god damn
Ja.La Media Activities & One Little Indian
presentano
 
TRA BATTERIE ATOMICHE E CHITARRE ESPLOSIVE,
LA BAND MADE IN UK ANNUNCIA IL TERZO ED OMONIMO ALBUM
IN ARRIVO IL 14 FEBBRAIO
VIA ONE LITTLE INDIAN RECORDS/AUDIOGLOBE
 
GOD DAMN
presentano
‘GOD DAMN’
 
“Louder than Black Sabbath having a screaming row with Nirvana”
NME
 
primo brano estratto: High Frequency Words
 

 

Mentre la band stava registrando il terzo album, l’ex corista cattolico e attuale voce del Black Country rock trio God Damn, Thomas Edward, è stato sospeso dal suo lavoro di insegnante per aver distrutto alcune bibbie. “It really wasn’t even that satanic, I felt that little baptised choir boy kick in as I was ‘recycling’ them and said “Lord have mercy on me“.  Un collega ha filmato l’intera scena e un membro dello staff ha mandato il video per e-mail alla scuola, fingendosi un genitore arrabbiato. “I think I saw it as separating the state from religion”. Infatti I temi della religione, spiritualità, società e politica vengono sviscerati e più volte ripresi all’interno dei testi del nuovo self-titled album in arrivo il 14 febbraio per One Little Indian Records.
 “Un insieme di pensieri paradossali riguardanti riflessioni sul conflitto. Un dibattito continuo tra il bene e il male della religione e della morale, in cui mi faccio domande su quello in cui credo, piuttosto che seguire ciecamente quello che il flusso di persone crede. La canzone che chiude l’album “Satellite Prongs” è quello che vorrei mi accadesse quando morirò. Non voglio una bara, ma ritornare al suolo e essere irradiato dal nostro sole” dice Edward, parlando appunto della nuova canzone.
La band ha registrato l’album nel corso di pochi giorni insieme alla leggendaria produttrice Sylvia Massy (System of a Down, Smashing Pumpkins, Deftones, Johnny Cash, REM, Slayer, Babes In Toyland, Tool),
servendosi di location alternative, tra cui una metropolitana in disuso:  “Avevamo bisogno di uno suono di batteria sporco e potente in modo che potesse rimbombare con il riverbero, e abbiamo deciso di registrare in Aldwych station, nota per la conservazione di oggetti d’arte di inestimabile valore durante la guerra e per essere stato il luogo di ambientazione del video musicale Firestarter dei Prodigy.”
“We were on the red tape and financial clock of 1hr to get the setup and recording of parts needed, that included hundreds of steps carrying heavy gear and getting the perfect take. There was a real creepy nostalgic feel to a periodic, abandoned tube station that really added to the sentiment of the song.”
 
La band, all’inizio trio, poi diventato duo, e tornata di nuovo un trio, è riuscita a crearsi una leale fanbase con il disco di debutto dark rock ‘Vultures’, supportando in tour i Foo Fighters e facendo la propria apparizione a “Reading & Leeds Festival”, appena pubblicato l’album.  Nel 2016 ha pubblicato ‘‘Everything Ever’, il secondo album acclamato dalla critica e prodotto da Ross Orton (The Fall, Drenge, Tricky, MIA), ricevendo gli elogi di Daniel P. Carter (R1), NME, Kerrang!, Clash DIY. Dopo la pubblicazione del disco, la band ha fatto anche un tour in UK and in Europa raccogliendo consensi da parte di Thrice, Jamie Lenman, Frank Carter and the Rattlesnake, Red Fang and The Cribs.
Il processo di registrazione ha visto I God Damn sperimentare con una svariata configurazione di microfoni, un amplificatore in un forno vittoriano, un pedale costruito da una lampadina, l’effetto phaser umano (ottenuto grazie a una persona che muoveva il microfono per la stanza durante la registrazione), un tubo da giardino collegato a un microfono per registrare la batteria, e molte altre cose che potrebbero essere ritenute stravaganti.
In effetti, l’album apre nuovi orizzonti, non solo dal punto di vista sonoro ma anche per quanto riguarda le tematiche affrontate. Un tema ricorrente e profondamente personale è il periodo di tempo sabbatico che la band si è presa a causa di problemi di salute mentale e privazione del sonno e il percorso di Thomas nel crescere il figlio autistico. “Se guardate il filmato della registrazione dell’album, è chiaro che io abbiamo avuto problemi con forti pillole e antidolorifici”, dice il cantante.
Il singolo principale ‘Dreamers’ apre l’album con una viscerale e densa esplosione di chitarre e il marchio di fabbrica di Edwards arriva dritto al punto. “Questa canzone è un’anticipazione di quello che si trova nel resto del disco, tra temi sociali e chitarre sintonizzate su quel tipo di suono fin dalla prima nota”. Il secondo brano, ‘High Frequency Words’ fa sobbalzare l’ascoltatore, possedendo tutto il potere di un classico rock pesante ma racchiuso in una cornice pop. “C’è libertà di parola ed è coscientemente e inaccettabilmente offensivo, e c’è una capacità intrinseca di bilanciare politica e identità.” Questo è sempre stato il fascino di God Damn, ma nel terzo album il loro magnetismo e il loro talento unici sono ben rifiniti. Sono una band che ha imparato ad essere sé stessa, sia per quanto riguarda la scrittura che la registrazione, senza il bisogno di scusarsi e adeguarsi alle aspettative.
La Chiesa e il background cattolico di Edward mostrano come la religione fosse nella sua infanzia una costante che è stato messa in discussione nell’età adulta e successivamente esplorata nell’album. “Nella mia giovane età ho visto l’ipocrisia da entrambe le parti. Il capitalismo preferisce la spiritualità o la scienza? Qual è la vostra versione di Dio e della religione? Per me ora, è un ecosistema sano e un’attitudine punk rock spietata.” Il cantante ha combattuto con la sua fede per molti anni e nel nuovo disco la mette davvero in discussione“
 “Considero un mio diritto mettere in discussione questi ideali, considerando la mia educazione. Come posso mettere in discussioni le vedute pseudo cristiane occidentali e cavarmela? Come oso? Posso perché questa è la MIA storia, e non mi dispiace se ciò offende qualcuno”
Come diceva mio nonno cattolico “God Damn…I’m not sure I can get on with this Thomas, but at least you’re not denying the existence of God with that band name”… Okay grandad, if that’s what you want to believe…it’s just a name isn’t it?