Lil baby

Da 5 anni nel gioco, è arrivato il momento di prendersi tutto. Soprattutto quando a sponsorizzarti sono artisti come Meek Mill e Tory Lanez. In termini di fama, le ultime settimane hanno visto Lil Baby prendersi la scena hip hop americana con “My Turn”, il suo ultimo album uscito lo scorso 28 febbraio, in grado di rientrare nella classifica Bilboard alla numero 1. Un disco che in termini numerici ha risentito di ciò che è successo nel mondo negli ultimi tre mesi, con sole 65mila copie vendute. Lil Baby, al secolo Dominique Jones, ha ricevuto negli scorsi giorni apprezzamenti da Meek e Tory che hanno esclamato su Twitter come il ragazzo meritasse subito un Grammy, con Mill che in particolare si è soffermato sull’ascesa artistica del ragazzo: a star is born.

My Turn, l’ultimo dei suoi cinque progetti, ha ospitato artisti come Gunna, Future, Lil Uzi Vert ma soprattutto Lil Wayne, uno dei musicisti a cui viene maggiormente paragonato. I numeri dello streaming stanno confermando la bontà del progetto, con quasi 100 milioni di steam raggiunti. Cosa ha portato di nuovo l’artista classe 94? Una sana paura, per le proprie emozioni, per la volatilità del tempo. Ha ragionato su quanto durerà la sua ricchezza, su quanto potrà essere devastante per la propria socialità la fama che raccoglierà nel suo processo artistico. Un manifesto di quanto detto si ritrova in “Emotionally Scared”, il singolo principe del suo ultimo album, una melodia devastante in cui angosce e paure si uniscono in un lamento generazionale.

Per quanto intrappolato in una vita che non riconosce pienamente come sua, Lil Baby è diventata anche la voce di un popolo in rivolta, che combatte per i propri diritti. Dominique Jones è sceso in piazza con i manifestanti e ha pubblicato “The Bigger Picture”, un brano di denuncia sul razzismo sistemico e la brutalità della polizia negli USA. Non può cambiare dal giorno e la notte/ Ma da qualche parte bisogna pur iniziare/ Sarebbe meglio se iniziassimo qui: è l’invito dell’artista nel ritornello, dove spiega che non si tratta solo di essere bianchi o neri, ma di rispetto della diversità.

Dominique Jones racconta nelle strofe alcuni dei punti principali che alimentano le proteste negli Stati Uniti e per le quali l’uccisione di George Floyd è stata la più classica delle gocce che hanno fatto traboccare il vaso. L’artista discute della criminalizzazione della povertà, della brutalità degli agenti di polizia, in particolare dell’inequità del sistema giudiziario statunitense. Tematiche che non si allontanano così tanto dagli episodi tratti dalla realtà di Atlanta in cui è cresciuto e dalla sua esperienza personale.

“The Bigger Picture” è un brano impegnato, Lil Baby è riuscito ad uscire con questi due singoli da una dimensione artistica diventando un punto di riferimento a cui aggrapparsi. E allora in questo momento sembrano meno significative le voci che parlano di un Grammy e della prima posizione nella classifica Bilboard. Perché adesso Lil Baby è un nuovo artista, pronto a raccogliere l’eredità. 

Articolo a cura di Vincenzo Nasto!