Jangy Leeon
Grazie Jangy,  da parte di tutta la redazione di Exclusive Magazine;  per esserti preso del tempo per rispondere alle nostre domande. Come primo quesito, andando oltre le solite frasi di circostanza,  vorremmo chiederti cosa rappresenta “Full Moon confusion”  nel tuo percorso artistico ? 
 
“Full Moon Confusion” è una nuova tappa del mio percorso artistico. Arrivavo da un disco come “Eldorado”, mega solare e giornaliero, e nonostante contenga tracce festose e cariche, “Full Moon Confusion” è un disco dai profili notturni… la cosa è voluta, i due dischi potrebbero considerarsi complementari sotto un certo punto di vista, se si parla di percorso artistico, mi piace pensare che si tratti di alchimia. Questo disco al di là del fatto che per me è un nuovo traguardo, lo abbiamo (io e chi ha collaborato con me) impacchettato con cura, è un lavoro da major ma fatto da indipendenti, e penso che la gente lo abbia colto, dunque sono soddisfatto.

 Facendo un passo indietro, se 15 anni fa  ti avessero detto che saresti riuscito a fare della tua musica un lavoro tu  cosa avresti risposto ?

Lo avrei dato per certo perché a quell’età ero già indirizzato su quell’idea, pur non considerando la mole di fatica e lavoro che mi ha portato a questo risultato… la vedevo molto più facile. Invece, per riuscire a fare quello che voglio io, lavorandoci come una persona normale, ho dovuto soffrire, passare mille peripezie. Probabilmente quando sei giovane vedi tutto facile e in discesa e forse è così se sai trovare subito equilibrio e metodo lavorativo, una cosa per niente scontata. Più passa il tempo e più è difficile trovare una propria collocazione all’interno del mercato italiano, certo posso essere contento di aver fatto sempre quello che ho voluto. 

Spesso gli ascoltatori si chiedono se quello che scrivono gli artisti nei loro testi sia reale o ci sia del romanzato : questo quesito te lo poniamo riguardo la tua strofa nella canzone “Savana club” insieme a Shade, tutto vero o c’ è della licenza poetica ? 
 
Beh, ovviamente è un viaggione storytelling. E’ sicuramente vero che io e Vito siamo amici e quando è a Milano ci becchiamo volentieri sia nella Nazionale Hip Hop che, quando riusciamo, altrove. Abbiamo giocato sui nostri personaggi, io quello un po’ più rude e vagabondo, lui quello un po’ più settato e tranquillo. Quello che scrivo però poi spesso accade, non so come mai, come se avessi un potere divinatorio, forse è solo l’interpretazione che gli do io, ma sicuramente ci sarà la possibilità di fare serata festone con l’ottimo Vito. 

Citando le tue parole nella traccia 5 dove dici  “Ho sempre avuto voglia di vincere” si capisce quanto sia stata insita in te da sempre questa voglia di essere il numero 1 in quel che fai e stare con i migliori. Avendo questa voglia di vincere, quando Jangy Leeon  riesce ad accettare le sconfitte ? 
 
Beh, per arrivare a questo punto, come ti ho detto prima, ho fatto parecchia fatica, e di strada ne ho ancora molta da fare. Bisogna sapere vincere quando si presenta l’occasione, nulla è al caso o regalato, sicuramente si impara di più dalle sconfitte che dalle delusioni, sono quelle che ti fanno migliorare se sai reagire. Mi piace in questo senso fare dei parallelismi con la lotta. Si vince o si impara una lezione.

Alcuni dei nostri lettori ci hanno chiesto di domandarti una curiosità  riguardante il tuo tono vocale : fin dalla prima volta che hai iniziato a cantare l’ impostazione vocale  era questa o questo è stato un qualcosa che è andato a costruirsi negli anni ? 
 
Sin dall’inizio, dai primi giri di freestyle, questa è stata l’impostazione del mio timbro. Le motivazioni sono principalmente due. In quel periodo ascoltavo tanto Wu Tang ed ero mega preso dalla roba mega ruvida e grattata, specie Ol’ Dirty. La seconda motivazione è che quando rappavo e facevo freestyle da ragazzino, siccome principalmente ho un tono di voce basso, la gente non mi sentiva e mi sovrastavano, così ho dovuto ribilanciare la cosa anche a questa maniera e col tempo è diventato naturale.

“Notte da Leoni” e “Black Magic sono stati i due brani che hai deciso di far uscire come anteprima  in vista del cd, come mai queste 2 scelte ? 
 
“Notte Da Leoni” è una hit, sapevo che la combo Ensi e Jack avrebbe funzionato, anche se all’inizio non ero sicuro su che brano fare uscire come primo singolo e Luca mi ha consigliato bene: effettivamente la traccia è andata forte. Nel secondo singolo avevamo bisogno di qualcosa di mio principalmente e Black Magic è uno dei miei classici pezzi Boom Bap 2.0, un mio marchio di fabbrica: nel brano faccio delle cit. a Roba Nostra ft Nex Cassel sempre prodotta da Spenish, è quella roba House Of Pain 2020 che a Spenish viene da dio.

In un mondo che viaggia veloce tu hai aspettato più di due anni prima di far uscire un nuovo progetto di questo tipo, perché così “tanto” tempo ?  Inoltre, dovremo aspettarne altrettanti anni prima di avere nuovamente da parte tua qualcosa di simile ? 
 
No, sicuramente nel 2021 uscirò con qualcosa di nuovo. Ci ho messo così tanto perchè volevo che tutto fosse messo al punto giusto nella maniera giusta, anche visto che è un disco che coinvolge tante persone, ho avuto bisogno di tempo per organizzarlo. Penso che il risultato sia stato positivo ed è sicuramente uno step in avanti nel mio percorso musicale.

Le produzioni e di conseguenza la linea emotiva del cd sono molto varie e portano con sé stati emozionali ben differenti, se tu dovessi scegliere un solo mood di scrittura in quale ti troveresti maggiormente a tuo agio ? 
 
E’ difficile dirlo, questa varietà di fattori determina la completezza/equilibrio del prodotto che, altrimenti, potrebbe risultare monotono e dimostra la mia poliedricità di artista. Se, tuttavia, dovessi scegliere solo un mood tra questi, che è come se dovessi scegliere uno stato d’animo con cui vivere, ti direi festoso: chi vuole essere sempre arrabbiato o triste? Non ha senso…

Una domanda extramusicale : per la salvezza del nostro pianeta terra è ormai troppo tardi ? 
 
Dipende da noi e dalle nuove generazioni. Se saremo così geniali da saper risolvere i disastri irreversibili causati dall’uomo potremmo forse avere delle possibilità. Penso però che il pianeta sia stato spremuto più del dovuto, ci vorrebbe un cambio di rotta complessivo, come se una coscienza comune possa concretizzarsi telepaticamente. In realtà basterebbe che ognuno nel suo piccolo faccia il suo quando si tratta di inquinamento e smaltimento dei rifiuti, anche se ormai siamo oltre. La speranza è l’ultima a morire.

Ti ringraziamo nuovamente per il tempo che ci hai dedicato e per completare il tutto ti chiediamo : chi vuoi salutare e  ringraziare  a tua volta  come chiusura di questa nostra chiacchierata ? 
 
Voglio salutare le persone che mi hanno aiutato a costruire questo gran disco e questa nuova tappa della mia carriera. Mattia Guolo, Marco Architetto, Luca Gricinella, Marta De Capoa, Marco D’Assisti, Filppo Giuliri, Thalita Santhi e Mad Soul Legacy.