blue virus

Blue Virus, domanda che sicuramente in tantissimi ti avranno già fatto ma come in tutte le cose è doveroso partire dalle presentazioni: chi sei e soprattutto perchè fai ciò che fai?

Sono un ragazzo nato e cresciuto a Torino. Mi ritengo normale, forse un po’ bipolare. Il fatto che tanti si identifichino in ciò che scrivo ma credono che io nella routine sia un serial killer, misogino e scontroso, mi fa paura. Ho iniziato a scrivere testi quando avevo all’incirca 13 anni e ancora oggi mi chiedo perchè io faccia ciò che faccio. Forse perchè non ho voglia di fare altro.

Tutti gli artisti hanno una loro canzone alla quale sono maggiormente legati, la tua qual è?

Mi capita ogni tanto di farmi un giro tra le cartelle del mio PC o su YouTube e mi accorgo che dal 2008 ad oggi (senza contare quel paio d’anni prima, fatti di demo e registrazioni casalinghe) ho fatto davvero troppi brani, quindi non riesco proprio a risponderti. Essendo, in qualche modo, molto affezionato al mio materiale porto dei ricordi sempre con me, belli o brutti che siano, per ognuno di loro. Nonostante brani come “Palude 2” siano, ad oggi, tra i miei più apprezzati da parte del pubblico, per me resta un pezzo come un altro. Lo stesso vale per la prima “Palude”, osannata dai supporters di vecchia data, quando in realtà è una cosa che ho scritto a caso in cameretta mezz’ora prima di uscire di casa. Non doveva nemmeno uscire, qualche amico mi consigliò di buttarla sul web. Ecco, come puoi vedere, se si parla di ripercorrere il passato, divento un nostalgico del cazzo.

Molto spesso ti viene posta la domanda riguardante la tua scrittura, sempre carica di pathos e “tristezza”, noi no! Vogliamo chiederti se la felicità fa parte del tuo percorso creativo, per spiegarci meglio: al di là di come escono i tuoi brani, mentre li scrivi e registri sei contento?

Dipende sempre dal brano che sto scrivendo o dalla situazione personale in cui mi trovo. Generalmente, se sono troppo triste a livello di umore, non riesco a scrivere. Serve una sorta di equilibrio mentale per portare a casa un risultato che possa soddisfarmi. Diciamo che so in partenza dove io stia andando a parare, quindi di conseguenza mi programmo la registrazione di un brano (o di più materiale) per quando so di essere in pace con me stesso, anche perchè poi difficilmente riesco a mascherare il tutto con gli altri.

Dovendo dare un voto da 1 a 10 al tuo percorso artistico, che voto ti daresti e perchè?

L’80% dei rapper oggigiorno ti direbbe 11. Non capisco da dove arrivi tutta questa autostima verso se stessi, cioè so che “se non credi tu in ciò che fai, come fai a farlo credere agli altri”, così come so che se si parla di rap spesso e volentieri il tutto venga associato all’ego, all’autocelebrazione e alla sicurezza verso ciò che uno esprime sotto tutti i punti di vista, ma tanti spesso esagerano. Io non so nemmeno cosa stia facendo, lo faccio perchè il “Caro Diario” lo scrivevo in seconda media ed ora sono un po’ grandicello per sfogarmi in quel modo. Ho ancora tanto da imparare, ma finchè sarò soddisfatto in primis del mio percorso, tutto il resto passa in secondo piano. Ed ora, non sono pienamente soddisfatto, per la cronaca.

Completa la frase: i motivi per cui Blue Virus è l’artista che conosciamo sono…

Il brano “Palude”, il cappellino con gli occhiali da sole, i brani con qualche rapper più grosso, le “P” ostentate (secondo gli altri) durante le registrazioni. Queste cose, mi sa.

Ci sono dei consigli che ti senti di dare a qualche artista emergente che sta leggendo questa intervista per poter intraprendere un percorso simile al tuo?

Fai altro, finchè sei in tempo. No, a parte gli scherzi. Questa domanda mi viene fatta da sempre, sia in privato che nelle interviste, quindi mi scuso con chi sta leggendo questa cosa per l’ennesima volta ma il mio pensiero rimarrà invariato: la costanza è alla base di tutto, non serve a nulla piangersi addosso se il primo brano buttato su Internet viene preso per il culo o, peggio ancora, ignorato. Col dovuto sbattimento qualcosa, piccolo e grosso che sia, col tempo, arriverà. Ovviamente andare a tempo fa il 50% del lavoro, da non sottovalutare. Spero che nessuno intraprenda un percorso simile al mio a livello di sonorità, perchè il mondo della musica è già pieno di cloni e spesso si fa fatica a distinguere chi stia rappando un pezzo.

Per concludere, oltre a salutare chi ci sta leggendo, ti chiedo due nomi di artisti emergenti e due nomi di artisti già emersi per i quali provi enorme stima. Grazie del tuo tempo.

Ho una grande difficoltà a distinguere nel 2018 chi sia emergente e chi no, quindi ti cito totalmente random, tra i tanti che ho in testa: Solo Ap, Pedar Poy, SottoTorchio e ultimo ma non ultimo, mio fratello Yota Damore. Ho collaborato con tutti quelli che ho nominato (con Solo Ap c’ho addirittura fatto un disco a inizio 2013, sotto il nome di Ringo Bros) ma consiglio vivamente l’ultimo tra questi, Yota Damore: ci vediamo praticamente tutti i giorni e percepisco nelle sue parole e nei suoi modi di fare una grande devozione verso questo mondo; è indubbiamente uno di quei pochi casi in cui mi sento di dire che la musica salva. A suo modo.