NEFA, LA PANDEMIA CI HA BLOCCATO!

– Diamo il benvenuto a Nefa tra gli amici di Exclusive Magazine, come stai?
-Alla grande, mi sembra davvero di essere uscito da un tunnel infernale e di aver riscoperto la luce e ne sono felice anche perché questo benessere si proietta nella musica, e sto producendo come se non ci fosse un domani.

– Hai appena 20 anni e sembra quasi di parlare con un veterano, hai molta esperienza dell’ambiente hip-hop?

-L’hip hop ha sempre accompagnato la mia crescita, l’ho scoperto che avevo appena dieci anni, i primi testi li ho scritti poco dopo. Non credo di aver accumulato molta esperienza ma sicuramente sono sempre stato un attento osservatore del mondo del rap e questo mi ha permesso di poter lavorare sempre meglio su aspetti come la produzione, la distribuzione e la comunicazione dei lavori, che sono la parte più importante dopo la scrittura.
 


– Parlaci del tuo ultimo singolo…

-Bambi (il Giorno) è uno dei capitoli più importanti del mio ultimo album perché con il suo gemello, che è Bambi (la Notte), apre la mia dimensione più intima e personale, sia nel bene sia nel male; il Giorno è un tripudio di emozioni positive, un pezzo in cui ho messo a nudo la parte più bella e serena di una parentesi fondamentale della mia vita, la stessa che invece diventa marcia nella Notte, dove emerge il mio lato più isterico e arrabbiato.
 


– Il sogno nel cassetto di Nefa è…

-Potrei dire (come ogni emergente) che l’ambizione è quella di arrivare a più persone possibili, ma in realtà la mia missione è quella di arrivare alle persone più giuste, nel senso quelle che meglio possono capire e immedesimarsi in quello che faccio. L’obiettivo non è la fama, è essere capito, che forse è una pretesa ancora più grande.
 


– Se avessi a disposizione 3 feat li daresti a…

-Marracash (manco a dirlo) per la penna, Dax per l’immaginario e la creatività, e Madame per l’interpretazione della scrittura (mi fa calare davvero in quello che vuole comunicare).
 


– Da bambino Nefa voleva tutto ciò che è oggi?

-Sì decisamente, penso spesso che se facessi vedere al piccolo me le poche cose che ho fatto sarebbe felicissimo e non vedrebbe l’ora di crescere.
 


– Come ti ha cambiato in meglio la pandemia?

-La pandemia per me non ha portato molto di buono in realtà; stare chiuso in casa con tutta la negatività e il malessere che si diffondevano ovunque mi ha fatto passare il momento più buio degli ultimi anni, sono uno che fa fatica a stare solo con se stesso. Fortunatamente d’estate quando le cose si sono minimamente sistemate c’è stato un cambiamento totale e da allora a oggi ho cambiato completamente la mia visione delle 
cose e sono arrivato allo zen e alla totale.


– Saluta chi vuoi! 

-Ave Toro Black City, 011 caput mundi da sempre e per sempre!

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