J Lord
Partiamo dagli inizi, quanta strada ha fatto J Lord da “Figli del passato”? Quando hai capito di poter emergere e distinguerti attraverso il rap?
 
Da figli del passato sono passati circa 2 anni, che in termini temporali non sono un’eternità, ma comunque è un bel pò di tempo. Tempo in cui sono maturato e ho capito che la strada della musica andava intrapresa con costanza e determinazione. Prima era come uno sport..un hobby, oggi è il mio lavoro.
 
Per certo, la tua attitude, lo stile ‘americano’ unito alla lingua napoletana, ci permettono di viaggiare con la tua musica di sottofondo, fin Oltreoceano. La tua storia rispecchia quella di molti altri grandi dell’Hip Hop. In riferimento a questo, quanto è importante rimanere real, secondo te? Quali sono state le tue figure di riferimento fra i grandi della cultura?
 
Oggi senti dire spesso di “essere real” ma a mio parere viene detto senza dare peso al termine stesso e questo vuol dire farlo solo per moda. Quando esprimo un concetto o racconto una storia nelle mie canzoni è perché realmente lo penso o perché realmente ho vissuto una determinata situazione, diversamente non mi esprimo. Non amo seguire mode o tendenze, cerco di esprimermi nella maniera più diretta possibile proprio perché voglio lanciare un messaggio di verità. Insomma, Io sono questo che ti piaccia o no. Notorious BIG, Michael Jackson, 50 Cent, sono quelli che ho sempre ascoltato da quando ero bambino e fanno parte del mio background. Nutro un enorme rispetto nei loro confronti, hanno messo le radici di tutto questo. 
 
 
J Lord potrebbe cambiare le carte  in tavola anche qui in Italia, soprattutto a livello di abbattimento dei “paletti culturali”? O lo ha già fatto? 
 
Lavoro sodo per fare questo, ma non credo di averlo già fatto. Col tempo capiremo se ci sarò riuscito.
 
Indiscutibile, poi, è l’influenza della città partenopea nel tuo vissuto. Che rapporto hai con la tua città, anche in relazione alle tue radici?
 
L’influenza di Napoli è inevitabile, soprattutto per me che mi sento portavoce del popolo. 
 
Le tue esperienze, la tua rabbia e la fame di riscattarsi si incastrano in un sound crudo e che ci riporta indietro nel tempo, pur rimanendo sempre attuale. C’è tanto “Gansta rap”. Cosa ha imparato J Lord dalla vita di strada? E quanto la musica ha significato per te? 
 
Diciamo che non amo definire la mia musica Gangsta Rap, anche perché non amo le etichette. I miei sono pensieri che trasformo in musica. Tutte le negatività che vengono dalla vita di strada io le trasformo in melodia.
 
Dopo le ultime releases, non aspettiamo altro che un vero e proprio progetto. Ci puoi svelare qualcosa?
 
Insieme col mio team, stiamo lavorando tantissimo a qualcosa di grosso, presto daremo luce a nuove vibes!