NASCE “EXCLUSIVE FLOW”! LA NUOVA PLAYLIST DALLA COLLABORAZIONE CON FLOW ITALIANO!

Exclusive Flow

La musica ispira, guida il nostro stato d’animo, si adatta al nostro mood dando la sterzata giusta alla nostra giornata. La musica urbana, col suo codice comunicativo inimitabilmente diretto, è la musica del popolo, della gente, “de la calle”. Exclusive Flow è la playlist di Spotify realizzata in collaborazione tra Flow Italiano, la piattaforma di musica latin urban número 1 in Europa e Exclusive Magazine, il sito di informazione sulla musica urbana in Italia con maggiore proiezione di crescita del nostro paese. In Exclusive Flow metteremo a disposizione del pubblico le nostre conoscenze, cercando di influenzare la vostra giornata non con la música che conoscono tutti, ma con contenuti ricercati, esclusivi, di artisti che qui ancora non sono esplosi ma che sono già dei king nel loro genere. Exclusive Flow vi farà scoprire talenti strabilianti, le rime più sporche, le sonorità più crude, i bassi più forti provenienti dall’Italia, dal mondo latino, dalla new vawe francofona, dagli Stati Uniti, dal Brasile, e da tutte quelle realtà che stanno guidando le tendenze urbane contemporanee. Exclusive Flow è su Spotify!

ADMA: “LA MIA CARRIERA…”

adma

Adma, la prima domanda che noi poniamo è sempre la stessa, chi sei dentro e fuori dal mondo della musica ? Fuori dal mondo della musica sono Paolo, ho 26 anni e sono un nerd smanettone da quando sono piccolo. Sono sempre stato molto vivace e da sempre molto creativo. Ho sempre amato stare in compagnia e sono pieno di passioni e idee. Dentro il mondo della musica sono un fonico, produttore, compositore e arrangiatore. Sono un beatmaker da 11 anni ma ho suonato tanto pianoforte e chitarra da piccolo. Ho sempre adorato ascoltare ogni genere di musica e ciò che mi rende più orgoglioso è quando mi dicono che è un piacere sentirmi parlare della mia passione, riesco a trasmettere esattamente quello che provo. E’ oggettivo che, dato gli artisti che hai prodotto nel corso della tua carriera, ti si possa ritenere uno dei più talentuosi produttori in circolazione, tu ti senti tale ? C’è una produzione della quale vai particolarmente fiero ? Più che un produttore talentuoso posso tranquillamente affermare di essere un buon artigiano della musica, con un buon orecchio musicale. Ho lavorato tanti anni prima di togliermi le mie più grandi soddisfazioni e tutto questo grazie al grande mio impegno e allenamento. Per fortuna ho notato una crescita esponenziale nella qualità delle mie produzioni e quando ero adolescente mi è sempre stato riconosciuto di essere stato spesso un passo avanti a gran parte dei miei coetanei, grazie anche alla mia costante ricerca di suoni nuovi, sempre con uno sguardo al futuro. Riguardo alla produzione della quale vado per ora più fiero non può che essere “Sick” di Axos e Marty Baller, prodotta da me e 2p. Collaborare con un rapper da Harlem, come Marty è stata un esperienza incredibile, un ricordo indelebile. Oltre che ad essere il pupillo di A$AP Ferg e ad aver collaborato con artisti come Migos, Rich The Kid e tanti altri, Marty è tecnicamente un ottimo rapper e averlo visto lavorare da vicino mi ha fatto capire la differenza sostanziale tra il processo di produzione di un singolo in America e uno in Italia. Secondo te esiste questa differenza che molti ostentano tra trap e rap ? Non credo tanto quanto sembri a detta dell’ascoltatore medio di rap. Da ormai anni esistono i soliti clichè per cui chi fa trap fa canzonette con l’autotune senza contenuti, mentre se non fai trap sei il solito rapper “Underground” che fa musica di nicchia. Credo sia un ragionamento estremamente sbagliato, che uccide la creatività e crea conflitti che potrebbero facilmente essere evitati. Alla fine si può benissimo fare delle barre di fuoco su suoni super freschi senza sembrare fuori luogo, come si può facilmente rinfrescare una produzione con suoni classici e renderla moderna e vendibile con un cantato e una metrica più attuale, ci manca solo forse un po più di voglia di fare. Domanda forse scomoda : Sei aperto a collaborazioni a titolo gratuito o ritieni che arrivati a un certo livello il proprio lavoro deve essere sempre riconosciuto ? Non saprei dirti in un futuro, ma per ora non essendo il producer la mia unica fonte di reddito sono assolutamente aperto a collaborazioni gratuite con artisti che stimo musicalmente. Ci si può venire incontro in altri modi sul fattore economico, come le ripartizioni dei diritti d’autore. Ci racconti come e dove nasce la tua passione per la musica ? Nasce da una persona, quella che è stata il più grande e bravo maestro di musica che avessi mai potuto avere, ovvero mio padre. Mi ha insegnato una cultura musicale e mi ha aperto la mente, non mi ha mai limitato e mi ha insegnato più di ogni altra persona, cosa vuol dire essere appassioanti di musica e riconoscere negli altri un vero talento. Da piccolo ascoltavo le cassette Tape dalla sua collezione e ho conosciuto una varietà enorme di musica, compreso il primo album Rap che abbia mai sentito, “My Soul” di Coolio, un album che ho divorato e che ascolto tutt’ora. Cos’è che sta rovinando il mondo della musica al giorno d’oggi ? Due cose in particolare, direi. Gli ascoltatori e i talent. Come ho detto nella domanda precedente, siamo un paese che nonostante sia stata nella storia una fucina di talenti enorme per quanto riguarda musica e arte, negli ultimi anni ci siamo totalmente chiusi in un guscio e facciamo fatica a guardare altrove e prendere spunto da altre nazioni, e per questo siamo non siamo riusciti a restare al passo coi tempi. Per quanto riguarda il talent, credo siano forse la più grande causa di questo appiattimento musicale che ha colpito ci colpisce al giorno d’oggi. Siamo schiavi dell’intrattenimento e quando guardiamo un talent non lo facciamo per amore della musica o per trovare un talento da supportare e seguire artisticamente per tutta la loro carriera, ma invece cerchiamo il fenomeno da baraccone. Il ragazzo più giovane, quello più strano, quello più bello eccetera eccetera, mai quello più bravo. Il talent ha ucciso il cantautorato, ha creato problematiche psicologiche a tanti bambini che credevano nelle proprie passioni ma sono stati rifiutati, causando gravi danni alla loro autostima in primis e alla loro voglia di spaccare il mondo. Ha portato artisti molto bravi a vincere, per poi fargli fare il loro bel paio d’anni a firmare le copie dei dischi nei centri commerciali, per poi finire nel dimenticatoio. Delle carriere stroncate sul nascere. Ci sono artisti Emergenti che secondo te in un breve lasso di tempo troveremo fare il grande salto ? Ce ne sono moltissimi validi sia tra produttori che tra rapper, non mi metto a fare un elenco perché sarebbe troppo lungo, ma credo tanto nei ragazzi giovani e assicuro che nella zona della Brianza e di Milano, ho qualche nome su cui punto tanto e sicuramente faranno delle grandi cose. Per citare rappers molto giovani che conosco su cui punterei ti dico, Remmy, Mr Rizzus, Malalingua, Wello, i primi che mi vengono in mente ma ce ne

EVA REA: “DA X FACTOR AL MIO FUTURO…”

eva rea

La Prima domanda che facciamo a ogni artista è sempre la stessa e cioè una propria descrizione dentro alla musica e fuori di essa Io sono Eva e Rea. Rea è colpevole, apre la mente con l’estrosità, la provocazione, guerriera immorale: voglio divorare il mondo, sono un’eroina, posso fare tutto quello che desidero, nessuno può permettersi di umiliarmi, sventolo la bandiera della libertà sessuale e dell’autonomia, rifiuto le influenze degli altri e voglio saper stare da sola. Eva è innocente, apre la mente con l’introspezione, la dolcezza, paladina dell’etica: voglio salvare il mondo, sono umana e il Dolore può rendermi fragile, sventolo la bandiera del rispetto e della condivisione, il corpo è il mio sacro tempio, sono aperta all’ascolto verso gli altri perché predico l’Unione, il saper stare Insieme. L’essere umano è bipolare ed io lo sono come tutti, ho semplicemente lavorato su me stessa per trovare il Centro, l’equilibrio. Anche solo dai titoli delle canzoni candidate alla tracklist definitiva si capisce molto della dicotomia del mio primo progetto e della mia persona. Molti ti hanno conosciuta tramite la tua esibizione a Xfactor e sono curiosi di sapere quali cambiamenti in bene e in male ha portato tale esperienza La mia esperienza ad Xfactor è stata importante per svariati motivi. I miei canali sui social sono in costante crescita tutt’oggi perché giovani ed adulti scoprono della mia esistenza grazie a quell’audizione, il video su youtube divenne virale già il primo mese superando il milione di visualizzazioni. Ai tempi, due anni fa, iniziai ad essere contattata da agenzie di booking e management e mi sono trasferita a Milano pochi mesi dopo. Oggi mi trovo ancora a Milano e sto lavorando al mio primo album. Altra cosa importante. I talent show sono impacchettati per essere più ‘show’ che ‘talent’ e vivendoli da dentro ti rendi conto di alcuni meccanismi per i quali ti disicanti. Più conosco esperti del settore e meno consiglio agli artisti indipendenti di confidare nel talent come possibile mezzo per ambire ad un salto di qualità. Ai tempi non desideravo particolarmente l’esperienza ad XFactor, fu una persona della redazione a cercarmi e invogliarmi, mi notò sul web perché avevo già pubblicato il mio primo EP, ‘Tabù’. Altri nostri lettori sono curiosi di sapere se hai in programma qualche brano interamente in lingua straniera per discostarti un po’ da questo rap game italiano Assolutamente no, voglio essere una cantautrice e un paroliere di alto livello ed è in italiano che mi destreggio così egregiamente da essere realistica nell’avere così tanta ambizione. Non padroneggio così bene nessun’altra lingua, e vorrei avere un ruolo in questa fase del rap italiano in cui c’è stato un certo impoverimento lessicale. Appunto parlando di “Rap Game”, hai dato tale nome a un tuo brano, ci sono artisti che stimi, magari anche emergenti in questo “rap Game” ? In Italia stimo molti artisti indipendenti che non sono mai riusciti a far numeri tali da poter essere definiti ‘mainstream’, ad esempio En?gma, perché il pubblico italiano è stato abituato a prodotti intellettualmente banali. Per me certe canzoni ‘trap’ nella discografia più recente sono l’equivalente del film di genere ‘demenziale’ nella cinematografia. Stiamo un po’ degenerando… Comunque, chi stimo di più avendo trovato il perfetto incontro tra la propria arte e ‘il pubblico giusto per lui’ è Caparezza. Poi a pari merito Salmo e Marracash. Una domanda che siamo soliti a fare ogni volta che intervistiamo una Mc al femminile è la seguente : Esiste il maschilismo nel mondo del rap? Se si come si combatte ? Il maschilismo nel rap esiste perché esiste nel mondo, se la tipa che passa scollata per strada fa pensare ad un uomo ‘che troione!’, il rap, che è il genere più libero e liberatorio che esista, avrà nei suoi testi la parola suddetta. Fortunatamente il rap può essere anche romantico ed introspettivo, e lì vengono ritratti personaggi femminili quasi angelici. Certi rapper sono dei poeti tali che sarebbe un affronto attribuire loro forme di maschilismo. La stessa cosa accade dietro le quinte: ci sono degli uomini che nel mio primo progetto stanno investendo tempo, impegno, denaro, ci credono. ‘Sarai la prima rapper italiana che…”. Raramente incontro qualcuno che fa ragionamenti sulla rapper donna in Italia dicendo che ‘non ci sarà mai una che…” ecc ecc – io rido. Rido perché in Italia il rap ha preso piede così tanto in tempi recentissimi che è ovvio che nel 2019 si delineeranno personaggi femminili interessanti (tra cui il mio). Rido anche perché ha ragione ad essere un po’ prevenuto, a me di Baby k piacciono solo due canzoni dei tempi in cui rappava. Penso che se ci fossero state rapper/autrici italiane di maggiore levatura, si sarebbe già delineata una scena al femminile nel 2017. Il rap ha preso piede e secondo me il pubblico sta già aspettando queste donne… ps. se non scrive i propri testi da sé, non è una rapper. Ci chiedono di domandarti di raccontarci la genesi della canzone “Solido” ho scritto “Solido” nella settimana in cui sistemai la tracklist della canzoni candidate all’album, ne ho estrapolate una decina, erano il triplo. Guardavo quella cartella piena di canzoni e mi sentivo forte – wow! scrivo tanto, scrivo bene, sono piena di idee, io voglio comprare una casa grazie alle mie idee! – e ho pensato al contrasto tra soldi liquidi e realtà solide. Lo dico chiaramente nell’intro della canzone “comprerò una casa che è una cosa molto solida, si!”. Sono una persona sicura di me, lo sono diventata, nessuno nasce Forte. Racconterò del percorso che ho fatto nella vita, nella mia musica, e proverò ad essere un esempio positivo, un simbolo di Forza.  Come ti vedi musicalmente tra 3 anni ? Fra tre anni mi vedo in giro per l’italia a portare vibrazioni positive, immagino con una band che sarà anche una sorta di famiglia! Ogni nostra intervista si conclude con una domanda extramusicale. Ti vogliamo chiedere quale sia la tua più grande paura nella vita. la mia paura

MENE UTURZ: “LA MIA MUSICA, LA MIA CARRIERA…”

mene

Partiamo dalle domande semplici : Chi sei ?   Ho iniziato da writer nel 1996 per poi dedicarmi subito dopo alla scrittura dei testi. Sono un calabrese convinto e contento di esserlo che ama la sua terra con i suoi pregi e difetti. Sicuramente più vecchio rispetto alla media attuale dei rappers che ci stanno in giro con i miei 36 anni suonati, ma questa è sempre stata una scelta consapevole poiché prima di espormi e proporre la mia musica, volevo avere la certezza di non fare troppo schifo! E poi, nei panni di spettatore ci stavo comodo! Sul tuo canale you tube troviamo canzoni anche in dialetto, come mai questa scelta ? Non credi che questa opzione precluda una parte di pubblico ?   Ovviamente limita notevolmente quello che potrebbe essere la tua cerchia di ascoltatori, ne sono consapevole, ma certi argomenti e concetti trovano la massima espressione proprio in dialetto. Credo che in italiano non avrebbero avuto lo stesso impatto sull’ascoltatore. Sono un cultore del mio dialetto e sono sempre alla ricerca di termini ormai dimenticati da utilizzate nei miei testi. Sono dell’idea che il dialetto sia un patrimonio da difendere ed insegnare ai più giovani affinché non venga perduto col tempo. Oltre a scrivere testi molto spesso ti autoproduci le basi per le tue canzoni, quale tipologia di strumentali riesce meglio?   Quando produco un beat non parto mai con un idea ben precisa di quello che sarà il risultato finale, vorrei precisare che non uso campioni, ma ogni suono e melodia nasce in fase di produzione. Amo i suoni classici, pianoforte, chitarra classica, ecc, però qualche volta mi ritrovo anche a sperimentare un po di suoni “moderni” se così vogliamo definirli, ma mi trovo a mio agio principalmente sui suoni classici. Non saprei dire quale tipologia di beat mi riesce meglio, questo é un giudizio che lascio all’ascoltatore. Fare musica porta sicuramente via del tempo, tempo che si sarebbe potuto utilizzare per altre cose, in sintesi ti stiamo chiedendo quali siano i sacrifici che questa passione di ha portato ad affrontare   Mah, fare ciò che mi rende felice non è un sacrificio. Ho sempre trovato il tempo da dedicare alla musica senza trascurare tutto il resto. Ovviamente, col tempo le cose cambiano ed il tempo da dedicare alle proprie passioni diventa sempre meno soprattutto se fare musica non è la tua fonte di sostentamento. Le priorità cambiano, ma comunque, credo che nulla potrà mai impedirmi di farlo, è una necessità più che una passione! Domani la musica diventa illegale in tutto il mondo, che farai tu?   Beh, cambio nome, modifico la voce, trovo un modo per non farmi beccare e continuo a far musica! Sei mai stato sul punto di mollare tutto ciò che concerne la musica? Si, ho mollato tutto per circa sei anni fra il 2004 ed il 2010, poi però ho ricominciato. Fare musica mi è necessario per non finire al manicomio! Trova 3 pregi e 3 difetti riguardanti la tua sfera musicale. La determinazione, l’impegno e la serietà nel dedicarmi alla musica, ai miei progetti ed a quelli che coinvolgono anche altri artisti. L’indifferenza, apatia e disinteresse alla moda e a quello che “piace” alle masse. Forse se mi lasciassi corrompere dai gusti della gente e non rimanessi ancorato ai miei gusti personali, avrei un paio di ascoltatori in più! Pro o contro lo spam? Lo spam è il miglior metodo che conosco per chi come me non ha tempo di salire su un palco. Ti da la possibilità di arrivare ovunque e subito. Ma bisogna saper utilizzarlo, altrimenti finisci col farti solo odiare! Domanda extramusicale, il wifi è davvero nocivo per la pulizia del sonno? Non lo so, non me ne intendo di pulizia! Come conclusione di questa nostra chiacchierata ti invito a salutare e ringraziare chi credi che lo meriti Naturalmente, ringrazio voi per avermi dedicato il vostro tempo e spazio nella vostra rubrica! Saluto e ringrazio tutti quelli che hanno resistito fino all’ultima domanda e risposta. Quelli che spinti dalla curiosità, ascolteranno almeno uno dei miei brani reperibili su tutte le piattaforme digitali. Tutti gli artisti che ho avuto la fortuna di conoscere e quelli con cui ho collaborato, i quali ogni volta mi hanno insegnato tanto.

MOONLOVERZ: “LA NOSTRA STORIA, DAVANTI A UNA BIRRA…”

moonloverz

Diamo il benvenuto nell’universo di Exclusive Magazine ai MoonLoverz, come state ragazzi? Essendo in quattro è una domanda rischiosa, c’è sempre chi sta meglio e chi sta peggio, ma diremo all’unisono “molto bene grazie”, per non compromettere il resto della conversazione! E’ appena uscito il primo e omonimo singolo del vostro secondo album “Plenilunio”, come vi sentite e quali sono le vostre aspettative per questo nuovo percorso? Abbiamo cominciato a pensare a un secondo disco dei MoonLoverz proprio nelle stesse ore in cui usciva il primo, esattamente come adesso stiamo già fantasticando sulla nostra terza avventura in studio. Non ci fermiamo mai perché vogliamo dare voce e suoni a questa enorme alchimia che la musica ha creato tra noi quattro. “Plenilunio” è un disco di undici canzoni a cui abbiamo lavorato per oltre un anno, un disco che ci esalta sotto tutti i punti di vista e di conseguenza le nostre aspettative sono molto alte: crediamo che coloro che ci supportano dagli inizi non potranno che amare il nostro disco, perché dentro ci siamo noi al 100 %, e speriamo che anche (tante, tantissime) orecchie che non hanno mai sentito parlare della nostra Luna possano unirsi al viaggio. Siete un gruppo variegato, sia per la vostra provenienza (da Senigallia, Roma, Ragusa e Ascoli Piceno), sia per il vostro genere che spazia dal rap all’R&B, possiamo dire che siete ben diversi dall’attuale scena Urban Italiana? Non è nostro scopo essere “diversi” dal resto della scena. Se questo succede – e comunque ci fa piacere – è perché ognuno di noi ha profondo rispetto degli altri tre e della personalità di ogni singolo, quindi finiamo per dare a ogni canzone diverse sfaccettature, diversi punti di vista, a secondo di chi sta cantando in quel momento. Per naturale conseguenza “Pleniluinio” è un disco che parte e non si ferma più, scorrendo liscio da inizio a fine: di continuo cambia la voce narrante, e di conseguenza il mood, il flow, il lessico e il modo di stare sul beat. Qual è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e che vi ha fatto credere in un progetto collettivo? Viviamo in un periodo storico in cui pare che regni l’individualismo più assoluto, anche becero a volte. Sembra che ognuno abbia come unico scopo quello di portare in alto il proprio nome, e basta. Ed è qui, proprio mentre tanti gruppi si sciolgono, che nascono i MoonLoverz, da un’idea di Swelto e Azure che una sera, davanti all’ennesima birra, si sono detti: “Qui fanno a gara per chi sta più solo e per chi schiaccia il prossimo con più crudeltà degli altri, ma se mettessimo insieme teste e forze?”. Non è servita nessuna goccia in più, perché eravamo tutti già pronti a salire sull’astronave. Cosa dobbiamo aspettarci dal 2019 dei Moonloverz? Vorremmo che vi aspettaste cose grandi e belle: “Plenilunio” è appena uscito e abbiamo già quasi finito in pre-order le copie fisiche in CD. Il nostro obiettivo per i prossimi mesi sarà quello di fare arrivare la nostra musica a più persone possibili, e sarebbe anche molto bello se riuscissimo a concretizzare un tour per portare live la nostra musica (e ci stiamo lavorando!) Il sogno di ognuno di voi è… ElDoMino: Il mio sogno è lasciare il segno, musicalmente e nella testa della gente. Il resto è un secchio di noccioline. Swelto: Il mio sogno è poter fare della musica il mio unico lavoro. Azure Stellar: Il mio sogno è lasciare un lascito musicale importante che possa far provare alle persone belle emozioni. Soulcè: Io volo basso e sogno una mia statua enorme nelle piazze delle più importanti città europee. E il problema è che non sto scherzando. Con quale collettivo Urban Italiano collaborereste al momento? Più che collettivi urban, abbiamo degli artisti con cui sogniamo di poter stringere una collaborazione prima o poi, e stiamo parlando principalmente di gente che viene dal rap come noi ma che è riuscita anche ad andare oltre il rap stesso: Willie Peyote, Frah Quintale, Mecna, Dargen D’Amico, Coez, Caparezza, per citarne alcuni. Ci piace molto collaborare con altri artisti perché pensiamo che sia tra le cose più affascinanti e pregne di magie che la musica ci dà la possibilità di fare. Nel nostro disco infatti sono presenti tre ospiti d’onore: Zampa, Claver Gold e William Pascal. Grazie ai MoonLoverz per la disponibilità, vi auguriamo il meglio per il vostro nuovo disco “Plenilunio” e per i vostri progetti futuri, grazie ancora da Exclusive Magazine. Grazie a voi e che la Luna vi protegga!

L’ULTIMA MOSSA DE “I DESIDERI”

I DESIDERI

Giuliano e Salvatore Iadicicco, meglio conosciuti al pubblico come “I Desideri”, sono un giovanissimo duo e fratelli del Sud in Campania precisamente Napoli. Il più grande è Salvatore che ha 22 anni mentre Giuliano ne ha 21. La caratteristica principale che li contraddistingue dagli altri artisti non solo della loro età è il cantare in napoletano con un genere musicale piuttosto articolato mixando diversi generi: dalle sonorità Pop fino alla Dance e al Rap. Hanno rivisitato, in chiave moderna, la melodia partenopea diventando, nel giro di pochi anni, un vero e proprio fenomeno musicale e non solo. Non si fermano e vogliono dar vita al loro sogno quello di diventare dei bravi cantanti e imporsi, così, sulla scena musicale italiana e ci stanno riuscendo con un contratto che li lega alla Sony Music e con concerti che fanno il pieno ovunque si esibiscono, ad oggi già ricevono ingaggi anche all’estero. Questa popolarità gli trasmette sempre più impegno e tenacia nei loro progetti. Oggi I DESIDERI ritornano sulla scena con il brano “Tu si ‘a regina mia” , che da qualche giorno è disponibile su Spotify. Il videoclip, invece, in appena due giorno è già stato visto da quasi più di 214.372 visualizzazioni volte su Yuotube. Un successo annunciato, considerati i numeri eccezionali e i trionfi che i due fratelli di Marcianise possono vantare: il videoclip ufficiale della canzone “Made In Napoli” (feat. Clementino) conta, dal 2014 a oggi, oltre 25 milioni di visualizzazioni sul loro canale YouTube lo stesso successo anche ‘A Voce Do Core’ con 3 Milioni visualizzazioni e “Uagliò” con 1.760.007 visualizzazioni, ma non sono gli unici loro brani che hanno fatto impazzire in molti, mentre nel 2017 hanno vinto il Wind Summer Festival su canale 5 targato Mediaset e altri premi per il loro talento. Inoltre, il duo è stato protagonista anche al cinema e in tv, entrando a far parte delle colonne sonore di film e fiction, o comparendo loro stessi come attori. “Tu si ‘a regina mia”, un omaggio a Napoli. un brano dalle sonorità trap, che segna il loro debutto nelle vesti di autori. “Tu si ‘a regina mia” è una canzone che mescola la lingua napoletana con quella italiana, la morbida melodia pop con la cadenza serrata del Rap, continuando a mescolare generi e linguaggi. Una tendenza molto in voga oggi, di cui I Desideri sono stati i pionieri; I due si dicono soddisfatti ed emozionati di aver dato alla luce la loro prima creatura, un lavoro di cui sentono la totale appartenenza, visto che stavolta ne hanno curato personalmente ogni aspetto. E spiegano che la canzone non è solo una serenata dedicata a una donna, ma è anche un omaggio a Napoli, alla sua lingua, al suo popolo e alle sue regine. Nel videoclip Guy Fawkes e citazioni da “La casa di carta”. Nel videoclip di “Tu si ‘a regina mia”, il regista Luciano Filangeri mette in scena una rapina, dove i due cantanti sono banditi che agiscono in sella a delle motociclette e con il volto coperto dalla maschera di Guy Fawkes, il protagonista della graphic novel “V x Vendetta”, che ha ispirato molti movimenti di protesta. Infatti, i due rapinatori mettono a segno il loro colpo ai danni di un gruppo di giocatori d’azzardo, irrompendo nel bel mezzo di una partita di poker, come due romantici Robin Hood, il bottino sarà un pegno d’amore per le loro regine interpretate da Alessia Cammarota e Lara Silene. Tra donne, motociclette, tavoli verdi e dance floor, il videoclip è una chiara citazione della Serie TV “La casa di carta”, distribuita da Netflix su scala mondiale. “Siamo emozionati all’ idea di aver dato alla luce la nostra prima creatura, nostra in tutti i sensi dato che ne abbiamo curato tutti gli aspetti, e felici che la gente stia apprezzando questo nostro nuovo lavoro, soprattutto dopo tante giornate in studio a lavorare” – hanno dichiarato Salvatore e Giuliano poco dopo l’uscita del singolo su Spotify e tutte le visualizzazzioni che sta ricevendo il loro video. “Tu si a regina mia” è quindi un omaggio alla napoletanità che da sempre contraddistingue i due ragazzi, un omaggio a Napoli, alla sua lingua, al suo popolo e nello specifico, a tutte le sue “regine”. Vi invito a guardare il video e ad ascoltare il brano mentre Salvatore e Giuliano vi aspettano ai loro concerti e appuntamenti e sui loro social de I DESIDERI per informazione. Nei prossimi mesi lanceranno il “primo album.“ Buona Fortuna ai DESIDERI e ricordatevi…TO BE CONTINUED!!!. Articolo curato da GIOVANNI MORRA

MISS/DODGE: “LA MIA VITA SUL PALCO…”

Miss/dodge

Ti sarò sincero, una delle tante cose che mi hanno colpito di te oltre la potenza sul beat è stato il nome.. Come mai MISS DODGE ? Miss/Dodge sono le mie 2 personalità. Se “Miss” è la ragazza normale, “Dodge” è il diverso. Se con “miss” “perdere” rinunci ai tuoi sogni, con “dodge” “eludere”, ti prendi gioco dei canoni e delle regole fregandotene di tutto e pianificando la strategia per vincere. Come hai iniziato questo percorso ? E soprattutto, a che età ?  Praticavo danza classica da 6 anni, quando nel 2004, all’eta di 12 anni, nella sala affianco, vidi delle ragazze ballare hip hop. Cosi’ ho iniziato ad avvicinarmi a questa cultura e studiando i suoi principi mi sono imbattuta nel raping; è stato amore a primo ascolto. Ho iniziato a scrivere testi e ad atteggiarmi da dura, perchè ero stanca ed esausta di essere bullizzata dai coetanei. Cominciai a versare la mia rabbia e tristezza nei testi, e credetemi, qualche anno dopo, fu proprio grazie a uno dei maggiori esponenti Eminem, che riuscii a liberarmi dai bulli e scoprire finalmente il mio alter ego ‘Dodge’. Come già detto in precedenza, io non vedo differenza nel mondo del Rap tra Uomo e Donna, e ci tengo molto a questo argomento, cosa ne pensi te a riguardo ? Ci sono molte donne valide nella scena rap italiana che potrebbero emergere ma rimangono sempre a mezz aria. Credo che un 50% sia colpa della societa’ che non accetta che una donna sia superiore ad un uomo, ma l’altro 50% sia dovuto al fatto che ancora non e’ stato presentato il giusto prodotto. A riguardo avevo sentito la manager di Marracash parlarne: SONO QUI! Delirio è una traccia molto forte e profonda, puoi raccontarci qualcosa ? Certo. Parto con il dire che sebbene nella mia vita non abbia mai veramente avuto a che fare con la poverta’ di cui parlano molti rapper, e’ sempre stata segnata da sfide e sofferenze. Prima di tutte come dicevo prima i bulli, di seguito, all’ eta’ di 16 ho rischiato di essere stuprata da un amico. Nella canzone dico ‘un coltello alla gola il labbro inzia a sanguinarti’, perchè per difendermi lo morsi al labbro  facendolo appunto sanguinare e lui di tutta risposta, perchè non era riuscito nell’intento, mi punto un coltello, quelli con la lama seghettata e il tirapugni, alla gola. Ricordo che mi chiese se avessi paura, risposi no, e mi lasciò andare. L’episodio mi ha segnato per sempre, facendomi cambiare la visione del mondo. Delirio e’ un storia vera, la mia, che ho voluto utilzzare per chiudere la prima parte di questo percorso musicale. Parteciperai mai ad un talent ? Magari The Voice.. l’unico ad aver senso in Italia, secondo me. Non mi piacciono i talent, penso che siano una fregatura, pensa: se sei un artista e non ti affidi ai talent, ma alla gente per aumentare il tuo pubblico, quel pubblico e’ reale! E se un domani crolli musicalmente, avrai sempre qualcuno che ti sorregge. Se invece esci, mettiamo vincitore, da un talent, subito avrai migliaia di persone che ti seguono, ma devi tener conto che sei un prodotto dello show business a cui non frega niente se oggi sei all’apice e domani non sei nessuno, quando hai esaudito il loro portafoglio, puoi anche sparire e cosi faranno anche i tuoi fans. A quel punto la gente che ti seguiva si è già dimenticata di te. A livello di ciclo produttivo, gli studi dicono che se la crescita di un determinato prodotto è costante, la discesa sarà controllata, e puoi riparare agli errori, riportandola a crescere (vedi la coca cola), ma se la crescita è rapida, la discesa lo sarà altrettanto (esempio il Tamagotchi) Mafilandia – Kevlar – Solo,In Silenzio – Sigaro In Bocca – Svapo Con Brucaliffo – Delirio . So che è difficile, ma qual è il brano a cui tieni di più ? E perchè ? Ognuna di questa canzoni e’ importante per me e rappresenta una parte della mia vita. “Kevlar” rimmrra’ il figlio primogenito nato da un ingiustizia nell’azienda in cui lavoro. È il primo singolo del mio progetto ‘Fate il vostro gioco’, a cui ho dedicato un interno anno per progettare ogni singolo dettaglio. E’ stato il mio primo video ufficiale. Secondo posto per ‘sigaro in bocca’ dove ho scoperto finalmente il messaggio che volevo passare e la mia immagine. Novità riguardo ad un progetto musicale ? Album,Ep,Mixtape..  A maggio ho firmato un contratto con la Cosmophonix di Mantova e stiamo lavorando per i lavori che usciranno nel 2019…so, no spoil. Elencami i tuoi rapper preferiti e perchè proprio loro.  I miei rapper preferiti sono gli esponenti dell west side, Snoop Dogg, 2pac, DrDre, Nate Dogg, The Game, ecc.. perche’ hanno fatto del rap non solo una questione di metrica, ma uno stile di vita che tutti vorremmo raggiungere. Della nuova scuola adoro Tyga perche’ richiama i principi della WS e ovviamente a livello di rap femminile, la sola ed unica Missy Elliott. Come mi hai già detto, il 2019 sarà un anno importante per te.. Cosmophonix! Puoi svelarci qualcosa ? Dico solo che Gian e Max sono il top. Hanno da subito creduto in me e stiamo lavorando su dei pezzi bomba. Ma come ho già detto…no spoil.. 4 Settembre 2016.. Mafilandia! 13 Giugno 2018.. Delirio! Cos’è cambiato in te ?    E’ cambiata la consapevolezza con cui fare rap. Dopo “Mafilandia” feci un sogno in cui il quadrante del mio orologio si ruppe brutalmente come a dire, il tempo sta scadendo, o ti impegni o la smetti di spendere soldi e tempo per niente. Iniziai a progettare ogni singolo particolare per uscire e colpire il bersaglio. Nel settembre 2017, pubblicai Kevlar, il primo video, e solo dopo 7 mesi ebbi il contratto con la Cosmophonix. Molte persone credono che debbano aspettare il treno, io ho fatto in modo di rendere cosi’ bella, accogliente ed interessante la mia fermata, da far fermare il treno

EXCLUSIVE RAP BATTLE: NEWS SUL NUOVO TOUR!

EXCLUSIVE RAP BATTLE

Exclusive Magazine tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018 e’ partito in tour per 6 serate tra le cittadine dell’Agro Nocerino Sarnese alla scoperta di nuovi talenti del rap. Gli eventi prevedevano una competizione strutturata con 3 esibizioni ad artista, giudicati da una giuria tecnica composta da radiofonici, esperti del settore ed esperti. Tanti premi in palio e la possibilità di esibirsi davanti ad un pubblico variegato e composto e di entrare a far parte della grandissima famiglia di Exclusive Magazine. Il tour fu vinto da Mikesueg durante la finalissima di Pompei in cui si esibirono tutti i finalisti del tour completo tra le tappe di Angri, Mercato San Severino, Sant’Antonio Abate e Pompei. Mikesueg consacrato vincitore dalla giuria finale, ottenne poi un accordo con il management di Exclusive Magazine per la realizzazione del suo progetto artistico che ha riscosso piu’ di 150.000 riproduzioni tra Spotify, YouTube e tutti i digital store. Tra gli altri vincitori anche StePoet (rapper di Campobasso), Hitesan, Jordan e Putiferio! Ad oggi la redazione di Exclusive Magazine è lieta di annunciare che in collaborazione con Legea è gia’ al lavoro per la realizzazione del secondo Exclusive Rap Battle Tour che si terrà in 6 località diverse dal mese di Dicembre a quello di Aprile per poi concludersi con un mega evento finale! Gli artisti emergenti saranno premiati a più non posso con la possibilità di incontrare i propri artisti preferiti, non vi vogliamo svelare altro ma… Ne varrà davvero la pena partecipare, e tu cosa fai, rimani davvero a guardare?

DSA COMMANDO: “LA NOSTRA MUSICA”

dsa commando

Dsa Commando, per chi ancora non vi conoscesse chi siete e perché questo nome? I Dsa commando sono Krin183, HellPacso, MacMyc al microfono e Sunday alle produzioni. Possiamo dirvi che il nome nasce da una crew di graffiti. il significato della sigla e’ un segreto che non abbiamo mai rivelato. Il rap si è evoluto in mille sfaccettature, voi mantenete sempre un suono anni 90 questa è un Limite, necessità o valore aggiunto ? In realtà non crediamo che la nostra musica suoni come il rap dei 90. Se ascolti un disco di Neffa o dei Cypress hill dell’ epoca con Sputo per esempio c’entra ben poco. Se poi, dopo l’ ondata della trap tutto ciò che non ha la 808 come batteria, per la gente suona anni 90, questo e un discorso di scarsa informazione. Crediamo che ci siano oltre a noi molte persone nel mondo che fanno semplicemente rap in un modo classico ma assolutamente aggiornati ai tempi di oggi, il valore aggiunto è dato dall esperienza. A ogni concerto riuscite a portare il pogo sotto il palco. Si sa che il pogo è una cosa non molto sentita nella cultura hip hop dove la fanno da padrone mani che si muovono a tempo. Come siete riusciti al di fuori della Liguria, ovvero in un contesto estraneo alla zona in cui siete maggiormente conosciuti a influenzare così tanto il pubblico sotto al palco? Cerchiamo sempre di fare dei live molto energici al massimo delle nostre possibilità. Questa cosa viene percepita dal pubblico. Le canzoni inoltre hanno beats, testi e attitudine tale che si sposa bene con il pogo. Ci piace molto e ne andiamo fieri anche perché ci sentiamo legati sia al Punk che al Metal dove tuto ciò è tradizione. Perché fate così poche date? (domanda fatta da un fan che ne vorrebbe una alla settimana ) Ci sono periodi in cui suoniamo di più e periodi in cui suoniamo di meno, detto questo siamo impegnati quasi tutto l’ anno ormai da tempo, non è poco. La canzone “notturni” l’ho sempre sentita molto particolare considerando il fatto che vivendo in Liguria descrive appieno il panorama Delle sue strade la notte. Come è nata la canzone? Scritta in una piazza deserta in una notte o pensata in studio? Stavamo scrivendo Destroy the Enemy, Sunday ci aveva passato il beat, Krin ha scritto la strofa e il ritornello seguendo discorsi fatti in saletta, dopo di che ognuno, per i fatti suoi ha scritto la sua parte. E’ una delle canzoni che rappresenta meglio quello che vivevamo all’ epoca. Riportiamo la domanda esattamente come è stata posta : Bruciare locandine è parte della cultura hip hop? Non sono fan di Izi né della trap e quel film era pietoso come il 90% del cinema italiano, ma gli atti di vandalismo fini a sé stessi per cinque minuti di occhi puntati sono un cancro tanto quanto le tag spacciate per graffiti, siete d’ accordo ? Bruciare locandine non è parte della cultura hip hop, se per questo nemmeno quel film lo è. Per quanto ci riguarda, pensiamo che solo i gesti forti sono presi in considerazione, soprattutto se gli interlocutori sono poco interessati al parere altrui. Detto questo, non cercavamo 5 minuti di celebrità e nemmeno volevamo prendercela direttamente con il protagonista (che nemmeno conoscevamo prima di allora) e’ stato un modo per dire quello che molti pensavano, ma che nessuno voleva esprimere esplicitamente. Per quanto riguarda il paragone con le tag, crediamo che non c’entri nulla e consigliamo di studiare il writing per capire che se parli di “graffiti” parli di tag allo stesso momento, se parli di vandalismo e di cancro, vuol dire che non hai capito niente dei graffiti. Comunque viva le tags e i bombing sempre! Cosa dobbiamo aspettarci da “Memento Mori”? Memento mori è figlio degli ultimi 3 anni. l’ obbiettivo è continuare nel percorso fatto fin ora, cercando di migliorare, creando musica che rimanga il più possibile. In un momento musicale che punta alla saturazione noi facciamo l’ opposto. Abbiamo curato tutti i dettagli e non vediamo l’ora di suonare i nuovi pezzi in giro. Una nostra lettrice ci chiede di farvi 3 domande molto connesse tra di loro in quanto tutte vanno a toccare il vostro vissuto personale. Potete raccontare brevemente una vostra giornata assieme prima di un live? Ci incontriamo in studio, cerchiamo di capire se ci stiamo dimenticando qualcosa, recuperiamo i trolley con il materiale e andiamo a prendere il treno, sperando di non perderlo. Nel viaggio discutiamo di qualsiasi cosa, innumerevoli sigarette nei cessi, fino a quando non arriviamo a destinazione dove ci vengono a prendere. Spesso è stato un bel modo per progettare mosse e costruire pezzi. Quanto costa portare avanti un gruppo indipendente? Sia a livello di energie umane sia a livello di soldi . è un grande sacrificio, a livello di energie è davvero faticoso. Cercare di fare collimare la vita di 4 persone sopra i 30 anni per così tanto tempo, non è facile. A livello economico investiamo gran parte di quello che incassiamo. Una vera e propria autoproduzione. Ultimamente che musica state ascoltando? HellPacso: Punk e cantautori MacMyc: rap e Black Sabbath Sunday: principalmente ascolto rap, poi una serie infinita di dischi di generi indefiniti dove cerco nuovi samples Krin183: rock anni ’70 e country music. Come ultimo atto di questa intervista vi invitiamo a salutare e ringraziare chi pensate che meriti un vostro saluto e ringraziamento Salutiamo tutte le persone con cui abbiamo condiviso qualcosa in questi anni, dalla Val d’Aosta alla Sicilia, stay HC!!

EMILIO MUNDA: “LA MIA PASSIONE E’ LA MIA VITA!”

Emilio Munda

Prima di iniziare questa nostra chiacchierata noi di Exclusive Magazine ci teniamo a ringraziarti per il tempo che spenderai nel rispondere ai nostri quesiti Detto questo partiamo con la prima domanda che vuole semplicemente chiederti quanto il tuo lavoro nella musica poi influenza anche il resto della tua vita. Credo che ogni lavoro influenzi la vita personale, chiaramente il lavoro di compositore, autore e produttore è un lavoro artistico, per cui ci si ritrova a lavorare in orari fuori dal comune. Viceversa c’è sempre una parte della vita personale che invece influenza specialmente i testi dei brani che compongo, in base alle storie vissute, o storie che mi circondano. Molti nostri lettori ci hanno chiesto di domandarti quali sono le motivazioni che ti hanno portato a diventare un cantautore per altri artisti piuttosto che utilizzare queste tue doti per te stesso? In realtà occorre una distinzione importante da fare, il cantautore è colui che scrive e canta le proprie canzoni, mentre in questo caso io sono solo un autore che scrive per altri. Per essere un cantautore bisogna avere innanzitutto le giuste qualità di canto, di presenza scenica e la voglia di girare il mondo. Io sono un tipo più riflessivo, per cui amo di più lavorare dietro le quinte e lasciare che gli altri vadano in giro a prendere gli applausi della gente. Ogni lavoro ha sicuramente le sue difficoltà, le tue quando ti avvicini a un nuovo progetto quali sono? La difficoltà principale è probabilmente quando si scrive su commissione, quando qualche artista deve chiudere un album e servono dei brani in una tempistica ristretta. Bisogna in quel caso immergersi nella vita dell’artista, capire anche l’spirazione e mescolarla al “mestiere” che si è appreso dopo anni di lavoro. Bisogna anche trovare il linguaggio più adatto in base al carattere e al modo di esprimersi di ogni artista, oltre al tipo di melodia che può stare bene sulle corde del cantante. Dal punto di vista emozionale cosa si prova a sapere che le proprie parole passano in radio e ricevono riconoscimenti come dischi d’ oro e di platino? E’ sempre bello ogni volta poter ascoltare i propri brani, magari in momenti inaspettati come quando si sta ascoltando la radio e passano la tua canzone. Dopo molti anni ci si può fare anche l’abitudine ma è comunque una bellissima sensazione. Poi chiaramente è una soddisfazione quando arrivano i riconoscimenti di oro e platino, perché vuol dire che quel lavoro viene apprezzato anche da una grande parte di pubblico. Ci hanno chiesto di domandarti se chi fa il tuo tipo di occupazione ha del tempo libero, se si come lo utilizzi? Il tempo libero bisogna ricavarselo, altrimenti si rischia di essere immessi in un vortice di impegni che ti mangiano ogni istante della vita… bisogna spesso saper dire di no, anche questo è importante. Quando non lavoro dedico tempo alla famiglia, agli amici e mi mantengo in forma andando in palestra, visto che questo lavoro è molto sedentario. I nostri lettori spesso sono artisti che nel loro cassetto hanno il sogno di emergere, secondo la tua visione del mercato musicale odierno quali sono gli ingredienti necessari per riuscire a farlo? Sicuramente ascoltare, ascoltare e ascoltare quello che è il periodo attuale discografico è la base. Poi la frase più frequente che mi arriva è: “Visto che il mercato fa uscire sempre le stesse cose, ti mando un inedito che è finalmente un’innovazione di sonorità e stile”. Puntualmente quando poi vai ad ascoltare ti mandano canzoni in stile di 20 anni fa, strapassate di moda. Il mercato ha le sue regole, studiate per vendere, per questo ci sono le “industrie discografiche”, poi se uno vuole scrivere solo in base ai suoi vecchi gusti rock lo può fare tranquillamente, ma non può lamentarsi se le canzoni gli rimangono nel cassetto. Se si vuole portare innovazione, bisogna partire dalla base di ciò che sta funzionando nel periodo attuale, poi da quella base si costruiscono a piccole dosi cose innovative, è così che si evolve uno stile musicale a livello commerciale. Poi si può anche non essere d’accordo con il mercato, potrei anche non esserlo io stesso, ma se è un lavoro, bisogna stare alle regole come le ha ogni lavoro, altrimenti chi vuole può farlo per hobby e ognuno è libero di fare qualsiasi cosa. Questa domanda amiamo farla spesso, quali sono i motivi che ti hanno portato ad avvicinarti alla musica ? Quelli che ora ti portano a continuare a farne sono gli stessi? Sin da piccolo ho vissuto in famiglia un clima musicale, per cui ho voluto approfondire, studiare autonomamente questa meravigliosa arte e con perseveranza arrivare a questi livelli. Ci sono stati molti periodi in cui avrei voluto lasciar perdere, non racconto nei particolari, ma purtroppo moltissime persone, come autori, manager, artisti, hanno chiuso delle porte senza neanche ascoltare il materiale che inviavo. Oggi come oggi sono ancora felice della scelta che ho fatto, anzi sono ancora più motivato a migliorarmi e cercare di portare avanti in modo sempre più professionale le mie composizioni. Ti senti un autore di successo o credi che la strada da fare sia ancora molta ? Spesso sento le composizioni di alcuni miei colleghi che mi colpiscono moltissimo quanto a bellezza, modernità e stile, per cui sicuramente non posso assolutamente pensare di essere arrivato, ma come dicevo nella risposta precedente questo deve stimolarmi a fare sempre meglio, essendo autocritico e lucido verso i miei limiti attuali, per poter guardarmi tra qualche anno e dire a me stesso che ho fatto dei passi avanti. Una domanda extramusicale: Raccontaci una tua “prima volta” che ancora oggi porti nel cuore. Sicuramente la mia “prima volta” l’ho vissuta come batterista, quando a 4 anni mio zio mi incoraggiò a suonare la batteria davanti a un pubblico di tantissime persone… quello è sicuramente un ricordo indelebile. Come ultimo quesito di questa nostra intervista vogliamo invitarti, dopo averti nuovamente ringraziato, a salutare chi ritieni che meriti di essere menzionato. Voglio salutare