Samurai Jay
Hai collaborato con molti produttori, da Dat Boi Dee a Shablo passando da Saffeh e Kina, hai cercato di variare tra più generi?

Diciamo che non voluto volontariamente variare tra diversi generi, è stata una cosa naturale perché questa è la mia natura. Ho sempre ascoltato tanti generi, e la mia musica è stata contaminata da tante influenze in generale. Ho aspettato di lavorare ad un album prima di mostrare tutte le sfaccettature di Samurai.

 
Il titolo dell’album, “Lacrime”, fa pensare a quelle che hai dovuto versare per arrivare al punto in cui ti trovi ora, com’è sentirsi realizzati?

Sicuramente è bello, ma io non mi sento ancora realizzato del tutto perché penso che ci sia ancora molta strada da fare. Ci sono tanti limiti da superare e obiettivi che mi sono imposto da raggiungere. Per ora sono soddisfatto di aver raggiunto degli obiettivi che mi ero posto negli anni scorsi, quindi si è bello e appagante.

 
Definiscimi i quattro artisti con cui hai fatto un feat nell’album con un solo aggettivo per ognuno di loro, e spiega il perché.

Per quanto riguarda Geolier parliamo di un fuoriclasse, non sbaglia un colpo, per me è il preferito tra i giovani. Abbiamo Guè che è una leggenda vera, uno dei pilastri del rap italiano, ha ispirato generazioni su generazioni compresa la mia. Rkomi lo trovo fresco, diverso e unico. Ha un modo di fare musica tutto suo e mi ha affascinato molto questa cosa. Boro è un amico leale, è uno di quei fratelli che non mi ha mai voltato le spalle e lo porterò sempre con me.

 
Hai dedicato un pezzo alla tua città, Napoli, in questi giorni abbiamo assistito alle proteste per le strade da parte dei tuoi concittadini, ma si riuscirà mai in qualche modo a dare un’immagine pacifica di questa splendida città e suoi abitanti? Com’è ti senti quando leggi certe notizie riguardanti Napoli?

Sì, ho dedicato un pezzo alla mia città, perché Napoli per me è qualcosa di incredibile, ispirazione pura. Amo la mia città, la sua cultura e le sue persone. Napoli è una città di cuore, spesso ne dipingono un’immagine sbagliata ma vi assicuro che i napoletani sono persone magnifiche e uniche che non si trovano da altri parti. Quando vedo che ci vogliono far passare per qualcosa che non siamo mi crea rabbia e tristezza perché Napoli non è questo.

 
Come hai conosciuto i producer olandesi Saffeh e Jimmy Huru? 

Ho conosciuto Jimmy Huru e Saffeh ad Amsterdam. A luglio ho fatto delle sessioni lì per finire il disco, tramite Universal sono entrato in contatto con loro. Dopo questo lavoro siamo diventati amici e non vedo l’ora di collaborare ancora insieme.

 
In “Ricordi” dici «siamo destinati ad essere persone sole», Samurai Jay si è mai sentito solo? Anche sentimentalmente parlando

Certamente ci sono momenti in cui mi sono sentito solo artisticamente parlando, mi sono sentito solo sentimentalmente, e volte che mi sono sentito solo e basta. Ho voluto lasciar trasparire molto la mia sofferenza nei confronti della solitudine. A volte le persone si soffermano sui beni materiali e le stupidaggini, ma in realtà nella vita l’unica cosa che conta è l’affetto e il rispetto delle persone a noi vicine.

 
Quest’album varia nelle sonorità, troviamo il pop, il funk, la trap, il rap puro ma anche il reggaeton, sei uscito dalla tua comfort zone, com’è stato attuato questo processo?

In realtà più che uscire dalla comfort zone mi sono trovato molto a mio agio a sperimentare, è uscito tutto molto naturale. Era da molto tempo che desideravo mostrare quante diverse sfumature ha la mia musica, quale momento migliore se non con un album?

 
Guardando avanti, cosa ti aspetterà per il 2021?

Per questo 2021 il primo augurio che faccio in generale è che finisca questa situazione pessima che stiamo vivendo tutti quanti. Per quanto riguarda Samurai ho in mente di fare tante belle cose, sono sempre al lavoro e non sto mai fermo. Ho voglia di crescere sia come artista che come persona, di migliorarmi e affinare sempre di più le mie abilità. Quindi nel 2021 sperò ci sia un’ulteriore crescita.

Intervista a cura di Gabriele Dimarco