OYOSHE, A TU PER TU CON UNA CULTURA VIVENTE!

Diamo il benvenuto tra gli amici di Exclusive Magazine ad Oyoshe, come stai e che momento artistico è per te?

Ciao ragazzi, grazie innanzitutto di tutto il supporto che sempre dimostrate !

Al momento mi sento nel pieno di un lancio di una navicella spaziale.

Ora che ho finalmente consolidato con i miei soci l’associazione 4Raw City Sound mi sento proiettato sempre di più verso i progetti futuri.

Con 4Raw City Sound gestisco tutto quello che riguarda la mia produzione musicale, dallo studio dove produco al booking all’organizzazione di eventi.


– Ti abbiamo seguito tanto attraverso le stories che pubblichi e abbiamo visto subito un senso di protezione nei confronti degli artisti emergenti, è davvero una cosa fantastica, cosa ti spinge a promuovere artisti emergenti oltre a spingere ovviamente la tua musica?

Cosa mi spinge? Quello che mi ha spinto quando non avevo nient’altro che la passione: la passione stessa.

Mi sono innamorato dell’Hip Hop nel 2001/2002. Una cultura di rivalsa, una cultura con l’intento di costruire e non distruggere. Da sempre sogno una società dove poter condividere questa cultura. Ho un forte senso di team e di fare squadra, perché da soli possiamo essere forti, ma è insieme che si arriva lontano.

– Abbiamo anche visto il video documentario della tua esperienza fortissima a Gaza, che sensazioni hai provato e soprattutto cosa ti ha spinto a partire per questa terra martoriata?


Un giorno mi è arrivata una telefonata,parlava di un progetto simile a quelli che già svolgo nelle scuole, ovvero ”Hip Hop pedagogia” e workshop di produzioni musicali.

Spesso svolgo questi progetti anche in zone soggette a contesti sociali difficoltosi.

Questa volta si andava ad adoperare,però, in un campo più che difficile: una missione umanitaria con l’Hip Hop pedagogia come progetto pilota, in un territorio afflitto dalla guerra,per aiutare bambini dai 4 a 18 anni.

Mi reputo una persona dal forte senso umano, stimolato,spesso,anche dai principi dell’Hip Hop, e quindi ho subito percepito la grandezza di questa missione e come mi avrebbe arricchito dal punta di vista umano.

Follemente mi sono precipitato con un enorme SI. Follemente perché da quel sì, ho iniziato a pensare alla grande responsabilità che mi ero preso: con me stesso,con la mia famiglia, con questo gruppo di persone, e con le future persone che avrei incontrato in quest’esperienza.

Ho sempre pensato che la strada fosse la mia palestra. Da piccolo scrivevo testi ovunque, appunto perché ho sempre cercato l’ispirazione nelle cose vere, anche solo per sentirmi vicino e poter avere l’opportunità di raccontarle. Ho sempre assorbito dalla vita, ed ho immaginato che in un luogo come quello, la dimensione di vita fosse differente dalla nostra, e che quest’esperienza avrebbe potuto darmi qualcosa di unico, nonostante ovviamente la sua pericolosità. La missione fortunatamente è andata a buon fine, ovvero siamo riusciti a portare il nostro progetto sulla striscia, dargli vita e connettere con le persone e i bambini che ogni giorno vivono il male inflitto dall’occupazione militare.

Oggi sono orgoglioso di poter dire che una sede gestita da una ONG nazionale che aiuta bambini con stress traumatici da post-guerra, crede nella nostra metodologia Hip Hop per contribuire allo star bene di questi ragazzi. Ragazzi che mi hanno dato l’occasione di sentirmi parte delle loro emozioni, di poter stringere di più una corda per restare forti e che si sono fidati di me, costruendo insieme le musiche e le strofe che in quei giorni risuonavano continuamente da quelle giovani voci. Ovviamente durante questa operazione fatta di tanto impegno e lavoro, ho anche prodotto e scritto un ”Album Experience” ovvero un viaggio di instrumentals prodotte stesso a gaza, e brani dove ho anche rappato le storie che ho scritto. All’ingresso della striscia non mi hanno lasciato entrare attrezzature come microfoni e schede audio, ma fortunatamente sul posto ho avuto un grande aiuto dal rapper Palestinese Ayman, che mi ha fornito una dr 808 con la quale mi sono dato alla pazza gioia, scrivendo e producendo nelle ore al di fuori dei nostri laboratori con i giovani.

– Da Aprile è disponibile sui digital stores il tuo Joint Album con Dope One intitolato Iceolator, parlaci di questo progetto, cosa ha rappresentato per la tua carriera artistica?

Ho sempre definito Dope One come la voce del Rap Napoletano. La sua caratteristica vocale e dialettale, rispecchia a pieno l’attitudine Napoletana, e allo stesso tempo porta con se l’incredibile parallelismo stilistico Americano. Abbiamo iniziato a lavorare a quest’album circa 4 anni fa.

Mi ha permesso, grazie anche al buon feedback che la scena Italiana ha di noi, tante collaborazioni nuove: dal brano con Esa, ad un pezzo che vede Inoki ed Egreen sullo stesso Banger. Esperienza studio ai massimi livelli del nostro estro artistico, dato che ci siamo seguiti molto a vicenda durante la lavorazione dei brani; dal palleggio di strofe a come dividerci bridge e ritornelli, e ovviamente alla scelta di sound ed argomenti.

Altissimo il coinvolgimento anche dal punto di vista di post produzione: se pur la maggior sono curate da me, tanti contributi da parte di musicisti e dj come Jrm (99 posse) il tastierista Andres Balbucea (Funkin Machine) e il bassista Davide Dubba e Dj altisonanti come Dj Skizo, Dj Snifta e Uncino. L’album ha anche consolidato 4Raw come realtà label avendo reso possibile con un management accurato la costruzione della produzione esecutiva.

– Per un artista che arriva dall’underground,dalle battle freestyle, un artista con un’impronta Hip-Hop che in pochi hanno, come ti è sembrato questo cambiamento radicale con i digital stores?

Sicuramente rispecchia anche il livello culturale generico che si vuole portare sempre più insistentemente alle masse. Sicuramente quello che dedichi ad un singolo, non è il livello di ascolto e di analisi che dedichi ad un intero album. Come dire, se devo giudicare un insieme di pezzi, proprio quell’insieme potrebbe formare la forza stessa dell’album e il risultato finale del giudizio, ma magari gli stessi brani presi singolarmente non ti porterebbero allo stesso giudizio, alla stessa analisi, alla stessa riflessione. Ricordo che prima ascoltare un disco era come leggere un libro.

L’attenzione che prima si dava all’album, ora si è spostata sull’artista e sul suo potenziale effettivo nel produrre un brano, questo significa che se ti piace un singolo di un’artista, dovresti iniziare a seguirlo più assiduamente e sperare nella sua proficuità, il che è comunque un punto a favore, nonostante l’album non sia più il centro focale.

Fin quando comunque la gente avrà fame di cultura, è giusto produrre contenuti, che siano album, dischi, singoli, copertine web e link, finché c’è musica c’è vita !

– Si parla spesso di trap vs rap, del mondo urban, ma in realtà cosa è davvero cambiato da qualche anno a questa parte?

Quello che tiene ancora vivo tutto questo è il senso di ”rivalsa”. La contaminazione trasforma, ma non cambia le cose. L’Hip Hop è una cultura in movimento, è oggi tanti protagonisti hanno contribuito al suo sviluppo, avendo grazie a l’Hip Hop stesso, un ruolo. Ogni periodo ha dato i suoi frutti in termini di contaminazione, ed è giusto che l’Hip Hop sia stato presente fino ad adesso creando e generando continue diramazioni anche al di fuori della musica. Ad esempio si parla di ”urban” in tantissime altre campi, e questo è frutto della rivalsa che da sempre richiede l’Hip Hop, e che fa da contenitore a questi elementi che mi hai citato. Nell’ultimo anno il rap in Italia sta riuscendo a dare buone dimostrazioni anche nell’ambito Mainstream, riuscendo a presentare il giusto compromesso tra sonorità nuove e quel tocco radicale/underground che sta ritornando a farsi valere. Per artisti come me, propensi ad una profondità e una ricerca più accurata dello stile, è una buona occasione far sentire la mia musica ad un pubblico ancora più ampio essendo io un continuo ricercatore del suono, grazie anche al mio ruolo di producer. L’Importante è lo spessore di quello che si fa, fare roba che spacca, oggi che le risorse a disposizione sono sempre più in aumento.

– Progetti futuri in vista?

A breve, grazie a Skill To Dill Records di Milano, sarà fuori l’album che ho interamente scritto e prodotto sulla Striscia Di Gaza. Un viaggio tra strumentali e brani rap che ho scritto durante l’esperienza umanitaria con la carovana Gaza Is Alive. Una missione che ha usato i metodi Hip Hop pedagogici per aiutare i bambini di gaza affetti da gravi stress post traumatici da guerra dovuti all’occupazione militare. L’album sarà disponibile in vinile e in cd, e i guadagni saranno devoluti al progetto con il quale seguiamo ancora gli insegnanti che abbiamo formato per i nostri workshop Hip Hop a Gaza. Oltre questa magnifica esperienza c’è anche un grandissimo passo importante che ho fatto: ho fondato con il mio manager Marco Iappelli, e il sociologo e storico amico Lorenzo Lodato, col quale svolgo i miei laboratori Hip Hop in Campania, l’associazione musicale/culturale

4 Raw City Sound Studio con sede e studio a Fuorigrotta, al centro di Napoli.

Il nostro intento con l’associazione è quella di creare l’opportunità di progettare in chiave Hip Hop e non solo, lo sviluppo sociale e culturale del territorio e della realtà a cui abbiamo dato inizio !

Ah dimenticavo, siete i primi a sapere che sto racimolando le tracce per WAZABESTRAP II !!! 

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