LUCARIELLO, QUANDO IL RAP SCENDE IN POLITICA!

Da cosa è nata la voglia di attivarti politicamente?
Io ho iniziato a fare rap in maniera più professionale alla fine degli anni ’90 era un periodo in cui c’era molta sfiducia in tutto quello che in qualche modo fosse istituzionale. Anche a livello internazionale, quando il rap ha parlato di protesta è cercato di diventare uno strumento di contestazione, lo ha sempre fatto in maniera cruda e diretta e quindi poco istituzionale.
Ad un certo punto mi sono reso conto che mi ero stancato di lamentarmi della politica e delle istituzioni. Ho iniziato a fare politica sul territorio, immergendomi nelle situazioni, lavorando con i minori negli istituti penitenziari, nelle periferie, ho partecipato molti progetti negli ultimi 10/15 anni. Poi ho pensato che sarebbe stato bello muovere qualcosa a livello strutturale. Ho deciso di entrare nelle istituzioni e quindi da qui la candidatura.
 
Secondo te, il fatto che tu sia un rapper, può avvicinare i giovani alla politica e all’attivismo?
Io lo spero, perché penso che le istituzioni siano una cosa nostra, quindi se le abbandoniamo, le lasciamo inevitabilmente in mano a persone che le usano per fare i propri affari e le proprie questioni personali. È stato comunque difficile, perché quando tu entri in una situazione politica ti devi schierare, inevitabilmente devi entrare in un partito. Diciamo che comunque le critiche non mi hanno mai spaventato, anzi penso siano importanti, significa che stai facendo qualcosa.
 
Pensi di essere un’ispirazione per i nuovi ragazzi che fanno rap?
Questo non lo so, bisognerebbe chiederlo a loro. Io comunque ho iniziato quando eravamo veramente in pochi e a farlo in napoletano ancora meno. Io penso di non essermi ispirato a nessuno, avevo circa 12/13 anni, è una cosa che è partita da me…è passato davvero tanto tempo. Abbiamo creato poi il progetto “Clan Vesuvio” e con i Co’Sang abbiamo iniziato a rappare in napoletano, usavamo il dialetto parlato, quello dei ragazzi di strada. Cercavamo di raccontare quello che succedeva sotto i nostri palazzi in maniera molto realistica e diretta, sentivamo i Mobb Deep, vedevamo gli stessi palazzi e le cose che raccontavamo noi. Abbiamo usato la nostra lingua che non è solo un dialetto, la lingua non è qualcosa che serve solo a parlare, esprime un modo di essere.
 
Cosa ne pensi del rap di oggi?
Io sono un appassionato di rap e quindi riesco sempre a cercare e trovare quello che mi piace e mi emoziona, soprattutto nelle cose che fanno i ragazzi. Non sono uno che pensa “noi eravamo meglio”. I ragazzi di adesso stanno vivendo il loro tempo e il loro momento, hanno dei riferimenti diversi e cercano di tradurre in musica la loro vita, la loro realtà. Io rispetto sempre l’artista di qualsiasi genere ed età, magari non mi riconosco in certe cose, ma mi sembra anche normale, però le ascolto con interesse e a volte sono anche emozionanti.
 
Cosa ha rappresentato la musica nel tuo vissuto?
Tutto. La musica è un eterno amore. La cosa che mi ha sempre stupito della musica è il fatto che sia qualcosa che non puoi né vedere, né toccare ma che comunque è capace di prenderti dentro, di farti piangere, ridere…è qualcosa di magico e quindi farla per me è sempre stato un grande onore.
Faccio musica da quando sono ragazzino, ho costruito molto e ci ho lavorato tanto. Ho creato una serie di progetti che sono stati decisivi, ma quando cambi le regole del gioco di solito non sei mai tu ad usufruirne, forse perché lo fai troppo in anticipo e non riesci a goderne a pieno.
Dal punto di vista lavorativo la musica è stata un passaggio importante, soprattutto quando ho iniziato a suonare con gli Almamegretta (gruppo musicale napoletano). Poi pian piano con gli album successivi ho costruito una carriera mia personale, incontrare le persone ai concerti e in altre situazioni è sempre stata una grande emozione. Poi con la sigla della serie Gomorra, ho avuto un colpo di grazia, in senso positivo, da questo punto di vista. È stata una soddisfazione perché un pezzo in napoletano, stretto, tosto, diretto che fa il giro del mondo non è cosa da poco.
 
Qualche spoiler per il futuro?
Adesso sto lavorando ad un progetto con una band. Sarà un po’ in italiano, un po’ in napoletano e con un suono molto jazz, sto cercando di fare qualcosa di molto nuovo e raffinato che abbia dei suoni classici.
 
Intervista a cura di Sara De Lucia!