco tanto / pubblico poco”. Signi-fica che possiamo aspettarci già altro da te? Hai altri progetti in cantiere?

Scrissi Bye Bye come ultima tappa del mio percorso. In un periodo in cui avevo già pronte tante tracce, ma senza aver ancora trovato la consapevolezza interiore per uscire. Definisco questa traccia come l’ultimo passo indietro e il primo passo in avanti. Una volta che il disco era pronto, mi sono promesso di dare una forma concreta a questo ‘passo’. Sperimentando. Cimentandomi, personalmente e musicalmente, in sfide di cui avrei avuto paura. Sempre da questo passo, hanno origine le ambizioni rivolte a nuove storie, nuovi progetti ai quali sto già lavorando.

Ora cerco di vivere con curiosità, con leggerezza consapevole. Senza forzare la scrit-tura. Assecondo il ritmo dell’ispirazione, ricavando dalle mie giornate un bagaglio di esperienze quotidiane da raccontare. Nelle quali io mi possa rivedere in modo sincero. E spero si possa rivedere chiunque ascolta.

 

di Chiara Prato

 

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