Luche
In attesa del suo Disco, una full immersion nella transizione di Luché è ciò che serve. Se anche voi vi state domandando perché Luchè non ha ancora annunciato l’uscita del suo nuovo album, la risposta non può che essere che nulla è lasciato al caso. L’artista non ha infatti mai commesso passi falsi e se qualcuno afferma il contrario, è perché ha probabilmente perso qualche passaggio della sua trasformazione. Lo street rap all’epoca dei Co’sang, ha sicuramente forgiato uno stile nuovo e irrompente. I pensieri messi in musica, intrisi di rivalsa, l’amore tossico che scava una voragine nello stesso vuoto: le strofe di Luchè in dialetto arrivano dritte nel petto, generando anche in chi non le comprende a pieno, un black-out di emozioni. Luché stesso afferma di “aver vissuto almeno tre vite”  e questo è innegabile. I primi due album da solista non vengono forse accolti come avrebbero dovuto, ma ciò perché non è ammessa abitudine quando si parla di un artista che fonda il suo percorso sulla rinnovazione. Luché ce l’ha detto da subito ben chiaro – vivo nel Bisogno di Me – e proprio questo emerge da L1 e L2, un ritrovamento di sè ed al contempo una dimostrazione di questo. 
Se invece dovessimo trovare una costante nel suo lavoro, questa è sicuramente l’aspra critica ad una società che gli va stretta. A partire da “Figli dell’Odio” fino alla definitiva consacrazione con “Sporco napoletano”: i limiti culturali italiani incidono fortemente sulla sua personalità, artistica e non, che con il rap cerca di scardinare senza mezzi termini. Ma è con “Malammore” che l’artista inizia una nuova vita: l’album è la concretizzazione della sua versatilità a 360 gradi. 
L’arroganza e le sonorità di “Nisciun” determinano il ritorno schiacciante di un artista che non ha paura di nessuno e nemmeno di mostrarsi fragile. Luché mette il dolore nero su bianco e lo mette a disposizione degli ascoltatori, che entrano in mental connection con l’artista. I brani accompagnano chi li ascolta in un viaggio altalenante attraverso gli stati d’animo di chi vive intensamente, di chi è vero e prova emozioni vere. Le melodie malinconiche si alternano ad una percezione travolgente, come in “O’ Primmo ammore”. 
Con il potere fra le mani, Luchè pubblica il suo ultimo album, che continua ad essere un culto senza tempo. “Potere”, ancora una volta,  conferma il valore di un’artista che avrà sempre da dimostrare. Anima e ego, autostima e crollo, rinascita e consacrazione. 
 
Luchè ora ha il potere. Quale sarà la sua prossima conquista? 
 
Articolo a cura di Sara De Lucia!