Black Live Matters

Stand up. Un messaggio chiaro, urlato a gran voce nelle piazze fisiche e virtuali. Una protesta che sta attraversando gli oceani, rendendo gli Stati Uniti un paese meno lontano a cui guardare. La morte di George Floyd ha paralizzato una nazione intera, raccogliendo consensi in quasi tutte le latitudini del pianeta. La protesta rivolta alla brutalità della polizia, aggravata dalla componente razziale, ha smosso centinaia di migliaia di persone, tra cui molti artisti della sfera hip-hop americana e non solo.

I primi ad essersi mossi sono stati Nick Cannon, Lil Yachty e J-Cole. Il primo ha partecipato alla protesta di New York, venendo fotografato a Ground Zero insieme ad altri manifestanti. Dalla città che non dorme mai ad Atlanta, dove il rapper di Minnesota Lil Yachty ha preso la parola durante una manifestazione pacifica contro la polizia dello stato. J-Cole è rimasto a Fayetteville, luogo natio dell’artista ma anche di Floyd, che traslocò ad Atlanta solamente dopo la sua infanzia.

L’hip hop sta mandando un messaggio chiaro: proteggiamo la comunità black. Un mondo, quello urban americano, che Floyd ha conosciuto in prima persona. Negli anni 90’ George Floyd era un rapper di Houston che rispondeva al nome di Big Floyd. Un nickname nato nel suo quartiere “the greater ward”, nel terzo distretto di gestione a sud-est di Houston. Cresciuto in case familiari, ha fatto parte del collettivo “Screwed Up Click” di cui faceva parte Robert Earl Davis Jr., aka DJ Screw e altri ragazzi della zona. La peculiarità di Floyd? Il freestyle.

Non solo proteste ma anche musica. Un inno alla libertà, un inno contro la repressione fisica e mentale. LL Cool J, una delle fondamenta dell’hip hop newyorkese anni 80/90, ha rilasciato domenica scorsa su Instagram una canzone sulla morte di Floyd che si apre con: “Per 400 anni avete avuto il vostro ginocchio sul nostro collo, l’America è il giardino del diavolo senza alcun seme di rispetto”. Sempre da New York martedì scorso Spike Lee, regista ed icona americana della cultura black, ha rilasciato una sua produzione. Un’opera da otto minuti, in cui si concentrano le immagini in parallelo di abusi della polizia sulla comunità black nella realtà (con video delle varie violenze registrate da passanti) e alcune scene riportate dai suoi primi film.

Meno artistico è stato il processo di sensibilizzazione di Jay Z, che dopo aver saputo della morte di Floyd (le accuse dello stato contro l’agente Chauvin adesso sono di omicidio di secondo grado), ha affidato le sue parole alla homepage web della sua etichetta discografica: la Roc Nation. Ha richiesto al governatore del Minnesota Waltz di proseguire nelle indagini per omicidio, cercando di fare giustizia in uno dei casi più turbolenti che gli Stati Uniti abbiano affrontato nella lotta al razzismo.

Dalle richieste al governatore alle aperte critiche al presidente. Il pugno duro e le infelici uscite di Donald Trump, con la massiccia richiesta di intervento dell’esercito, sono stati ampiamente criticati dalla sfera pubblica. Non sono tardate ad arrivare le proteste degli artisti come Killer Mike dei Run The Jewels, Beyonce, Jennifer Lopez e Ice Cube. Tra i più virali circolati sulla rete negli ultimi giorni sono stati i messaggi di Taylor Swift e Billie Ellish. La prima si domanda come Trump possa continuare a minacciare l’intervento della guardia civile, dopo aver basato il suo percorso presidenziale rilanciando l’idea della supremazia bianca e della diversità razziale. La seconda ha fortemente criticato dal suo profilo Instagram da 63 milioni di follower coloro che hanno condiviso l’hashtag all live matters durante questa battaglia per i diritti della comunità black. Una sorta di ultimatum a scendere in piazza uniti, dimostrando la distanza con chi durante la propria amministrazione ha cercato di dividere et imperare.

Black Live Matters, un coro unico. La musica, più di qualsiasi altra volta, si sta stringendo attorno alle persone e alle loro battaglie. Magari proteggendo la generazione futura, quella a cui appartiene la figlia di Floyd, Gianna. Una bambina di sei anni che dopo aver perso il proprio padre in queste spiacevoli circostanze, è stata ritratta in un video sulle spalle dell’amico fraterno del padre, l’ex stella Nba Stephen Jackson, ripetere queste semplici parole: Dad changed the World.

Articolo a cura di Vincenzo Nasto!