fedez
Capita spesso di sentire nel mondo musicale, ma soprattutto nel mondo del rap, frasi come: “Si, ma quell’artista è commerciale”, oppure “Quel disco non mi piace, è troppo commerciale”. Secondo questo ragionamento nessun cantante dovrebbe più vendere una singola copia, ma invece questa cosa non accade.
Si può spiegare semplicemente con una frase di Oscar Wilde ovvero “Parlatene male, ma parlatene”. Infatti serve anche l’hating che si crea verso un artista che nel passato si amava per la sua genuinità o musicalità, scaturito da un prodotto più mainstream per ampliare il mercato, poiché diventa propaganda gratuita. 
 
Il concetto del “commerciale=brutto” è sbagliato fondamentalmente per tre motivi: 
1. L’artista nonostante la passione per la musica deve pur guadagnare e cercare di ampliare il suo pubblico.
2. I tempi cambiano, e i cantanti per sopravvivere devono cambiare anche loro.
3. Creare musica definita “mainstream”, permette anche di spaziare dalla musica al merchandising.
 
Nell’articolo di oggi quindi analizzeremo tre figure della musica underground, abbastanza diverse l’una dall’altra, che nonostante siano considerate commerciali o che abbiano realizzato collaborazioni con brand, hanno sicuramente influenzato e cambiato il panorama musicale.
 
KANYE WEST – Nato in Georgia, ma trasferitosi in giovane età con la madre a Chicago, Kanye West è uno dei volti più iconici del rap made in USA. Da poco fresco miliardario secondo Forbes (anche se Kanye dice di avere un patrimonio di 3,3 miliardi di dollari da un bel po’) dobbiamo distinguere due personalità differenti: Kanye West rapper e Kanye West imprenditore. 
Inizia nel ’96 come produttore e riscuote successo producendo un singolo di Jay-Z. Jay-Z punta molto su di lui e nel 2001 lo scrittura nella sua Roc-A-Fella Records, producendo anche il primo album di Kanye. Dal ’96 la musica rap cambia, tra temi e sonorità, ma West è sempre riuscito ad adattarsi stracciando record e vendendo milioni e milioni di copie diventando una vera e propria leggenda dell’Hip-Hop.
Però durante la sua carriera Kanye riesce a riciclarsi anche nel marketing. Insieme al collega Travis Scott infatti, è molto conosciuto dalle persone anche per le sue collaborazioni coi vari brand. E’ uno dei primi rapper a produrre una scarpa in per con un colosso dell’abbigliamento. Inizia con Nike, passa per Louis Vuitton e ultimamente il marchio “Yeezy” collabora con Adidas. Infatti molti hypebeast conoscono Kanye solo per i modelli da lui creati e sono anche disposti a pagare migliaia di dollari per delle scarpe in limited edition. Oltre a imprenditore riesce a diventare anche una sorta di influncer, creandosi una fanbase grazie anche alla moglie, Kim Kardashian. 
Kanye West, nonostante produce musica più commerciale rispetto agli albori, è sempre riuscito a farsi apprezzare sia dai fan che dal mercato, musicale e non.
 
FEDEZ – Era il 2013 quando dopo vari anni di gavetta il rapper milanese divenne famoso grazie a vari singoli tra cui “Il cigno nero”. L’album di quell’anno “Mr Brainwash” rese Fedez il rapper più conosciuto del 2013 anche da chi di rap non ne capiva assolutamente nulla. L’album però che uscì l’anno dopo fu visto con occhi diversi. I testi erano cambiati, avevamo ancora l’impronta sociale tipica di Fedez, ma non aggressiva come negli album precedenti. Prodotto dalla sua nuova etichetta musicale creata con J-Ax, “Newtopia”, nonostante le parecchie critiche negative riesce a vendere oltre le 200.000 copie. Adesso però, le nuove generazioni, non conoscono il Fedez rivoluzionario che tentava con la musica di cambiare la nazione, ma conoscono il Fedez influencer da 10 milioni di follower, sposato con Chiara Ferragni e con un figlio di 2 anni. 
Fedez, nonostante la produzione di musica mainstream e soprattutto curata di più sul personaggio, è stato un personaggio parecchio importante per la diffusione dell’hip-hop in Italia, poiché prima di lui era visto in maniera negativa.
 
J BALVIN – Josè Álvaro Osorio Balvin, è il rapper latino che ha rivoluzionato il reggaeton. I primi prodotti sono rap underground molto simile a quello americano anni ’90, ma successivamente decide di cambiare genere. J Balvin sfrutta l’onda del reggaeton, diventando pionere del trap latino, realizzando featuring con parecchi artisti internazionali che gli permettono di entrare nelle più grandi playlist e hit parade mondiali. Uno stile unico che incontra tantissime collaborazioni tra cui i colleghi portoricani Ozuna e Anuel AA, il dj francese David Guetta, il rapper americano Tyga e addirittura anche con Dani Faiv e Sfera Ebbasta. Creando questa mentalità di produrre tantissime canzoni dalla grandissima sonorità e il testo più delle volte simile, nel 2018 riesce a essere l’artista più ascoltato al mondo su Spotify, superando anche Drake. 
Quindi, commerciale=brutto? La risposta è no, o per lo meno non sempre. Per quanto riguarda la musica bisogna valutare “la musica” e le sensazioni che essa ti fa provare, la mentalità sbagliata sta nel guardare troppo il personaggio che un rapper si crea e non ascoltare attentamente il prodotto.
La domanda esistenziale che tutti oggi ci poniamo è: “ma alla fine cosa conta di più nel panorama musicale di oggi, il personaggio, o le canzoni?”
 
Articolo a cura di Lorenzo Muto!